Una questione amara per Samsung: la situazione non era mai stata così grave

Samsung ha chiuso il secondo trimestre 2026 con un dato che pesa: in Corea del Sud, la divisione mobile ha registrato la prima perdita operativa della sua storia. E questo nonostante le vendite solide dei Galaxy S26 e dei modelli della serie A.
Samsung ha chiuso il secondo trimestre 2026 con un dato che pesa: in Corea del Sud, la divisione mobile ha registrato la prima perdita operativa della sua storia. E questo nonostante le vendite solide dei Galaxy S26 e dei modelli della serie A.
Una questione amara per Samsung: la situazione non era mai stata così grave

A fare la differenza, questa volta, sono stati i costi di memoria e componenti, saliti al punto da mangiarsi i margini. Per il gruppo di Suwon, abituato a misurare la forza dei Galaxy in milioni di pezzi venduti nel mondo, è un segnale netto: vendere tanto, ormai, non basta più.

La divisione Mobile eXperience di Samsung, indicata nei documenti aziendali con la sigla MX, ha chiuso il trimestre in rosso per la prima volta dalla sua nascita. Lo dicono i dati finanziari diffusi dalla società a fine luglio. È il comparto che tiene insieme gli smartphone Galaxy, dai top di gamma ai modelli più economici, e da anni è uno dei biglietti da visita più forti del gruppo sudcoreano.

Il risultato ha trascinato giù anche l’area più ampia Device eXperience, la DX, che comprende non solo gli smartphone, ma anche televisori ed elettrodomestici. Questa struttura ha segnato una perdita operativa di circa 800 miliardi di won, pari a circa 550 milioni di dollari secondo il cambio indicato dalle ricostruzioni di settore. Una cifra pesante, soprattutto per Samsung. E ancora più significativa perché arriva in un momento in cui la domanda, almeno nei numeri di vendita, non sembrava affatto crollata.

Vendite solide, margini in caduta: il paradosso dei Galaxy S26 e della serie A

Il nodo è tutto qui: i Galaxy S26 e i modelli più accessibili della serie Galaxy A hanno venduto bene, ma non abbastanza da salvare i conti. I telefoni sono usciti dai magazzini, sono arrivati nei negozi, sono finiti nelle mani dei clienti. Però su ogni pezzo venduto è rimasto meno margine. Fino a trasformare un trimestre sostenuto dai volumi in un trimestre negativo.

Smartphone smontati su banco di lavoro con chip di memoria e pinzette, tecnico sullo sfondo con documenti
Componenti interni e chip di memoria su un banco tecnico, simbolo dei costi che erodono i margini degli smartphone.

Secondo le informazioni diffuse da Samsung e riprese dalla stampa specializzata internazionale, la pressione si è vista soprattutto sui dispositivi di fascia media e bassa. Lì anche un piccolo aumento dei costi pesa molto di più. Su un modello premium il produttore ha più spazio per assorbire il rincaro dei componenti. Su uno smartphone venduto a un prezzo più contenuto, invece, il margine è sottile.

“Le vendite non raccontano tutto”, ha spiegato una fonte del settore citata nei report finanziari: contano i volumi, certo, ma conta soprattutto quello che resta dopo produzione, logistica, promozioni e sconti alla distribuzione.

È il paradosso dei Galaxy nel 2026. La domanda tiene, il marchio resta forte, ma il costo per produrre i telefoni cresce più in fretta dei ricavi medi per dispositivo. E in un mercato ormai maturo, dove gli utenti cambiano smartphone meno spesso rispetto al passato, aumentare i prezzi non è una mossa senza rischi.

Il peso del “RAMageddon”: memoria e componenti fanno saltare i conti

A spingere i conti sotto la linea è stato soprattutto il rincaro dei componenti, in particolare RAM e memorie di archiviazione. Un aumento così forte da meritarsi, tra gli addetti ai lavori, il soprannome di “RAMageddon”. Il termine gira tra analisti e operatori del settore e indica la corsa dei prezzi dei chip di memoria, spinta dalla domanda di semiconduttori per server, intelligenza artificiale, smartphone e dispositivi sempre più capienti.

Per Samsung il problema ha anche un lato interno, quasi paradossale. La divisione Device Solutions, cioè il ramo semiconduttori del gruppo, è uno dei maggiori produttori mondiali di chip di memoria e trae vantaggio proprio dai prezzi alti. La divisione mobile, al contrario, quei componenti li acquista e li monta nei telefoni. Così una parte del gruppo guadagna dove un’altra vede assottigliarsi i margini.

Nelle grandi conglomerate asiatiche non è un meccanismo nuovo, ma in questo trimestre è emerso con più forza. I costi di RAM e storage hanno pesato sui telefoni Galaxy più di quanto le vendite siano riuscite a compensare. E quando i numeri sono arrivati sul tavolo, il quadro è diventato chiaro: non è un problema di appeal dei prodotti, ma di costi diventati troppo pesanti lungo la filiera.

La svolta verso Ultra e pieghevoli per tornare alla redditività

Per tornare in positivo, Samsung vuole spingere con più decisione sui prodotti a margine più alto. In cima alla lista ci sono i modelli Ultra e i nuovi pieghevoli, compresa la generazione Galaxy Z Fold 8 presentata di recente. Sono smartphone più costosi, pensati per clienti disposti a spendere di più in cambio di schermi avanzati, fotocamere migliori, design pieghevole e funzioni software legate all’intelligenza artificiale.

La linea indicata dall’azienda passa dai prodotti “high value”, capaci di reggere meglio l’aumento dei componenti e di garantire margini più solidi rispetto ai modelli entry level. Non vuol dire mettere da parte la serie A, che resta fondamentale per i volumi e per la presenza nei mercati emergenti. Significa però ridurre la dipendenza dai telefoni dove la guerra dei prezzi è più dura.

La partita dei prossimi mesi sarà capire se questa correzione di rotta basterà. Apple, i produttori cinesi e i marchi emergenti continuano a presidiare ogni fascia del mercato, mentre i consumatori guardano con sempre più attenzione al rapporto tra prezzo e durata del dispositivo. Per Samsung, il trimestre in rosso è un avvertimento chiaro: nel mercato degli smartphone del 2026 non basta più vendere tanti Galaxy. Bisogna venderli con margini che tengano.

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