
Nelle scorse ore Apple ha reso disponibile un aggiornamento per i più recenti MacBook Pro da 15″ e 17″, che porta il firmware EFI alla versione 1.9. Tra le novità, l’importante fix del bug che poteva causare il blocco della macchina durante l’avvio o nell’uso comune.
Sulla pagina dedicata a MacBook Pro EFI Firmware Update 1.9, si legge:
Questo aggiornamento risolve un raro problema che poteva causare un freeze di sistema durante l’avvio oppure stalli intermittenti durante l’uso, e migliora inoltre la compatibilità coi display esterni.
L’aggiornamento, che ha un peso di 2.16 MB ed è ovviamente consigliato a tutti gli utenti, può essere scaricato attraverso Aggiornamento Software. Per maggiori ragguagli, è possibile consultare questa pagina di supporto del sito Apple.

Si stemperano all’improvviso gli entusiasmi degli utenti Mac per Steam, la piattaforma di distribuzione dei videogiochi per Windows e il resto di noi. Le esaurienti statistiche rilasciate da Valve non lasciano infatti adito a dubbi: dopo il picco dell’8% di utenti Mac al momento del debutto, la loro percentuale è ora molto calata e si assesta su un più modesto 5%.
Da una parte la cosa non meraviglia, dopotutto si era partiti con un bel gioco come Portal in regalo e parecchia pubblicità sul Web, dall’altra ci si aspettava probabilmente un po’ più fermento data la storica fame videoludica che caratterizza la piattaforma della mela; ma come qualcuno giustamente sottolinea, il 5% di 25 milioni di iscritti è pur sempre un risultato di tutto rispetto e comunque, aggiungiamo noi, un ragionevole compromesso tra il 3,6% di share mondiale dei computer Apple e l’8,8% registrato negli USA nel Q1 2010.
Le statistiche, quindi, più che sull’utente Apple medio, lanciano un po’ di luce sul Mac gamer abbonato alla società, con qualche interessante dettaglio. Per esempio, scopriamo che la maggior parte di essi non utilizza computer fissi come ci si aspetterebbe: il 49% fa infatti uso di un MacBook Pro, e soltanto il 25% di un iMac. Infine c’è anche una lista delle applicazione più installate sui sistemi presi in esame, ma purtroppo quella dedicata ai Mac non è ancora disponibile al momento della stesura di questo post. Per uno sguardo più da vicino ai grafici, si può consultare la pagina dedicata alle statistiche sul sito di Steam.
Un nostro assiduo lettore, Mattia Frigeri, ci ha scritto per segnalarci un problema che ha riscontrato personalmente con il proprio MacBook Pro (Aprile 2010). Quando si sposta il portatile, oppure ci si appoggia appena, si avverte uno strano suono.
A quanto pare il problema, osservabile nel video in alto, non è solo di Mattia ma anche di tanti altri utenti sparsi nel mondo. Alcuni imputerebbero la causa del malfunzionamento al vano della memoria RAM.
Tra i commenti del video si legge di alcuni utenti che avrebbero risolto smontando il portatile. Il consiglio è quello di recarsi sempre nei centri-assistenza autorizzati. A qualcuno di voi è mai capitato un problema simile? Ditelo nei commenti.
Aggiornamento: Dopo aver letto i commenti di questo post ho inviato una segnalazione al centro COMPULAB Srl di Bari, Apple Solution Expert Education, chiedendogli un’opinione tecnica autorevole. Di seguito l’immediata risposta:
Gentile cliente,
Dal video e dall’esperienza tecnica presumo possa trattarsi del Sudden Motion Sensor. Questa tecnologia controlla l’orientamento del portatile e rileva improvvisi cambiamenti di velocità. I portatili sono progettati per usare questa tecnologia, in modo da evitare danni all’hard disk causati da forti vibrazioni o movimenti.
Quando il sensore percepisce un movimento brusco, le testine del disco rigido si separano dai piatti, in modo da prevenire o minimizzare ogni perdita di dati causata da un danno del disco rigido. Quando i sensori rilevano che la posizione e l’orientamento si sono stabilizzati, le testine si sbloccano.
Ovviamente il rumore può essere del tutto normale però effettuare una diagnostica in laboratorio è la miglior cosa così da sfatare ogni dubbio.Cordiali saluti,
Compulab Assistenza Tecnica

