Comprare un’auto usata può sembrare un affare, ma una modifica quasi invisibile può trasformare il prezzo conveniente in una spesa molto più pesante del previsto.
Il problema emerge spesso solo dopo l’acquisto, quando usura, manutenzione e guasti iniziano a raccontare una storia diversa da quella presentata dal venditore. Per questo ricostruire con attenzione il passato della vettura può fare la differenza prima di firmare e pagare.
I numeri di carVertical: pochi casi, ma quasi 70.000 km cancellati in media
Secondo l’indagine di carVertical, condotta su quasi 8.000 acquirenti europei, i chilometri scalati restano una delle zone più grigie del mercato dell’usato. In Europa, oltre il 30% degli automobilisti racconta di essere stato coinvolto direttamente nella truffa, oppure di conoscere qualcuno che ci è cascato.
L’Italia, se si guardano i veicoli controllati dalla piattaforma tra settembre 2024 e agosto 2025, mostra un dato che a prima vista sembra rassicurante: solo il 2,91% delle auto controllate risulta avere il contachilometri manomesso. È il secondo miglior risultato in Europa per trasparenza. Ma il dato va letto fino in fondo.
Quando la manomissione viene trovata, in media mancano quasi 69.800 chilometri per vettura. Non una piccola correzione, dunque, ma un taglio pesante, capace di cambiare il valore dell’auto, le manutenzioni da fare e l’idea stessa di affidabilità. “Le tutele esistono, ma molti automobilisti non sanno come usarle”, ha spiegato Matas Buzelis, esperto del settore per carVertical. Ed è proprio qui che la truffa diventa più pericolosa.
Auto importate e controlli a metà: il buco dei database europei
Il problema si fa ancora più serio con le auto importate, spesso comprate a prezzi convenienti e poi rivendute in un altro Paese con una storia difficile da verificare. In Europa, infatti, i database nazionali dei veicoli non comunicano ancora tra loro in modo completo e uniforme.

Controllo in officina del cruscotto di un’auto usata: verifiche sul contachilometri per evitare la truffa dei chilometri scalati.
Revisioni, passaggi di proprietà, tagliandi e chilometraggi restano spesso dentro archivi separati. Così, in alcuni casi, basta attraversare una frontiera per rendere molto più debole la catena dei controlli. Un’auto arrivata dall’estero può finire in concessionaria con documenti formalmente in ordine, ma con uno storico del veicolo incompleto o poco chiaro per chi compra.
A quel punto l’acquirente si ritrova a fidarsi di fatture, libretti e parole del venditore. Troppo poco, soprattutto se l’auto ha molti anni, oppure se i chilometri dichiarati non tornano con l’usura di volante, sedili, pedali e manutenzioni. Controllare prima lo storico del veicolo, quindi, non è una fissazione da esperti: è una difesa concreta.
Denunce, risarcimenti e sanzioni: cosa può fare chi scopre la truffa dopo l’acquisto
Chi scopre dopo l’acquisto una manomissione del contachilometri può agire sia sul piano penale sia su quello civile, ma servono prove, documenti e tempo. In Italia questa condotta può rientrare nella truffa, prevista dall’articolo 640 del Codice penale, con pene da sei mesi a tre anni e una multa fino a 1.032 euro.
Se a mettere in pratica il raggiro è una concessionaria o un operatore professionale, può intervenire anche l’AGCM, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, con sanzioni amministrative che possono arrivare fino a 5 milioni di euro per pratiche commerciali scorrette.
Il problema, però, è che molti automobilisti non denunciano. Sempre secondo carVertical, il 76% degli intervistati non saprebbe a quale ente rivolgersi, mentre l’87,3% considera improbabile recuperare i soldi persi.
Prima di comprare, meglio controllare le revisioni ministeriali, chiedere le fatture dei tagliandi, confrontare i chilometri anno per anno e far vedere l’auto a un meccanico di fiducia. Una mezz’ora in più, a volte, può evitare anni di problemi.