Il canone sarà di 6 euro l’anno dal secondo anno di attivazione. Non tutti, però, dovranno versarlo: alcune categorie resteranno escluse dalla nuova tariffa.
La novità riguarda PosteID, il servizio di identità digitale di Poste Italiane che per anni, per molti cittadini, ha significato una cosa semplice: entrare gratis nel fascicolo sanitario, sul sito dell’Inps, nell’area dell’Agenzia delle Entrate, sull’app IO o nei portali dei Comuni. Dal 2026 non sarà più così per tutti. Il primo anno di attivazione resta gratuito, poi dal secondo scatterà il costo di 6 euro l’anno.
La cifra è tra le più basse nel mercato dello Spid, dove altri gestori hanno già introdotto abbonamenti annuali. Aruba e Infocert, per esempio, prevedono tariffe che, secondo le condizioni pubblicate, vanno da circa 4,90 a 9,90 euro l’anno. Poste, guidata dall’amministratore delegato Matteo Del Fante, si mette quindi sulla stessa strada già presa da altri operatori.
Il cambio arriva a dieci anni dall’avvio del sistema pubblico di identità digitale, diventato ormai uno degli strumenti più usati nei rapporti tra cittadini e pubblica amministrazione. Secondo i dati aggiornati a ottobre 2025, in Italia risultano attivate oltre 41 milioni di identità digitali Spid, pari a circa l’82% della popolazione maggiorenne. Numeri alti, anche rispetto al resto d’Europa.
Chi paga e quando arriverà l’avviso di Poste
Il pagamento non scatterà per tutti nello stesso giorno. Dipenderà dalla scadenza del singolo PosteID, cioè dal momento in cui l’utente ha attivato la propria identità digitale. In sostanza, chi ha aperto lo Spid con Poste in un certo mese riceverà l’avviso vicino al rinnovo annuale, non insieme a tutti gli altri.
Per controllare la scadenza bisognerà entrare nell’area personale del portale di Poste Italiane oppure aprire l’app PosteID. Da 30 giorni prima del termine, l’azienda invierà una comunicazione all’e-mail collegata all’identità digitale, con le istruzioni per rinnovare e pagare il canone. Un dettaglio pratico, certo. Ma non da poco: molti utenti usano lo Spid solo poche volte l’anno e potrebbero accorgersene solo quando proveranno ad accedere a un servizio pubblico.
La platea è enorme. PosteID pesa per circa il 70% delle identità digitali attivate in Italia. Per questo la modifica delle condizioni toccherà una fetta consistente di cittadini. “Bisognerà capire quanti accetteranno il rinnovo e quanti sceglieranno alternative gratuite”, osservano fonti del settore digitale, ricordando che il servizio resta centrale per molte pratiche amministrative di ogni giorno.
Chi non pagherà: minorenni, over 75, residenti all’estero e uso professionale
Non tutti i titolari di Spid Poste dovranno pagare i 6 euro annui. Poste Italiane ha previsto alcune esenzioni, soprattutto per utenti considerati più fragili o con condizioni particolari. Restano fuori dal canone i minorenni e i cittadini italiani con almeno 75 anni.
L’esenzione vale anche per i residenti all’estero e per chi usa il servizio per uso professionale, secondo quanto indicato nelle condizioni comunicate da Poste. Per questi utenti, quindi, l’accesso tramite PosteID continuerà a essere gratuito anche dopo l’introduzione del canone nel 2026. Sarà comunque importante controllare la propria posizione attraverso i canali ufficiali, perché tutto dipende dai dati inseriti nel profilo e dalle informazioni legate all’identità digitale.
La scelta di escludere over 75 e minorenni punta a ridurre l’impatto sulle categorie che possono avere più difficoltà con strumenti digitali e pagamenti online. Resta però il problema di chi, pur non rientrando in quelle fasce, ha poca dimestichezza con portali, app e procedure di rinnovo. E non sono pochi.
Cie pronta a guadagnare terreno: cosa può cambiare per l’identità digitale
Il nuovo canone potrebbe spingere una parte degli utenti a lasciare lo Spid di Poste e a usare più spesso la Carta d’identità elettronica, già valida per entrare nei servizi digitali della pubblica amministrazione. Con la Cie si può accedere ai portali pubblici usando credenziali, codice Puk e numero di serie del documento rilasciato dal Comune, almeno per i primi livelli di accesso previsti.
La questione, però, non è solo economica. Da mesi il governo lavora a un riordino dell’identità digitale, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare il ruolo della Carta d’identità elettronica e dell’IT Wallet, il portafoglio digitale pensato per raccogliere documenti e certificazioni. Il sottosegretario all’Innovazione Alessio Butti ha spiegato più volte che l’identità digitale, nei piani dell’esecutivo, dovrà diventare sempre più “unica” e rilasciata dallo Stato, pur tenendo conto del ruolo avuto finora dai gestori privati.
Per milioni di cittadini, però, il punto resta molto concreto: entrare nel sito dell’Inps, scaricare un certificato, consultare una cartella clinica, pagare una pratica. Dal 2026, per chi usa PosteID, tutto questo potrebbe passare da un piccolo abbonamento annuale. Oppure da un’altra strada, già a portata di mano: la Carta d’identità elettronica.