Nelle scorse ore, Apple ha provveduto a rilasciare un aggiornamento grafico per Snow Leopard, ribattezzato per l’appunto Snow Leopard Graphics Update 1.0. Questo aggiornamento, il primo del genere, è stato nelle mani degli sviluppatori per un periodo di tempo eccezionalmente breve, e migliora stabilità e prestazioni del computer con una lista ben precisa di giochi e applicazioni.
La lista delle novità apportate è piuttosto esplicita:
Come sempre, il download dell’aggiornamento è consigliato a tutti gli utenti e può essere eseguito attraverso le funzionalità di Aggiornamento Software, o collegandosi a questa pagina del sito Apple.
[Grazie a Mario Serra per la segnalazione]
jitouch 2 è un software per OS X che vi consente di estendere all’inverosimile il numero di gesture interpretabili dal sistema operativo. Il video in alto mostra alcune operazione che potete agevolmente cominciare ad utilizzare tramite il software.
Navigare tra le diverse pagine aperte con il proprio browser, aprire link in nuove schede e tanto altro è ora possibile. Chiaramente si tratta di funzionalità che per essere utilizzate con disinvoltura richiedono un po’ di tempo per essere memorizzate, sebbene incrementino notevolmente la velocità operativa dell’utente.
jitouch 2 è compatibile con tutti i portatili Apple dotati di interfaccia multi-touch ed anche con il Magic Mouse. E’ disponibile per Leopard e Snow Leopard gratuitamente per un periodo di prova. Il costo della licenza è di $5,99.

Molti utenti se ne erano già accorti acquistando un nuovo MacBook Pro con drive SSD. Nei modelli da 13″, ci sono avvisaglie dell’imminente implementazione di TRIM in Mac OS X, una tecnologia in grado di migliorare sulla carta le prestazioni di un’unità a stato solido.
In buona sostanza, mentre i File System dei moderni Sistemi Operativi conoscono sempre la lista dei blocchi del disco liberi o occupati dai dati, il controller SSD no. Invece TRIM:
“attualmente informa il controllore dello spazio non usato, permettendo al controllore di gestire costantemente le risorse per una migliore performance.”
I drive di vecchia generazione tendevano infatti a diminuire percettibilmente le prestazioni a mano a mano che si riempivano di dati, questo perché i File System non cancellano effettivamente i dati quando non servono, ma si limitano a segnalarli semplicemente come liberi: immettere nuove informazioni significa dover prima cancellare le precedenti. In futuro, TRIM permetterà di ottenere sempre la velocità di lettura/scrittura massima possibile a prescindere dalla saturazione del disco.
Fin’ora, tale supporto è stato ufficialmente implementato in modo completo soltanto in Windows 7 e in Windows Server 2008, e solo parzialmente nel Kernel Linux 2.6.28. Ora, però, pare che Apple stia lavorando sulla questione e, almeno l’entry level della linea di portatili professionali della mela lo conferma (niente del genere figura nel System Profiler dei modelli basati su Core i5 o i7). Considerata l’importanza che tale tecnologia rivestirà nel futuro dello storage su SSD, è rassicurante sapere che qualcosa si muove in questo senso in quei di Cupertino.
[Via AnandTech]

