Friggitrici ad aria nel mirino, per questi modelli scatta il divieto: sono pericolosi

Friggitrici ad aria nel mirino, per questi modelli scatta il divieto: sono pericolosi

Il problema non riguarda le friggitrici ad aria in quanto tali, ma il rivestimento interno del cestello.

Molti modelli in commercio utilizzano antiaderenti basati su PFAS — sostanze per- e polifluoroalchiliche — un gruppo di oltre 10.000 composti chimici industriali accomunati da una proprietà che li rende difficilissimi da eliminare: non si degradano, né nell’ambiente né nell’organismo umano.

Per questo vengono chiamati “sostanze eterne”. Il dibattito regolatorio europeo su questi composti è in corso da anni e sta accelerando. L’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) coordina un processo di restrizione avviato nel 2023, che potrebbe portare a un divieto progressivo su circa 10.000 composti PFAS in diversi settori industriali.

Friggitrici ad aria: i pericoli che abbiamo sottovalutato

La proposta è stata elaborata congiuntamente da Paesi Bassi, Germania, Danimarca, Norvegia e Svezia. Non si tratta di un divieto immediato: i piani prevedono periodi di transizione compresi tra 1,5 e 12 anni a seconda del comparto produttivo. La decisione finale della Commissione Europea non è ancora stata adottata, ma l’orientamento normativo è definito e i produttori lo stanno già incorporando nelle proprie strategie.

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Alcuni PFAS sono già vietati. Il PFOA — acido perfluoroottanoico — è classificato come cancerogeno per l’uomo dal Gruppo 1 dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) e la sua produzione, importazione ed esportazione sono praticamente vietate in Europa. Analisi di laboratorio commissionate nel 2025 dalla rivista francese Que Choisir su sei modelli di friggitrici ad aria hanno rilevato l’assenza di PFOA, PFOS e PFHxS — i composti considerati a rischio sanitario prioritario nei rivestimenti antiaderenti.

I modelli testati risultavano tutti conformi alla normativa vigente. Quello che le analisi hanno trovato è il PTFE, politetrafluoroetilene, il principale componente del Teflon. Il PTFE è tecnicamente un PFAS, ma non rientra tra quelli vietati: alle temperature normali di cottura — inferiori ai 260°C — è chimicamente stabile e non rilascia sostanze pericolose. Il problema emerge quando il rivestimento è graffiato, deteriorato o esposto a temperature eccessive: in quei casi, il margine di sicurezza si riduce significativamente.

Questa distinzione tecnica — PFAS vietati assenti, PFAS non vietati presenti — è il nodo centrale che la normativa futura dovrà affrontare. L’attuale framework regolatoire europeo, con il Regolamento (UE) 2022/2388, ha già stabilito limiti specifici per la migrazione di PFAS da materiali a contatto con gli alimenti. Dal 10 ottobre 2026 entrano in vigore nuove restrizioni UE su ulteriori composti PFAS in diversi settori, tra cui carta per alimenti e prodotti tessili.

La risposta del mercato precede quella normativa. Nutribullet, Cosori e altri produttori hanno già commercializzato modelli con rivestimenti ceramici — alternativi ai PFAS — che secondo i test offrono prestazioni equivalenti in termini di antiaderenza e facilità di pulizia. La ceramica come rivestimento non è automaticamente sicura al 100%: test condotti nel 2025 su padelle ceramiche hanno evidenziato la presenza di 6:2 FTOH in alcuni modelli, un composto non vietato ma sotto osservazione scientifica.

Un dato concreto che arricchisce il quadro: le temperature operative di una friggitrice ad aria si aggirano tra 160°C e 230°C nella maggior parte degli utilizzi domestici, ben al di sotto della soglia critica del PTFE. Il rischio reale per chi usa friggitrici con rivestimento integro non è paragonabile a quello derivante da rivestimenti danneggiati o da cotture prolungate ad altissima temperatura. L’osservazione contro-intuitiva che emerge dall’insieme dei dati è che i modelli con rivestimento ceramico non sono necessariamente più sicuri di quelli con PTFE integro: semplicemente, il ceramico non è soggetto alla stessa pressione regolatoria imminente.

Chi sostituisce la friggitrice oggi per evitare i PFAS potrebbe trovarsi tra qualche anno con un ceramico sotto esame per altri composti. Il rivestimento interno resta, per ora, un’informazione che la maggior parte dei produttori non espone in modo chiaro nelle schede tecniche dei propri dispositivi.

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