Ci sono prodotti che diventano così familiari da far dimenticare che qualcuno, a un certo punto, ha dovuto anche solo scegliere come chiamarli.
L’iPhone è uno di questi. Oggi sembra un nome inevitabile, quasi naturale. Per un periodo piuttosto lungo nessuno sapeva davvero come si sarebbe chiamato lo smartphone destinato a cambiare il mercato dei telefoni. Prima che il mondo iniziasse a chiamarlo iPhone, dentro Apple circolavano nomi molto diversi Telepod, Mobi, Tripod.
Alcuni oggi fanno sorridere, altri sembrano usciti da un laboratorio di idee mai arrivate davvero al pubblico. Eppure, per un momento, sono stati una possibilità concreta.
Quando l’iPhone non si chiamava ancora iPhone
Il retroscena è riemerso grazie a Ken Segall, ex dirigente Apple, che durante una conferenza all’Università dell’Arizona ha raccontato come nacque il nome dello smartphone destinato a cambiare il mercato. A sentirlo oggi sembra quasi impossibile, ma iPhone non era affatto una scelta scontata all’inizio.
Tra le ipotesi più discusse c’era Telepod, un nome costruito per tenere insieme l’idea di telefono e quella di pod, parola che in quegli anni per Apple pesava parecchio. L’iPod stava vivendo il suo momento d’oro e l’idea di agganciarsi a quel successo sembrava tutt’altro che campata in aria.
Poi c’era Mobi, una versione breve di “mobile”, più rapida, più asciutta, pensata per suonare moderna. Dentro Apple qualcuno la considerava una proposta forte, con una sua identità. Oggi però è difficile immaginare lo stesso effetto in una presentazione di Steve Jobs.
I nomi scartati e l’idea di un dispositivo che facesse tutto
Tra le opzioni prese in considerazione c’era anche Tripod. Il motivo non aveva a che fare con la fotografia, ma con la natura del prodotto. Quel telefono doveva unire tre anime: telefono, iPod e internet. Tre funzioni in un solo oggetto, quando ancora il mercato dei cellulari era pieno di tasti fisici, menu poco intuitivi e internet usato quasi per disperazione.
A un certo punto saltò fuori persino il nome iPad. Non funzionò per lo smartphone, ma Apple non lo dimenticò. Anzi, lo tenne lì fino a quando servì davvero, anni dopo, per il tablet.
In mezzo a tutte queste proposte, Steve Jobs pare avesse una preferenza abbastanza netta. Voleva iPhone. Un nome semplice, diretto, già familiare grazie alla “i” che Apple usava da anni. iMac, iPod, iTunes. Alla fine aveva ragione lui, ma arrivare a quel nome non fu così lineare come può sembrare oggi.
Il problema del dominio e la battaglia sul marchio
Scelto il nome, restava il problema più concreto: iPhone.com non era libero. Il dominio risultava già registrato da Michael Kovatch, imprenditore del web che lo aveva bloccato negli anni Novanta. Secondo le ricostruzioni circolate nel tempo, per ottenerlo Apple avrebbe speso circa un milione di dollari.
Non era finita. C’era anche una questione legata al marchio, perché Cisco aveva già registrato il nome “iPhone” per un servizio di telefonia via internet. Ne nacque una disputa che avrebbe potuto complicare parecchio il debutto del prodotto. Poi la situazione si sbloccò e Apple andò avanti.
È uno di quei dettagli che raccontano bene come nascono i prodotti che poi sembrano inevitabili. Oggi il nome iPhone appare perfetto, quasi naturale. Ma non lo era. Dietro c’erano tentativi, dubbi, soluzioni provvisorie, persino nomi che oggi sembrano quasi improbabili.
E forse è proprio questo il punto più curioso. Bastava una scelta diversa, una trattativa andata male, una resistenza in più sul marchio. E adesso, invece di aspettare il prossimo iPhone, potremmo essere qui a commentare l’uscita del nuovo Telepod.