Microsoft: tornano gli spot "I'm a PC" contro Apple

Ricorderete la campagna pubblicitaria della serie I'm a PC lanciata da Microsoft per rispondere all'omologa "I'm a Mac" di Apple. In un mondo sempre più mobile e per sviare l'attenzione dall'ultima moda high-tech del momento, ovvero il tablet, Microsoft tenta di arginare l'avanzata di Android ed iPad riesumando lo slogan delle vecchie réclame.

Ha iniziato ad andare in onda negli USA nella giornata di ieri e si ispira alle vecchie creazioni di Crispin Porter e Bogusky concepite per arginare -per quanto fosse possibile- il flop di Vista e convincere finalmente la gente ad abbandonare il caro, vecchio Windows XP. A riguardo, un portavoce Microsoft ha riferito:


Le coppie, quando vengono poste di fronte ad una buona scelta di PC, sono contente di scoprire una varietà mai vista di funzionalità, potenza, colori sgargianti, finiture e design relativi ai PC Windows. Attraverso queste pubblicità vedrete ogni famiglia scoprire l'ampia varietà di stili e funzionalità software che un PC Windows 7 può portare nella vita di tutti i giorni.

E così, questa volta sbirciamo nella vita di Julie, una ragazza dal grazioso accento inglese che trova un negozio di PC in quello che -fino a qualche ora prima- era il salotto di casa sua. Il vecchio XP è "ancora buono", afferma ingenuamente, ma ignora che ora il mondo è evoluto: gli schermi integrano il multi touch (quello nel video è un HP TouchSmart della serie 610z da $900 in su) e non è più necessario un case esterno ("quindi non c'è più tower?" chiede Julie costernata).

Il problema per Microsoft è doppio. Da una parte, occorre ricordare all'utenza che il PC non è ancora defunto, sebbene gli utenti nella propria wishlist mettano probabilmente l'iPad o l'ultimo modello di smartphone oppure ancora un e-Reader, e non i PC che allignano nel salotto di Julie. E dall'altra occorre sfatare il mito del vecchio PC con Windows XP che è "ancora buono" per quel che occorre farci. Insomma, oltre a competitor agguerritissimi del calibro di Apple e Google, Redmond si trova a doverne fronteggiare un altro inatteso e persino più temibile: se stessa.

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