Con iOS 26 e iPadOS 26 Apple continua a spingere sulle passkey, un sistema di accesso che riduce il peso delle password tradizionali e rende più semplice entrare in app e siti con Face ID o Touch ID.
Per molti utenti il tema può sembrare ancora tecnico, ma nella pratica tocca un gesto quotidiano: il momento in cui si apre un’app, si entra in un account o si accede a un sito da iPhone o iPad. Le passkey servono proprio a questo, cioè a sostituire le password classiche con un metodo più immediato e più sicuro, legato direttamente al dispositivo. Invece di ricordare combinazioni complicate, copiare codici o rischiare di riutilizzare la stessa password su più servizi, basta autenticarsi con Face ID, Touch ID o con il codice del dispositivo.
Nel mondo Apple questa funzione non arriva dal nulla, ma con iOS 26 e iPadOS 26 diventa sempre più naturale dentro l’esperienza quotidiana. L’idea è chiara: fare in modo che l’accesso agli account sembri meno un ostacolo e più un passaggio quasi invisibile, senza rinunciare alla protezione.
Che cosa sono davvero le passkey
Le passkey sono credenziali digitali create dal dispositivo e salvate in modo sicuro, pensate per sostituire le password nei siti e nelle app compatibili. A differenza delle password tradizionali, non devono essere inventate, ricordate o digitate ogni volta. Questo cambia molto anche sul piano della sicurezza, perché il sistema riduce il rischio di phishing, evita password deboli e rende più difficile il furto delle credenziali.
Su iPhone e iPad, quando un sito o un’app supportano questa tecnologia, al momento della registrazione o dell’accesso compare l’opzione per creare una passkey. Una volta confermata, il login successivo può avvenire con il riconoscimento biometrico o con il codice del dispositivo, senza dover passare dalla password classica.
Come si usa in iOS 26 e iPadOS 26
Nell’uso concreto il meccanismo è piuttosto lineare. Quando si entra in un sito o in un’app compatibile, il sistema può proporre di salvare una passkey per quell’account. Dopo la conferma, la credenziale viene conservata nell’ambiente sicuro del dispositivo e sincronizzata tra i dispositivi Apple collegati allo stesso account, così da poter essere richiamata anche altrove senza ricominciare da zero.
Quando arriva il momento di fare login, non serve più scrivere la password. Di solito basta toccare il campo dell’account, scegliere il profilo suggerito e completare l’accesso con Face ID o Touch ID. Se il riconoscimento biometrico non è attivo, resta disponibile il codice del dispositivo. Il passaggio è più rapido, ma soprattutto toglie di mezzo una delle abitudini più scomode del rapporto con la tecnologia: inseguire password dimenticate o codici di recupero.
Perché Apple insiste così tanto su questa funzione
La direzione è chiara da tempo. Apple vuole spostare sempre di più l’accesso digitale verso sistemi meno dipendenti dalla memoria dell’utente e più legati alla sicurezza del dispositivo. In questo schema le passkey non sono solo una comodità, ma diventano il tassello di un ecosistema in cui iPhone, iPad e app lavorano insieme per rendere più semplice un’operazione che fino a ieri era spesso lenta, ripetitiva e fragile.
Non significa che le password spariranno all’improvviso. Molti servizi le usano ancora e la transizione richiederà tempo. Però il messaggio che arriva da iOS 26 e iPadOS 26 è molto netto: il futuro dell’accesso passa sempre meno dalla tastiera e sempre più da un’identità digitale protetta dal dispositivo che si ha in mano. Ed è proprio qui che una funzione apparentemente silenziosa finisce per cambiare il rapporto quotidiano con login, sicurezza e semplicità.