App Store, cos'è il Sideloading imposto dalla UE e perché Apple lo teme

Ad aprile, la Commissione Europea potrebbe lanciare una normativa che cambierebbe per sempre l'App Store come lo conosciamo.
Ad aprile, la Commissione Europea potrebbe lanciare una normativa che cambierebbe per sempre l'App Store come lo conosciamo.

Presto la Commissione Europea introdurrà una nuova normativa che avrà pesanti ripercussioni sugli utenti e sulle modalità con cui Apple gestisce l’App Store. La parola chiave qui è sideloading: ecco cos’è, e perché Apple lo teme.

Cos’è il SideLoading

È da anni che la Commissione lavora al Digital Markets Act, e la versione finale dovrebbe arrivare entro il mese prossimo. Quando sarà promulgata, costringerà Apple e Google a consentire il sideloading, cioè download delle applicazioni anche al di fuori dell’App Store. Parliamo insomma di App Store alternativi a quello Apple che avranno pari diritto di esistere sui nostri iPhone.

In più, Cupertino sarà obbligata con forza di legge a consentire agli sviluppatori metodi di pagamento alternativi ad App Store. In mancanza di una revisione significativa delle proprie modalità operative, Apple rischia una multa di decina di miliardi di Euro.

Perché Apple non Vuole

Lo aveva sintetizzato tempo addietro il responsabile dell’ingegnerizzazione software di Apple Craig Federighi. A suo dire, il sideloading reso obligatorio dal  Digital Markets Act “spalancherebbe le porte al malware” minando così la sicurezza dell’intero ecosistema. In ultimo, questa normativa “porterebbe via all’utente la scelta di una piattaforma più sicura.”

Entrando più nello specifico, ha spiegato Apple nel tentativo di bloccare il disegno di legge, il sideloading “consentirebbe ai malintenzionati di eludere le protezioni di privacy e sicurezza di Apple consentendo loro di distribuire app senza controlli critici di privacy e sicurezza. Tali aperture porterebbero alla proliferazione di truffe, malware e sfruttamento dei dati personali”

Cosa Accadrà?

Difficile fare previsioni, ma non saremmo così catastrofisti. Innanzitutto, queste proposte di legge sono uniche del Vecchio Continente, ma avanzano rapidamente anche in altri paesi inclusi gli USA. L’idea di fondo è che Apple diventi un semplice fornitore di servizi, e che sia poi l’utente a scegliere a chi rivolgersi, partendo dall’equazione “più concorrenza = maggiore qualità/risparmio.” È uno dei mantra della UE.

Che poi è quel che succede su macOS, e senza tutto questo trambusto. Si potrebbe creare un sistema di certificazioni, come avviene nel mondo Mac, e garantire così un certo livello di sicurezza e qualità, senza inficiare la possibilità di scelta dell’utente. Ma perdere il controllo dell’ecosistema significa perdere miliardi di dollari di fatturato. E questa è un’altra storia.

 

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