Come da tradizione, torna anche quest’anno la formidabile promozione Back To school che consente, agli studenti ed insegnanti che lo richiederanno, di ricevere fino a 160€ di sconto su una qualche variante di iPod acquistando un Mac a prezzo scontato. Come dire, iPod touch a partire da 34€ e iPod Shuffle a 16€.
Sulla pagina del sito Apple dedicata all’iniziativa, si legge:
Studi all’università, insegni o lavori nel campo dell’istruzione? Usa il tuo sconto Apple Education per acquistare un Mac valido ai fini dell’offerta entro il 7 settembre 2010 e riceverai un rimborso pari a un massimo di € 160 su un iPod.* La conferma che lo studio dà sempre buoni frutti.
Alla riduzione di prezzo del lettore multimediale si affianca come sempre lo sconto educational sui computer, che consente di ottenere:
I lettori multimediali con la mela sopra che risultano validi per l’iniziativa sono l’iPod touch in tutte le versioni, l’iPod Classic da 160GB, l’iPod nano da 16GB e 8 GB, e l’iPod Shuffle da 4GB. Per maggiori informazioni, si può consultare la pagina delle FAQ appositamente costituita.
Con la nuova versione di MacBook Pro da 15″ arriva una nuova opzione: il display con una risoluzione di 1680×1050. Si tratta del 36% in più di pixel rispetto alla risoluzione classica di 1440×900. Come appare? E’ davvero necessario lo spazio extra?
Sono stati messi fianco-a-fianco due MacBook Pro con le due risoluzioni. Le differenze sono sorprendenti: non nel senso che credete. La comparativa non è propriamente scientifica, si tratta di semplici fotografie scattate ai due portatili, però è sufficiente a far rilevare alcuni dettagli.
Come era lecito aspettarsi, iFixit ha provveduto a smontare i nuovi MacBook recentemente aggiornati e, nel caso ce ne fosse bisogno, conferma: quello non è altro che un MacBook Pro in incognito.
Alla pagina dedicata sul sito di iFixit si nota che, rispetto al modello procedente, a questo nuovo MacBook sono stati sostituiti soltanto CPU, GPU e batteria, ed è proprio qui l’aspetto più interessante. Il form factor di quest’ultima è infatti rimasto invariato nonostante un aumento di capienza di ben 350 mAh: ciò significa che una sostituzione in garanzia della batteria sulla penultima generazione potrebbe probabilmente portare all’installazione della variante più capace, quella responsabile delle 10 ore d’autonomia dichiarate.
Per il resto, l’abbiamo detto, siamo di fatto di fronte ad un MacBook Pro. Fatta esclusione per il guscio in alluminio, i 2 GB di RAM in più, la FireWire 800, la tastiera retroilluminata e lo slot SD (c’è persino la MiniDisplayPort che ora veicola il segnale audio), si intende; ma se tali differenze saranno sufficienti per giustificare il divario di prezzo sarà il mercato a deciderlo spontaneamente.

Forse, nell’elencare le caratteristiche tecniche dei nuovi MacBook entry level (che sempre meno entry level sono, ormai) a qualcuno è sfuggita una novità che assottiglia ancora di più le differenze fra questo modello e il MacBook Pro.
Si tratta della presenza di un’uscita Mini DisplayPort, in grado di trasmettere segnali audio e video attraverso il cavo HDMI. Non è una soluzione di poco conto, contando il gran numero di utenti costretti a soluzioni di “ventura” per riuscire a fare altrettanto, fra convertitori vari ed interventi artigianali. Decisamente una possibilità piuttosto “professionale” per un device di fascia “consumer”.
I MacBook Pro non hanno più neanche questo vantaggio sui loro fratelli minori in policarbonato. A parità di processore (almeno nella loro versione più economica), ora hanno solo 2GB di RAM in più, la tastiera retroilluminata, la porta FireWire e il lettore di schede SD, il guscio in alluminio. Che ne dite? Un unibody in alluminio è ancora “per sempre”?
gfxCardStatus è un programma open-source che permette di gestire l’uso che fa il MacBook Pro delle schede grafiche che monta e permette di selezionare quale usare. gfxCardStatus è di facile utilizzo: appare sulla barra di menu e, selezionando l’icona appropriata, si passa da usare la GPU dell’Intel HD Graphics o la NVIDIA GeForce 330M.
Due punti essenzialmente sono stati migliorati:

