App Store, la novità più grossa di Facebook su Android ma non iOS

Chiunque venda abbonamenti di qualunque natura su App Store, deve versare un obolo del 30% ad Apple. E questa è la ragione per cui la novità più grossa di Facebook sbarca su Android ma non su iOS.
App Store, la novità più grossa di Facebook su Android ma non iOS
Chiunque venda abbonamenti di qualunque natura su App Store, deve versare un obolo del 30% ad Apple. E questa è la ragione per cui la novità più grossa di Facebook sbarca su Android ma non su iOS.

Chiunque venda abbonamenti di qualunque natura su App Store, deve versare un obolo ad Apple. E questa è la ragione per cui la novità più grossa di Facebook sbarca su Android ma non su iOS.

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Facebook sta per lanciare un nuovo strumento che consentirà agli editori di vendere notizie e pubblicazioni attraverso il portalone social. Ciò che cambia per gli utenti è che alcune delle notizie che compariranno nella vostra bacheca non saranno direttamente fruibili come al solito (quelle di Melablog restano gratuite): dopo 10 notizie gratis, infatti, si verrà reindirizzati verso il sistema di pagamenti della rivista o del sito Web.

Facebook, sembra di capire, non tratterrà neppure un centesimo per sé; ma Apple, in virtù dell’esistenza dell’abbonamento, non fa eccezioni e pretende una fetta della torta (il 30% all’inizio, ma la percentuale cala dopo il primo anno) come per tutte le altre applicazioni ospitate su App Store.

Le due società stanno “discutendo l’impasse” da mesi, ma evidentemente non si è raggiunto alcun accordo; risultato: la nuova feature arriveranno solo su Android e non su iOS. Il che è un gran peccato, perché per ora i nomi che emergono sono di tutto rispetto: Bild, The Boston Globe, The Economist, Hearst (The Houston Chronicle and The San Francisco Chronicle), La Repubblica, Le Parisien, Spiegel, The Telegraph, tronc (The Baltimore Sun, The Los Angeles Times, and The San Diego Union-Tribune) e The Washington Post.

In teoria il pagamento avviene sulla piattaforma dell’editore eppure Apple considera la feature come acquisto In-App di Facebook e pretende da quest’ultima il versamento delle commissioni. D’altro canto, la mela non ha alcun interesse a agevolare o promuovere una piattaforma concorrente ad Apple News, l’app aggregatore di notizie di Cupertino. L’impasse, sembra di capire, durerà ancora a lungo.

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