Un encoder hardware nel futuro dei Mac?

Nell’ultima presentazione dei risultati fiscali di Apple, Steve Jobs e Peter Oppenheimer hanno avuto un atteggiamento sibillino, suggerendo che nei prossimi mesi arriveranno nuovi prodotti e annunciando una non precisata transizione, ma non fornendo dettagli per mantenere il tradizionale alone di segretezza.E’ soprattutto l’accenno alla “transizione” che ha fatto drizzare le orecchie agli osservatori, che


Nell’ultima presentazione dei risultati fiscali di Apple, Steve Jobs e Peter Oppenheimer hanno avuto un atteggiamento sibillino, suggerendo che nei prossimi mesi arriveranno nuovi prodotti e annunciando una non precisata transizione, ma non fornendo dettagli per mantenere il tradizionale alone di segretezza.

E’ soprattutto l’accenno alla “transizione” che ha fatto drizzare le orecchie agli osservatori, che da allora si interrogano su quale possa essere l’oggetto di tale avvicendamento di tecnologie.
Negli ultimi anni, Apple ha già intrapreso due grandi transizioni, prima con l’introduzione di Mac OS X, poi con lo storico passaggio alla piattaforma Intel-compatibile: per molti, ormai Cupertino non ha più nulla cambiare.

Ma, nonostante la piattaforma Mac stia avendo una crescita mai registrata prima e, conseguentemente, una diffusione sempre maggiore, ad Apple non mancano le preoccupazioni.

E’ indubbio che il sistema operativo sia la tecnologia più appetibile in possesso di Cupertino, chiave del suo successo: il fenomeno “hackintosh“, limitato a gruppi di sviluppatori indipendenti, non era certo una preoccupazione per Apple, ma l’avvento di aziende che propongono cloni Mac è una situazione inaccettabile.
Gli avvocati di Apple non dovrebbero avere vita troppo difficile nel dimostrare in tribunale le proprie ragioni, ma se dovessero moltiplicarsi le Psystar, potrebbe non essere più praticabile la strada legale per tutelare le proprie tecnologie.

Attualmente Mac OS X è fondamentalmente compatibile con qualsiasi PC in commercio, per quanto l’avvio su hardware non Apple sia bloccato per mezzo di un software che verifica la configurazione hardware.
Il fenomeno “hackintosh” e l’esperienza Psystar dimostrano quanto facile sia aggirare questo blocco ed avviare l’OS su qualsiasi computer.
L’alternativa più semplice, per tagliare le gambe ai furbetti, è quella di rendere Mac OS X incompatibile con l’hardware PC standard. Ma si tratta di un’arma a doppio taglio, potenzialmente disastrosa per il mondo dei developer, che dovrebbero riscrivere grosse parti dei propri software.

Una soluzione praticamente indolore, tuttavia, c’è, ed è percorribile proprio grazie all’architettura di OS X: la sua struttura a layer potrebbe consentire l’introduzione di un chip dedicato a compiti specifici e gestito direttamente da uno dei CoreServices del sistema. In questo modo sarebbe sufficiente rilasciare nuove API e tutte le applicazioni di terze parti potrebbero funzionare praticamente inalterate o, al massimo, semplicemente ricompilate.
E, ovviamente, a quel punto Mac OS X potrebbe funzionare solo su piattaforme dotate di quello specifico chip, mettendo fuori gioco qualsiasi tipo di clone.

L’ambito ideale per un chip di questo tipo è l’encoding-decoding video: un chip dedicato al video processing (magari specifico per Quicktime ed il codec H.264) potrebbe essere facilmente gestito da CoreVideo, in modo totalmente trasparente per utenti e sviluppatori.
Questa scelta, poi, potrebbe rivelarsi doppiamente utile: avere un chip dedicato alla codifica video alleggerirebbe la tradizionale scheda video di questo carico di lavoro. In questo modo sarebbe estremamente più semplice studiare soluzioni video integrate nella scheda madre per ottenere una efficienza energetica superiore ed una miniaturizzazione più estrema.

A beneficiarne sarebbero i portatili, tanto i successori dei MacBook Pro (più potenza e più durata della batteria) quanto quelli del MacBook Air, che potrebbe diventare ancora più etereo, per spessore e peso.

Ed eccola qui, la transizione perfetta: efficace tecnologicamente, efficiente progettualmente e trasparente per l’utenza.
Molti, tuttavia, potrebbero vedere risorgere gli incubi del passato targato PowerPC: hardware proprietario significherebbe sviluppo più lento e, conseguentemente, un cronico ritardo degli aggiornamenti.

E’ un’obiezione più che legittima, ma un elemento contribuisce ad edulcorarla: questa volta il partner tecnologico non è IBM o Motorola, ma Intel. Il colosso di Santa Clara ha già dimostrato grande propensione ad assecondare le esigenze tecnologiche di Apple e, soprattutto, vede la produzione di chip come vero e proprio core-business.

Nei prossimi mesi vedremo se sarà questa la strada scelta da Apple. Il successo di questa terza transizione del nuovo millennio sarà misurato in funzione della drammaticità della transizione stessa: se non ce ne accorgeremo vorrà dire che Cupertino avrà fatto centro…

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