Sembra che gli ultimi modelli di MacBook Pro presentino dei problemi per un certo numero di utenti: d’improvviso si bloccano senza possibilità di recupero se non con un reset della macchina. La questione sembra abbastanza diffusa e, soprattutto, tocca tanto i Mac con Intel i5 che quelli con i7, tanto da 15″ che da 17″.
Apparentemente il fenomeno è di difficile replicabilità, anche perché non sembra legato a fattori specifici o a particolari applicazioni, e non sembra neppure dipendere dal disco rigido, visto che nella casistica rientrerebbe anche un MacBook Pro dotato di SSD da 80 GB. Sui due thread nati sul sito del supporto Apple (uno a questa pagina, l’altro invece qui), qualcuno punta il dito contro il controller SATA integrato: facendo il boot del computer via FireWire, infatti, i problemi sparirebbero all’improvviso.
Insomma, è possibile che un aggiornamento del firmware rimetta le cose a posto (chi ricorda l’aggiornamento che sbloccava la velocità massima del controller SATA dimezzata da Cupertino nei MacBook Pro dell’anno scorso?) ma è presto per azzardare ipotesi. Terremo d’occhio la questione, e vi informeremo non appena se ne saprà di più. Just stay tuned.
[Via MacBidouille]

Una delle novità più interessanti dei nuovi MacBook Pro da 15″ e 17″ è il cambio automatico della scheda video, con attivazione al volo a seconda del carico di lavoro. Stando alle prime segnalazioni degli utenti, tuttavia, pare che il Sistema Operativo tenda ad attivare la scheda discreta anche senza effettiva necessità, dissipando la carica della batteria in tempi irragionevolmente brevi.
L’approccio previsto da Apple è quanto mai trasparente ed originale, e prevede in sostanza che sia il sistema a commutare il carico di lavoro a seconda delle necessità e delle applicazioni aperte. Sul thread sul sito Apple dedicato alla questione, tuttavia, in molti affermano che l’autonomia del proprio Mac non raggiunge le medie indicate da Cupertino.
Sembra che il problema sia riconducibile all’attivazione ingiustificata della NVIDIA GT 330M da parte di applicazioni che non ne hanno bisogno: non soltanto Aperture, iMovie e Photoshop, quindi, ma anche Transmit, NetNewsWire e Skype otterrebbero il medesimo risultato, nonché le applicazioni basate su X11, tutta la suite iLife, le applicazioni di IM (curiosamente escluso Adium) e persino il plugin GoogleTalk per Firefox. Tutto software che fa uso di Core Animation per produrre transizioni fluide e gradevoli eye-candy, e tanto basta per attivare la GPU discreta (i framework che fungono da interruttore sono infatti OpenGL, OpenCL, Quartz Composer, Core Graphic e appunto Core Animation).
Continua a leggere: Nuovi MacBook Pro: l'autonomia dura meno del previsto
Andrew Seunghyun Kim è un designer che lavora per Lacie, il noto produttore di hardware francese, ed ha realizzato monami. Si tratta di un concept che riunisce in un unico dispositivo gli elementi essenziali per una postazione di lavoro costruita attorno ad un computer portatile: hard disk esterno, speaker, mouse, penna usb, hub usb e persino un magnete per graffette.
La componente principale è un hard disk da 2Tb inserito in una scocca che ospita anche un hub USB. Ci sono in totale 4 porte usb, una di queste è posizionata sulla parte superiore del dispositivo consentendo un accesso più facile ed è ideale per penne USB. Accanto a questa, si trova una superficie tonda di pelle che fa da magnete per graffette. Lo stesso dispositivo, nella parte inferiore, ospita anche uno speaker più generoso di quelli montati sui computer portatili. Il tutto è collegato al notebook tramite un unico cavo USB.
Oltre al dispositivo principale vi sono anche un mouse dalla forma perfettamente tonda con superficie multi-touch ed accelerometri, che consentono di utilizzarlo anche come fosse un telecomando: alzare ed abbassare il volume oltre che passare al contenuto multimediale successivo o precedente. La superficie di contatto con la scrivania è realizzata con un materiale speciale (Politetrafluoroetilene) che minimizza l’attrito.
Continua a leggere: Andrew Seunghyun Kim disegna il compagno ideale di un MacBook

