Truffe sui pagamenti digitali: se vedi questo, chiudi tutto e annulla subito il pagamento

Truffe sui pagamenti digitali: se vedi questo, chiudi tutto e annulla subito il pagamento

In Italia le truffe sui pagamenti digitali stanno cambiando pelle. Lo dice l’ultimo rapporto di Banca d’Italia sui pagamenti: nel 2026 il problema non sono più solo carte clonate o credenziali rubate.

Sempre più spesso i criminali puntano sulla manipolazione psicologica. Spingono le persone a fare da sole il passo decisivo: autorizzare un bonifico verso un conto controllato dai truffatori.

Bankitalia: meno frodi tradizionali, ma cresce la manipolazione

Il quadro tracciato da Bankitalia racconta un sistema dei pagamenti digitali in Italia ancora solido, almeno dal punto di vista tecnico. Nel secondo semestre del 2025 sono state registrate circa dieci operazioni fraudolente ogni centomila transazioni. Un dato basso, che conferma la tenuta delle reti bancarie e dei circuiti di pagamento.

Il punto debole, però, si è spostato. Non sono più soltanto i server violati o le carte clonate a fare paura. Oggi i truffatori cercano soprattutto di convincere la vittima ad autorizzare un pagamento. È qui che entrano in scena phishing, spoofing e vishing, cioè le telefonate fasulle di finti operatori bancari. Il copione è noto: arriva un messaggio su un presunto accesso sospetto, poi una voce al telefono invita ad agire “subito”, magari con un link che rimanda a una pagina quasi identica a quella della banca.

La vittima inserisce codici, conferma notifiche, dispone il trasferimento. Per i sistemi, tutto sembra regolare. Ed è proprio lì il guaio: la frode non sfonda la tecnologia, la aggira passando da fiducia, fretta e paura di perdere denaro.

Bonifici nel mirino: così i truffatori incassano di più

Il vero bersaglio, ormai, sono i bonifici bancari. Il motivo è semplice: rendono molto più delle frodi sulle carte. Secondo i dati del rapporto, la manipolazione del pagatore pesa per il 72% del valore economico complessivo delle frodi sui bonifici e per il 58% del numero totale dei casi. Numeri che spiegano bene perché questo canale faccia gola ai criminali.

Persona al tavolo con smartphone e laptop aperto, con carta di pagamento e taccuino, indecisa su un’operazione bancaria

Un utente esita prima di confermare un pagamento da smartphone, con laptop e carta sul tavolo: situazione tipica delle truffe digitali.

La differenza negli importi è enorme. Una frode con carta vale in media circa 80 euro. Un raggiro tramite bonifico ordinario, invece, arriva mediamente a 5.509 euro. Per il bonifico istantaneo la media indicata è di 2.784 euro. Per i cybercriminali il conto torna: meno tentativi, somme più alte, più pressione sulla vittima. E quando il bonifico viene disposto direttamente dall’utente, bloccarlo o contestarlo diventa più difficile.

Qualche segnale positivo c’è sui bonifici istantanei SEPA: il tasso di frode in valore è sceso del 38% rispetto al semestre precedente e del 53% su base annua, anche grazie al controllo automatico tra IBAN e nome del beneficiario. Ma il rischio resta. Soprattutto quando qualcuno chiede di spostare soldi “per sicurezza”. In quel caso la regola è secca: chiudere la chiamata, non cliccare, annullare il pagamento.

Autenticazione forte, controllo IBAN e nuove norme UE: cosa cambia per chi cade nella trappola

La prima barriera resta l’autenticazione forte a due fattori. Quando viene usata bene, riduce in modo netto le frodi. Ma non basta premere “approva” sul telefono. Bisogna leggere cosa si sta autorizzando: importo, beneficiario, causale. Anche la verifica della corrispondenza tra IBAN e nome del destinatario sta diventando decisiva, perché può far emergere pagamenti diretti verso conti che non tornano con il nome indicato. Sono controlli rapidi, spesso questione di pochi secondi. Ma possono evitare un danno pesante.

Resta il tema dei rimborsi. Oggi, nei casi di bonifici autorizzati dalla vittima dopo una manipolazione, circa il 92% del danno economico resta a carico degli utenti. Il motivo è che l’operazione risulta formalmente eseguita dal titolare del conto. Le nuove regole europee, in particolare PSD3 e PSR, puntano a rafforzare le tutele e a prevedere rimborsi obbligatori nei casi di impersonificazione dell’intermediario finanziario.

Fino a quando il nuovo sistema non sarà in vigore, però, la difesa più immediata resta la prudenza. Nessuna banca chiede al telefono di trasferire denaro, comunicare codici o “mettere al sicuro” il conto con un bonifico urgente. Se succede, il segnale è chiaro: fermarsi subito.

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