Path, accordo (salato) raggiunto con l'FTC sulla privacy utenti

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Tutto è cominciato con Dave Morin, lo sviluppatore dietro le sistematiche violazioni della privacy messe in atto con l’app Path e che hanno causato gli strali di Tim Cook, un gran clamore mediatico, tante promesse nonché l’intervento del governo USA. Ora, dalla Federal Trade Commission (FTC) fanno sapere di aver raggiunto una decisione formale definitiva che impone a Path di adeguarsi alle nuove regole e di pagare una multa salatissima.

Per colpa della scarsa tutela delle informazioni sensibili messa in campo da Morin, Apple è stata costretta a ridurre drasticamente i privilegi di accesso a contatti, calendari, foto, dati GPS e promemoria in in iOS 6. Tant'è che ora tutte le app di terze parti sono tenute a chiedere un'esplicita autorizzazione all'utente, e c'è perfino il rischio che ciò non basti per talune legislazioni. Ma c'è molto di peggio, per chi ha causato tanto scompiglio; ai creatori di Path, l'FTC ha comminato una multa da 800.000$, e in più le ha imposto l'obbligo di mettere in atto un nuovo programma sulla privacy e di monitorarlo attraverso società indipendenti per i prossimi 20 anni. Così si è espressa la Commissione:

"Negli anni, l'FTC è stata vigile nel rispondere ad una lunga lista di minacce verso la privacy dei consumatori, sia che si trattasse di applicazioni sui mutui gettate al macero, sia di informazioni sui bambini attratti dai siti sulle celebrità della musica, o anche per informazioni di carte di credito lasciate senza crittografia nelle mani degli hacker" ha affermato il presidente dell'FTC Jon Leibowitz. "Questo accordo con Path mostra che, a prescindere dalle nuove tecnologie, l'agenzia continuerà a salvaguardare la privacy degli americani."


Nello specifico, l'FTC è intervenuto a causa della scarsissima trasparenza nei riguardi dell'utente (che ignorava se, quando e quali dati venivano trasmessi online) e perfino dei bambini; in quest'ultimo caso, viene contestata la violazione del Children’s Online Privacy Protection Act che impone di chiedere un esplicito consenso ai genitori prima di procedere con la profilazione delle abitudini dei figli. Una tendenza che deve essere più diffusa di quanto non sospetteremmo, visto che le autorità si sono attivate in questo senso anche per molte altre app di terze parti, su App Store come su Google Play.

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