Un nuovo brevetto depositato dagli ingegnosi ingegneri di Cupertino descrive una tecnologia che in futuro potrebbe consentire di visualizzare comandi virtuali proiettati direttamente sulla scocca di un MacBook, MacBook Pro o MacBook Air. Tutto basato su un innovativo meccanismo di luce e sensori.
Immaginate la tecnologie che sottende il Magic Mouse, quel connubio di sensori e hardware in grado di interpretare gesture e clic delle dita, ed implementatelo in un portatile ai lati del trackpad, oppure su un mouse. Poi, esattamente sopra quei sensori, immaginate di praticare delle microperforazioni che emettono luce, e che formano sulla scocca dei dispositivi proiezioni di comandi virtuali: una ghiera in stile iPod, manopole e pulsanti, insomma comandi specifici per interagire con ogni singola applicazione.
Questo è ciò Apple potrebbe decidere di implementare prima o poi su portatili e lettori multimediali. Costa e consuma meno di un display LCD e, limitatamente ai comandi più elementari, dovrebbe garantire anche un’usabilità simile. Nei progetti depositati Cupertino ipotizza persino una tastiera in cui i tasti fisici sono sostituiti da equivalenti fatti completamente di luce; in questo modo, conclude il brevetto, “il design senza soluzione di continuità diventa realtà”.

Tutto è relativo, nel mondo dell’informatica “affettiva”, come ci ha abituato da tempo Apple, coi suoi prodotti che entrano nella nostra vita quotidiana in modo deciso e totalizzante. Tuttavia, dubito che qualche fan della Mela considererà questa notizia una buona notizia.
Neanche il televenditore più subdolo riuscirebbe a spacciare per una feature il fatto che i nuovi MacBook Pro Core i7 riescono a raggiungere una temperatura adatta a far bollire dell’acqua. Lo ha constatato PC Authority, che ne stava sottoponendo un esemplare da 17 pollici a dei test di benchmark.
Dopo aver notato qualcosa di strano durante un test preliminare (surriscaldamento palese ed errori di varia natura nel sistema), i tester hanno messo a riposo la macchina, per rimetterla sotto torchio il giorno dopo. Ebbene, grazie a delle rilevazioni effettuate tramite tanto di Cinebench (software per il quale è un gioco da ragazzi portare al massimo delle possibilità una CPU), i ragazzi di PC Authority hanno rilevato una temperatura di 101 gradi centigradi: un grado in più del normale punto di ebollizione dell’acqua.
Facendo nostro il quesito che lascia in sospeso Gizmodo, a riguardo, via lasciamo nello sgomento e nella speranza che il problema possa essere isolato o comunque risolversi con degli update firmware. Oltre a quella che sul modello da 15 pollici le cose possano andare meglio.

Cupertino ha provveduto ad avvisare gli acquirenti di un MacBook Pro 15 pollici di nuova generazione, che abbiano optato per un trattamento Antiglare del loro monitor, che le consegne dei prodotti subiranno un ritardo.
A quanto pare, chi aveva ordinato un nuovo laptop Mac di questo tipo, anche se il giorno stesso della commercializzazione, già sapeva di andare incontro a tempi non brevissimi: “alcune settimane”, bene che andasse. Ora diversi lettori di AppleInsider hanno cominciato a scrivere al sito di rumor sul mondo Apple, lamentando proprio una comunicazione ufficiale di Apple, in merito ai tempi di consegna dei loro gioiellini “non glossy”.
I tempi di consegna promessi sono slittati all’inizio di maggio. I restanti nuovi modelli di MacBook Pro, compreso quello da 15 pollici con schermo glossy, sono tutti dati per consegnati in 24 ore, dall’Apple Store online americano. Nemmeno il 17 pollici Antiglare sembra conoscere tanti disagi: i tempi di consegna per l’ammiraglia portatile di casa Apple sono da 1 a 3 giorni massimo.

