Apple, Microsoft, Skype: scarsa attenzione alla privacy

Una fetta sempre più consistente della nostra esistenza passa oramai per il Web e le sue infinite sfaccettature, e ciò implica che i nostri dati personali finiscano col propagarsi tra diverse società, come i carrier, i provider mail, i social network, le banche e così via. Non tutte però mettono in campo la stessa determinazione

Una fetta sempre più consistente della nostra esistenza passa oramai per il Web e le sue infinite sfaccettature, e ciò implica che i nostri dati personali finiscano col propagarsi tra diverse società, come i carrier, i provider mail, i social network, le banche e così via. Non tutte però mettono in campo la stessa determinazione nel proteggere adeguatamente le informazioni raccolte. Apple e Microsoft, per esempio, fanno molto peggio di Google e Twitter, e di Skype non parliamo proprio: è la peggiore della classifica.

La relazione sulla privacy 2012, creata dal team dell’Electronic Frontier Foundation, racconta in modo sintetico quali società sono seriamente impegnate sul fronte della tutela della privacy, quali fanno il minimo sindacale e quali invece nicchiano completamente. E i risultati lasciano a bocca aperta:

  • 4 stelle, punteggio massimo: solo il provider USA Sonic.net.
  • 3,5 stelle: Twitter.
  • 3 stelle: Google, Dropbox e Linkedin.
  • 2,5 stelle: Spideroak.
  • 2 stelle: Amazon.
  • 1,5 stelle: Facebook.
  • 1 stella: Yahoo!, Microsoft, Loopt, Comcast, Apple, AT&T.
  • 0 stelle, punteggio minimo: Foursquare, MySpace, Skype, Verizon.

La classifica è stata creata sulla base di quattro diversi fattori; 1 stella piena viene assegnata alle società che informano i propri utenti ogni qual volta il governo richiede loro dati personali. Un’altra premia la trasparenza sulle linee guida adottate nella condivisione dei dati col governo. Altra stella va a chi combatte in tribunale contro le richieste avanzate dai governi non-USA; non molti possono vantarlo, ma è una menzione speciale di cui occorre tenere conto. E allori vanno pure alle società apertamente schierate a favore della coalizione Digital Due Process, impegnata nell’ammodernamento delle attuali leggi in materia di privacy elettronica.

In media, scrive EFF, rispetto all’anno scorso le cose sono significativamente migliorate, ma c’è ancora molto da lavorare per quanto concerne in generale la trasparenza e in particolare alcuni versanti specifici quali i servizi di geolocalizzazione. Trovate il report completo su questa pagina del sito ufficiale di EFF.

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