Apple rimuove da App Store le app che utilizzano Flattr


Instacast, un'app iOS di gestione dei podcast creata da Vemedio, è stata recentemente rimossa da App Store poiché integrava al suo interno le donazioni spontanee di Flattr attraverso gli acquisti In-App. E ciò è in contrasto con le regole dell'App Store: su di esse, infatti, Cupertino non guadagna nulla.

Grazie a Flattr, gli utenti possono -se lo desiderano- lasciare una mancia alle pagine Web e ai podcast più meritevoli, così da spronare l'autore a continuare il proprio lavoro; è sufficiente selezionare il pulsante "Like" e, a fine mese, il budget dell'utente viene equamente diviso tra tutti i siti "Flattr'd." In Instacast per iPhone ed iPod touch, era possibile inviare donazioni ex post e una tantum grazie all'opzione "flattr," oppure impostare il cosiddetto "auto-flattr" affinché la mancia fosse automaticamente impartita all'inizio di ogni podcast riprodotto.

Il problema è a monte. Se è vero che sulle donazioni Apple non pretende il solito 30% di commissioni, d'altro canto richiede esplicitamente che avvengano al di fuori dell'ecosistema iTunes; la regola 21.2 dell'App Store recita:

La raccolta delle donazioni deve avvenire attraverso un sito Web in Safari o via SMS.

Il che significa, in altre parole, che Flattr non può essere incastonato in alcuna app presente e futura. Quelli di Vemedio hanno cercato di spigare le proprie ragioni ad Apple, che tuttavia in una lettera ha risposto:

Comprendiamo che portare i vostri utenti fuori dall'app possa non rappresentare l'esperienza che vorreste offrire. Tuttavia, si tratta d'una esperienza comune ad una gran varietà di app iOS.

Flattr dal canto suo ha dichiarato che "non finisce qui" e sottolinea che Vemedio continuerà a fare pressioni a Cupertino perché si decida a testare nuove forme di integrazioni In App. Con quali risultati, è tutto da vedere.

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