Magari se ne sono accorti solo pochi fortunati (nella fattispecie: i possessori di laptop Mac nuovi di pacca), ma c’è stato un aggiornamento per la fascia “alta” della gamma degli adattatori MagSafe, che tanto orgoglio eppure tanti guai procurano alla Apple.
Se i MagSafe da 60 watt per MacBook e MacBook Pro da 13 pollici rimangono invariati (sempre pericolosamente a rischio di bruciatura delle plastiche e di incendio della scrivania: è capitato personalmente a me quest’anno, per la cronaca), quelli da 85 watt per MacBook Pro da 15 e da 17 pollici hanno ricevuto un restyling che li accomuna a quelli da 45 watt dedicati, fino ad ora, solo al MacBook Air.
La terminazione in plastica diventa di alluminio, per coerenza per il bel guscio unibody che sfoggiano anche gli chassis delle macchine. Credo che, a questo punto, la speranza che non si ripetano più incidenti come quelli riscontrati tante volte sul modello da 60 watt, sia sempre più fondata. Naturalmente, unita al sogno nel cassetto che anche i MagSafe da 60 watt possano presto beneficiare di un necessario redesign.
Andrea Longoni ha acquistato il nuovo MacBook Pro da 15″ con processore Intel i7 presso il centro di Carugate (MI) e ne ha approfittato per mostrare a tutti lo spacchettamento del prodotto.
La confezione, come da lunga tradizione, è ordinatissima e molto compatta. All’interno c’è il caricatore con relativo cavo elettrico o adattatore diretto, cofanetto con documentazione, dischi di installazione ed una comoda pezzolina per la pulizia del prodotto. Dulcis in fundo, il MacBook Pro.
Nel video viene anche mostrata l’accensione fino alla fase di registrazione. Da un punto di vista estetico non cambia nulla rispetto ai modelli precedenti, tuttavia è sempre un piacere assistere al rito di spacchettamento di un nuovo prodotto Apple.
[Via Macitynet]

Apple ha adottato un nuovo formato per i numeri seriali dei suoi MacBook Pro annunciati pochi giorni fa. Il nuovo formato utilizza una sequenza di 12 caratteri, aggiungendo un carattere in più alla precedente configurazione. Sebbene lo schema fornisca un carattere in più, la dice lunga sui piani di espansione dell’azienda.
Il formato alfanumerico adesso indica l’anno e la settimana di fabbricazione utilizzando solo due caratteri al posto dei 3 impiegati prima. L’anno è rappresentato da una singola lettera che indicherà un periodo di sei mesi, mentre la specifica settimana è identificata utilizzando l’altra lettera.
Restringere il numero di caratteri necessari alla rappresentazione della data ha consentito di ottenere due caratteri in più, entrambi utilizzati per espandere l’identificativo dello stabilimento di produzione e quello del modello.
Continua a leggere: MacBook Pro: Apple modifica il formato del numero seriale

Come da copione, iFixit ha smontato fino all’ultima vite i nuovi MacBook Pro, con una ovvia particolare predilezione verso i modelli da 15″ e 17″, visto che quelli base hanno un po’ lasciato l’amaro in bocca a molti. E nonostante il salto generazionale e qualche rifinitura nell’elegante design interno, non sembrano esserci novità di particolare rilievo.
I nuovi processori Intel Core i5 ed i7, costruiti con processo a 32 nanometri, attualmente sono integrati all’interno di un package che contempla due singoli chip, CPU e GPU; nel corso dell’anno, comunque, i due verranno fusi in un singolo die. Le novità riscontrate da iFixit riguardano per lo più l’organizzazione interna della componentistica:
Insomma, niente di oggettivamente sconvolgente né particolarmente fancy. E allora la delusione è doppia, perché dopo un’attesa tanto lunga, onestamente Apple poteva fare un po’ di più. Dopotutto, esiste un’utenza anche al di là di iPhone ed iPad.

