iOS 13, la stretta sulla privacy non piace a tutti

I meccanismi di sicurezza e privacy di iOS 13 hanno fatto piombare del 70% la raccolta dei dati privati degli utenti; ma qualcuno -tra utenti e sviluppatori- storce il naso.

Con iOS 13, Apple ha voluto fare le cose per bene sul fronte di privacy e sicurezza, tant'è che la raccolta dei dati di geolocalizzaione dell'utente è crollata del 70% rispetto alle versioni precedenti; in altre parole, diventa sempre più difficile identificare e tracciare i comportamenti degli utenti, e questo è bene e giusto. Ma c'è una contropartita, che si riflette sull'esperienza d'uso e sulle crescenti restrizioni cui sono sottoposti gli sviluppatori che sta facendo discutere.

Qualche Seccatura

Quando un'app ha bisogno di accedere ai dati del GPS, può chiederlo direttamente all'utente; tuttavia, fino all'anno scorso si poteva scegliere di consentire l'accesso "Una volta", solo quando "l'app è in uso" oppure "sempre." Con iOS 13, invece, quest'ultima opzione sparisce: è disponibile solo in Impostazioni > Privacy > Servizi di Localizzazione.

In più, questa stessa domanda (tipo "l'app tal de tali ha usato i dati di localizzazione negli ultimi 3 giorni. Vuoi continuare a consentirglielo?") può essere fatta svariate volte per le medesime applicazioni, nonostante l'utente abbia dato l'ok in precedenza. Una situazione che, alla lunga, si sta rivelando fastidiosa per alcuni utenti e soprattutto frustrante per gli sviluppatori.

Il rischio, spiegano le software house, è che la stretta sui dati di localizzazione possa tradursi in una crescente diffidenza verso alcuni tipi di app, minando così il fatturato. Ma da Apple rispondono picche: "Apple non ha costruito il suo modello di business sulla conoscenza continua della posizione del cliente, o sulla posizione del loro dispositivo," ha spiegato un portavoce in una intervista. L'hardware e il software di Cupertino vengono costruiti sempre tenendo bene a mente questo principio.

Per come la vediamo noi, si tratta di un piccolo fastidio che però si ripaga completamente in un aumento significativo della privacy personale; e il fatto che gli sviluppatori ne siano scontenti, ci convince che la direzione è assolutamente quella giusta. Non a caso, il prezzo delle inserzioni pubblicitarie su su iPhone e Mac è calato drasticamente, per la semplice ragione che non si può più studiare le abitudini online degli utenti come invece accadeva un tempo. E di questo dovremmo essere tutti lieti.

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