UFO, perché c'è un dettaglio nei nuovi documenti del Pentagono che ribalta tutto

Il Pentagono ha messo online negli Stati Uniti un nuovo pacchetto di documenti sugli UFO, oggi chiamati sempre più spesso UAP.
Il Pentagono ha messo online negli Stati Uniti un nuovo pacchetto di documenti sugli UFO, oggi chiamati sempre più spesso UAP.
UFO, perché c'è un dettaglio nei nuovi documenti del Pentagono che ribalta tutto

Sono carte, video e registrazioni che aggiornano il materiale pubblico sugli avvistamenti inspiegati raccolti tra 1952 e 2025 e sui programmi americani dedicati ai fenomeni aerei non identificati.

Il nuovo rilascio conta 71 file sugli UFO. È il sesto gruppo di documenti reso pubblico dal Dipartimento della Difesa statunitense nella pubblicazione graduale degli archivi sugli Unidentified Aerial Phenomena. Secondo quanto emerge dalle carte, 67 file arrivano direttamente dal Pentagono. Gli altri quattro sono stati forniti dalle forze dell’ordine locali del Colorado.

Nel pacchetto ci sono 55 documenti PDF, 15 video e un file audio. Ma quasi nulla è davvero completo. 64 file su 71 hanno parti oscurate: nomi, passaggi tecnici, riferimenti operativi. È uno dei punti che più attirano l’attenzione, ma impongono anche prudenza. Perché questi documenti mostrano parecchio, ma non spiegano tutto.

Il materiale comprende rapporti, filmati registrati da sensori militari e segnalazioni raccolte in situazioni diverse. Alcuni file sono recenti, altri arrivano da vecchi archivi e da programmi ormai chiusi. Ne viene fuori un quadro spezzato: avvistamenti non identificati, analisi tecniche, testimonianze, valutazioni interne. Non c’è una “prova definitiva”, almeno nei documenti resi pubblici. Ma diversi episodi restano senza una risposta chiara.

Dal 1952 al 2025: la lunga cronologia degli UAP negli archivi USA

La cronologia dei nuovi file è ampia: va dal 1952 al 2025. E riporta in primo piano anche una fase decisiva della ricerca americana sugli UFO. Nel pacchetto compare infatti una registrazione audio di circa un’ora, con trascrizione, di un intervento dell’ufficiale dell’aeronautica Edward Ruppelt, una delle figure legate alle prime indagini ufficiali dell’Us Air Force.

Documenti con ampie omissis su una scrivania, con penna e laptop che mostra un video aereo sgranato
Fogli con omissis e un laptop con immagini aeree sgranate richiamano i nuovi file del Pentagono sugli UAP.

Ruppelt, che guidò il Project Blue Book tra il 1952 e il 1969, spiegava in quell’intervento il lavoro svolto dall’aeronautica sugli avvistamenti. Secondo la testimonianza riportata nei documenti, circa il 20% degli 800 casi esaminati allora risultava ancora irrisolto. È un dato vecchio, certo. Ma aiuta a capire quanto il tema fosse già presente nei dossier militari americani molto prima dell’attuale dibattito sugli UAP.

Negli ultimi anni è cambiato anche il linguaggio ufficiale. Non solo “UFO”, sigla ormai legata a un immaginario popolare preciso, ma fenomeni aerei non identificati: una definizione più tecnica, usata per includere oggetti, luci, tracce radar o eventi atmosferici non classificati. Come ha riferito CBS News, il Pentagono ha annunciato anche una deroga legale per permettere ad attuali ed ex dipendenti di condividere informazioni sugli UAP, anche se vincolati in passato da accordi di riservatezza. A Washington viene letta come una mossa per mettere ordine in un archivio rimasto opaco per decenni.

Tecnologie estreme nei dossier: propulsione a curvatura, wormhole e antigravità

Tra i passaggi più discussi del nuovo lotto ci sono i riferimenti all’Advanced Aerospace Weapon System Applications Program, un programma militare avviato nel 2008 e chiuso nel 2012. Secondo i file pubblicati, l’obiettivo era studiare possibili minacce aerospaziali e tecnologie capaci, nel lungo periodo, di cambiare gli equilibri.

In uno dei documenti si legge che lo scopo era “comprendere la fisica e l’ingegneria di queste applicazioni in relazione alla minaccia straniera nel lungo termine, ovvero da oggi fino al 2050”. L’attenzione, prosegue il testo, era rivolta a tecnologie “innovative”, tali da segnare una rottura rispetto alle tendenze note in quel momento. Linguaggio tecnico, molto cauto. Ma abbastanza per riaccendere il dibattito.

Nei dossier compaiono temi come propulsione a curvatura, wormhole, antigravità, propulsione a massa negativa e invisibilità. Concetti che appartengono per lo più alla fisica teorica o a ipotesi di ricerca avanzata, non a tecnologie operative riconosciute. Il Pentagono, infatti, ha precisato che questi materiali, classificati come DIRD — documenti di riferimento dell’intelligence della difesa — vanno letti come sintesi e non come ricerche originali. Non sono, ha chiarito il Dipartimento della Difesa, una conferma attuale dei concetti citati.

È un passaggio decisivo. Il fatto che un tema compaia in un dossier non vuol dire che quella tecnologia esista o sia stata costruita. Vuol dire, più semplicemente, che è stata presa in esame, catalogata o valutata come possibile sviluppo futuro. E in casi come questo la differenza conta.

Video militari, luci in Colorado e oggetti in Medio Oriente: i casi ancora senza risposta

La parte più immediata dei nuovi file è quella dei video. Alcuni filmati mostrano oggetti non identificati che attraversano lo schermo ad alta velocità, ripresi da telecamere militari con immagini spesso sgranate, mosse, difficili da leggere. In un rapporto legato a una missione in Medio Oriente si parla di oggetti di circa 1-2 metri, osservati a quote non determinate.

Sempre dal Medio Oriente arriva un video in cui si vedrebbe una dozzina di oggetti sferici, descritti come agili e capaci di “cambiare frequentemente direzione”. L’avvistamento, secondo i documenti diffusi, è rimasto senza spiegazione. Non c’è una conclusione certa. Non c’è una classificazione definitiva. Restano immagini e dati limitati, e dunque un caso ancora aperto.

Dalla polizia del Colorado arrivano invece filmati di luci lampeggianti rosse, blu e verdi, viste muoversi in silenzio nel cielo. Anche qui mancano elementi sufficienti per dire se fossero droni, velivoli convenzionali, fenomeni atmosferici o altro. I documenti non autorizzano scorciatoie, e il Pentagono non parla di origine extraterrestre. Parlano, piuttosto, di episodi non risolti. Ed è proprio questo spazio, stretto tra dati tecnici e spiegazioni mancanti, a tenere vivo il mistero sugli UFO negli archivi americani.

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