E’ passata ancora inosservata una novità offerta dai nuovi MacBook Pro che hanno fatto il loro debutto ieri sugli Apple Store. Da questa generazione di modelli è possibile trasmettere anche segnale audio, a un televisore HD connesso al vostro laptop Apple per mezzo di un apposito adattatore HDMI. Non solo video, dunque, come avveniva fin’ora.
Le potenzialità dell’uscita Mini DisplayPort saranno così sfruttate al massimo. Fino ad ora, il trasporto di un segnale audio, anche da una macchina professionale come un MacBook Pro, doveva necessariamente avvenire tramite uscita USB.
Così, anche se sarà comunque necessario ricorrere a degli adattatori HDMI, per sfruttare questa potenzialità dei nuovi modelli, sarà discretamente più agevole e più performante collegare il proprio MacBook a un televisore adatto, per una presentazione o per gioco.
Freschi di presentazione, i nuovi MacBook Pro da 15 pollici e 17 pollici ricevono già un aggiornamento software a loro dedicato. Apple ha difatti rilasciato MacBook Pro Software Update 1.3 che, si legge nelle note di rilascio
è raccomandato per tutti i modelli da 15 pollici e 17 pollici di MacBook Pro (metà 2010) e contiene miglioramenti riguardanti la stabilità grafica per video ad alte prestazioni e videogiochi e corregge diversi altri bug.
MacBook Pro Software Update 1.3 pesa 258.32 MB ed è disponibile tramite Aggiornamento Software oppure dalla pagina di supporto Apple.

I nuovi MacBook Pro presentati ieri integrano come noto una “rivoluzionaria tecnologia Apple” che consente di alternare automaticamente i processori grafici al volo. Contrariamente a quanto ritenuto fino a poco tempo fa, però, non si tratta di Nvidia Optimus: è qualcosa di totalmente nuovo.
Innanzitutto Optimus sembra essere vincolata al solo reame di Windows, e anche nel suo ecosistema ha delle limitazioni piuttosto irritanti, in particolare:
Le applicazioni debbono necessariamente essere registrate con Nvidia affinché avvenga il passaggio da una scheda grafica all’altra; un gioco, in altre parole, non passerebbe al più potente acceleratore a meno che non contenesse istruzioni espliciti per farlo.
Certo, non è fastidioso come l’odiato “switch manuale & logout” della Nvidia 9400m, ma anche questa soluzione presenta i suoi problemi. Per questa ragione, Apple ha deciso di cambiare approccio:
In primis, il passaggio [da una all’altra scheda, n.d.T.] è gestito in automatico da Mac OS X senza alcun intervento dell’utente (sebbene esista una Preferenza di Sistema con cui è possibile disabilitarlo). Le applicazioni che fanno uso di framework grafici avanzati come OpenGL, Core Graphics, Quartz Composer e altri faranno sì che il Sistema Operativo attivi la GPU separata. Quindi, durante la lettura o scrittura di una mail, o durante l’editing di un documento Excel, Mac OS X si avvarrà semplicemente della scheda integrata Intel HD. Se avviate Aperture o Photoshop, Mac OS X attiverà la Nvidia GeForce GT 330M.
Continua a leggere: Uno sguardo da vicino alla grafica dei nuovi MacBook Pro

Alcuni dei nostri lettori hanno già espresso una piccola delusione nell’apprendere che i nuovi MacBook Pro da 13 pollici non presentano i processori Core i5 e i7 dei loro fratelli maggiori da 15 e 17 pollici. Oltre alle consolazioni offerte, però, dalla maggiore autonomia del nuovo “piccolo” della gamma Pro, e ai 4GB di RAM di serie, c’è da notare che il MacBook Pro da 13 pollici vanta una scheda grafica progettata e prodotta appositamente per esso: la Nvidia 320M.
Mentre i MacBook Pro da 15 e da 17 pollici dispongono di GeForce GT 330M, usata anche su altri modelli di laptop del mondo PC, il modello da 13 pollici “vanta” una memoria grafica integrata basata sul processore Core 2 Duo, di cui continua a disporre. La Nvidia 320M supporta il PureVideo HD ed è stata definita da Apple “il più veloce chip grafico integrato sul mercato”.
E’ anche grazie a un accorgimento del genere che anche l’autonomia del più piccolo dei MacBook Pro arriva alle 10 ore dichiarate degli altri due (per un “80%” di prestazioni grafiche in più”, come attesta sempre Apple, nel suo materiale per la stampa). E’ un po’ magra come consolazione, probabilmente, per i fan più accaniti del portabilissimo 13 pollici, che avrebbero voluto una scheda video dedicata anche lì. Ma, considerati gli aggiornamenti alle altre componenti e il prezzo, non c’è dubbio che anche il modello entry level di fascia alta resti una delle migliori macchine nella sua categoria.