Siae si scontra con Apple: vendiamo noi iPhone a prezzi più bassi

Apple adegua i prezzi dei vari modelli di iPhone per far fronte al decreto sull'equo compenso per copia privata. La Siae critica il gesto dell'azienda statunitense dicendosi disponibile a vendere in Italia l'iPhone a prezzi più bassi.
Siae si scontra con Apple: vendiamo noi iPhone a prezzi più bassi
Apple adegua i prezzi dei vari modelli di iPhone per far fronte al decreto sull'equo compenso per copia privata. La Siae critica il gesto dell'azienda statunitense dicendosi disponibile a vendere in Italia l'iPhone a prezzi più bassi.

I toni del discorso riguardante il contributo per copia privata, conosciuto anche come “tassa” sui telefonini, si fanno ulteriormente accesi, tingendosi di nuovi colori: questa volta a scontrarsi “direttamente” sono la Siae ed Apple.

Poco più di un mese fa, nel firmare il decreto copia privata, il ministro Franceschini aveva rassicurato i consumatori garantendo che i costi di questo contributo sarebbero gravati sui produttori e non sugli utenti.

Naturalmente Apple, nelle ultime ore, ha ritoccato i prezzi degli iPhone, in risposta all’arrivo di questo balzello di cui si discute da diverso tempo ed entrato in vigore pochi giorni fa.

L’equo compenso va quindi ovviamente a pesare sui consumatori: 732,78€ per l’iPhone 5S da 16GB (aumento di 3,78€), 843,76€ per quello da 32GB (4,76€) e 954,25€ per quello da 64GB (5,25€ in più). In un recente tweet il ministro Franceschini ha voluto sottolineare una disparità di trattamento rispetto ad altri paesi come la Francia, dove il prezzo finale è di 708€.

Probabilmente, sulla singola unità, il rincaro può sembrare una sciocchezza visto il prezzo già elevato del prodotto. Altrettanto probabilmente Apple sarebbe in grado di assorbire i costi nell’enorme margine di guadagno che deriva dagli iPhone (ed altri dispositivi a cui si applica la “tassa”). Si tratta comunque di una presa di posizione piuttosto marcata da parte dell’azienda di Cupertino che precisa ufficialmente come l’aumento dei prezzi sia riconducibile alla “tassa sul copiright”, definizione di cui ministero e Siae non sono molto contenti.

Alla riorganizzazione dei prezzi di Apple la Siae di cui è presidente Gino Paoli, ha risposto con una dichiarazione ufficiale che sottolinea “la scorrettezza di Apple” e nella quale si dice disposta ad evitare ai consumatori “l’ingiustificata depredazione”, vendendo in Italia gli iPhone a prezzi francesi:

La SIAE prende atto con rammarico dell’incremento dei prezzi dei dispositivi Apple, fatto che dimostra ancora una volta come la multinazionale americana abbia come unico obiettivo quello di aumentare i propri profitti attraverso la discriminazione dei consumatori italiani rispetto a quelli degli altri Paesi europei dove, pur in presenza di una copia privata più elevata, i prezzi restano notevolmente più bassi. La SIAE inoltre reagirà con determinazione rispetto alla proditoria indicazione “tassa sul copyright”, utilizzata da Apple.
Inoltre, per dimostrare la scorrettezza del colosso americano, la SIAE si riserva di vendere in Italia iPhone ai prezzi francesi, favorendo così i consumatori ed evitandone l’ingiustificata depredazione decisa dall’azienda di Cupertino.
La SIAE invita, infine, tutte le associazioni dei consumatori a unirsi alla Società per difendere i consumatori italiani e la cultura del nostro Paese.

Un’asserzione dai toni provocatori in difesa di un provvedimento, l’equo compenso, che di equo non sembra avere poi molto.

Via | Siae.it

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