Nel febbraio 1968, a Cupertino, Steve Jobs aveva appena 13 anni quando portò a scuola un progetto decisamente insolito: un lavoro sul rettificatore controllato al silicio preparato per un concorso scientifico. Quel pannello, rimasto per decenni nella casa di famiglia a Los Altos, oggi è finito all’asta insieme a oltre duecento oggetti legati alla storia di Apple. E potrebbe superare i 20.000 dollari.

Il pannello del 1968: circuiti, semiconduttori e la firma di Steve Jobs
Il progetto scolastico di Steve Jobs tredicenne non assomigliava al solito esperimento da laboratorio di scienze. La casa d’aste lo descrive come un pannello in compensato diviso in tre parti, costruito per spiegare il funzionamento di un SCR, cioè un rettificatore controllato al silicio. Un componente elettronico usato per regolare corrente e potenza.
Sulla sinistra c’è una maquette realizzata a mano, con le quattro sezioni alternate di materiale semiconduttore di tipo P e N. Al centro compaiono due circuiti di prova: il primo serve a mostrare i principi di base del componente, il secondo ne illustra un uso concreto, come il controllo della velocità dei motori o la regolazione dell’intensità delle luci. A destra, invece, Jobs inserì un diagramma con la descrizione di un rettificatore da 25 ampere.
Il dettaglio che più colpisce è in basso a destra. Una piccola etichetta identifica l’autore: “Presentato da Steve Jobs, Cupertino J.H., ottavo corso”. Non era ancora il fondatore di Apple, né l’uomo del Macintosh e dell’iPhone. Era solo uno studente di terza media. Ma già parlava il linguaggio dell’elettronica con una sicurezza tutt’altro che comune per la sua età.
Insieme al pannello c’è anche un rapporto di dieci pagine, rilegato in una cartellina blu. Sulla copertina, scritto a mano, si legge: “Che cos’è l’SCR?”. La prima pagina porta una firma completa e una data precisa: “Il rettificatore controllato al silicio, di Steve Jobs, 29 febbraio 1968”.
La nota ai giudici: Jobs voleva controllare anche la dimostrazione
Nel fascicolo, il giovane Jobs spiegava perché avesse scelto proprio quel tema. Descriveva il componente con una precisione che oggi sorprende, anche conoscendo la sua storia. Alla fine del rapporto disegnò a mano gli schemi dei circuiti e aggiunse un confronto tra un rettificatore controllato al silicio e un rettificatore tradizionale.
Poi c’è un foglio sciolto, molto meno formale. Ed è forse quello che racconta meglio il carattere del futuro fondatore di Apple. È una nota per i giudici del concorso: “Giudici, se volete vederlo funzionare, per favore collegate il Circuito II e l’oscilloscopio. E scollegatelo, per favore, scollegatelo!, dopo averlo usato”.
Una raccomandazione pratica, quasi brusca. Ma dentro c’è già quella cura estrema per il funzionamento dell’oggetto e per il modo in cui doveva essere mostrato. Anni dopo, molte persone che lavorarono con Jobs avrebbero raccontato la stessa attenzione per il dettaglio, per la prova davanti al pubblico, per il controllo dell’esperienza. Qui, però, siamo ancora nel 1968, in una scuola media di Cupertino.
Il tono resta quello di un ragazzo che vuole evitare problemi al proprio progetto. Niente mito, non ancora. Solo un tredicenne che sa bene una cosa: un circuito può funzionare, ma può anche rovinarsi se qualcuno lo maneggia senza attenzione.
Dal garage di famiglia al catalogo per i 50 anni di Apple
Il progetto sarebbe rimasto per decenni nella cosiddetta Apple Garage, la casa della famiglia Jobs a Los Altos. Un luogo entrato nella memoria collettiva come uno degli spazi simbolo della nascita di Apple. Secondo il racconto riportato dalla casa d’aste, dopo la morte del padre di Jobs nel 1993, la matrigna e il fratellastro gli chiesero più volte di recuperare i suoi oggetti personali.
Jobs, però, non volle occuparsene. In una delle conversazioni, sempre secondo la ricostruzione della casa d’aste, avrebbe risposto: “Non voglio che mi disturbiate ancora con questa cosa”. Una frase netta, in linea con l’immagine di un uomo poco incline alla nostalgia materiale, almeno quando si trattava del proprio passato privato.
Da allora quel materiale è stato conservato dal fratellastro. Ora compare in un secondo lotto organizzato in occasione del 50° anniversario di Apple. Il catalogo raccoglie più di duecento oggetti legati alla società e quasi quaranta pezzi direttamente riconducibili a Steve Jobs.
Tra gli oggetti indicati ci sono una business card di NeXT, un acchiappasogni in cristallo con il logo Apple arcobaleno, componenti elettronici che Jobs avrebbe conservato nel garage di famiglia e un premio in cristallo per i dieci anni di servizio in Apple. Pezzi molto diversi tra loro: alcuni più aziendali, altri più personali. Tutti, però, collegati alla costruzione del mito Apple.
Perché la stima supera i 20.000 dollari
Il motivo dell’interesse è chiaro. Non si tratta solo di un vecchio compito di scuola, ma di uno dei primi documenti tecnici attribuiti a Steve Jobs, realizzato quando aveva appena 13 anni. La casa d’aste segnala che le offerte per il progetto hanno già superato gli 8.000 dollari, mentre la stima finale va oltre i 20.000 dollari.
A pesare sul valore non è soltanto la firma. Contano il contenuto tecnico, il legame con Cupertino, la lunga permanenza nella casa di Los Altos e il fatto che quel progetto sembri anticipare, almeno in modo simbolico, la strada che avrebbe portato Jobs verso l’elettronica, l’informatica personale e poi la fondazione di Apple con Steve Wozniak.
La chiusura della vendita è fissata per il 21 agosto. Fino ad allora il prezzo può ancora salire, come spesso accade con i cimeli legati ai grandi nomi della tecnologia. Il mercato del collezionismo Apple, negli ultimi anni, ha mostrato grande attenzione per prototipi, documenti, computer originali e oggetti personali, soprattutto quando la provenienza è chiara.
Questo pannello del 1968, però, ha qualcosa di diverso. Non celebra un prodotto finito. Racconta un inizio: un ragazzo, un oscilloscopio, un circuito da proteggere e una firma in fondo a un rapporto scolastico. Quanto basta, oggi, per trasformare un progetto di scienze in un oggetto da migliaia di dollari.