iPhone 6, Apple chiede aiuto alle autorità cinesi per fermare la fuga di notizie

Per fermare la proliferazione delle indiscrezioni su iPhone 6, Apple ha richiesto nientemeno che l'intervento delle autorità cinesi. Pare con un discreto successo.

iphone6s-rendering

In questi ultimi mesi, abbiamo scoperto parecchie informazioni riguardo alla prossima generazione di iPhone. Non diciamo tutto, ma poco ci manca. Siamo venuti a conoscenza del doppio taglio, da 4,7" e 5,5", e addirittura che il secondo giungerà sui mercati più tardi rispetto al primo. Conosciamo le misure al millimetro dei nuovi gingilli, li abbiamo visti in foto, in rendering, con e senza cover, e il tutto grazie a degli schemi che sono trapelati mesi fa dalle catene di montaggio cinesi.

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Una situazione che cozza vistosamente con la storica segretezza di Cupertino e che ogni anno diventa sempre più ingestibile, nonostante Tim Cook in persona avesse promesso di "raddoppiare gli sforzi" a riguardo.

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Ecco perché non sorprende che, spazientita dalle continue fughe di notizie, Apple abbia chiesto formalmente alle autorità cinesi di collaborare per mettere un freno al fenomeno. Lo scoop l'ha fatto Sonny Dickson (e a proposito, quant'è spietatatamente deliziosa l'ironia di questa vicenda? Il segreto sul giro di vite sulla segretezza che è stato violato), con una serie di cinguettii su Twitter in cui rivela che oltre 200 agenti sono stati sguinzagliati nel paese per andare a caccia dei rivenditori di accessori per iPhone 6.

I fatti: Apple ha chiesto alle autorità cinesi di catturare quelli che cercando di far trapelare informazioni su iPhone 6. Ci sono circa 200 agenti di sicurezza a caccia di quanti osano vendere accessori per i6.

Apple è da sempre attenta alla segretezza dei propri piani futuri in mobo morboso, ma oggettivamente da qualche anno a questa parte falle e fughe di notizie ci hanno consentito di prevedere con ragionevole margine di dubbio gran parte delle novità in arrivo agli eventi, tant'è che diventa sempre più difficile sorprendere gli utenti oramai pronti a tutto e anche di più.

Il fatto è che mentre è facile ammonire un dipendente in madre patria e spronarlo a "fare la cosa giusta," quando è tutelato dalla legge e da un sostanzioso contratto, ben diverso è il discorso quando si ha a che fare con l'operaio del sub-appalto dell'appalto; le cose in Asia funzionano in molto diverso, il lavoro costa poco ed è spaventosamente flessibile. Ciò permette di espandere e contrarre la produzione con costi competitivi a scapito dei diritti dei lavoratori. Esigere fedeltà in un simile contesto appare decisamente pretenzioso.


Concept render di iPhone 6

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