Spid e CIE obbligatori per il registro elettronico: genitori bloccati senza accessi, cosa fare

Dal gennaio 2026 l’accesso al registro elettronico nelle scuole italiane dovrebbe passare solo da SPID o Carta d’identità elettronica. Lo prevede la legge 182/2025.
Dal gennaio 2026 l’accesso al registro elettronico nelle scuole italiane dovrebbe passare solo da SPID o Carta d’identità elettronica. Lo prevede la legge 182/2025.
Spid e CIE obbligatori per il registro elettronico: genitori bloccati senza accessi, cosa fare

Ma con la ripresa delle lezioni il cambio di passo si sta rivelando meno semplice del previsto: credenziali da attivare, circolari arrivate all’ultimo, procedure diverse da scuola a scuola e famiglie ancora alle prese con vecchie password e nuovi accessi.

Il passaggio non dipende dai fornitori dei registri elettronici e nemmeno da una scelta autonoma dei singoli istituti. A fissare la nuova regola è l’articolo 51 della legge 182/2025, il cosiddetto DDL Semplificazioni, pubblicato in Gazzetta Ufficiale: “Ai registri online si accede tramite il sistema pubblico per la gestione dell’identità digitale di cittadini e imprese (SPID) o la carta di identità elettronica (CIE)”.

La norma, in vigore dall’inizio dell’anno, avrebbe dovuto accompagnare le scuole verso l’addio alle vecchie credenziali consegnate dalle segreterie: username e password “di scuola”, per intenderci. Molti istituti, però, hanno preferito non cambiare le regole a anno scolastico già avviato e rinviare tutto a settembre. Così il nodo è venuto al pettine adesso, con le lezioni ripartite e le famiglie davanti ai primi avvisi.

Genitori, maggiorenni e minorenni: chi entra nel registro e con quali credenziali

Per i genitori e per chi esercita la responsabilità genitoriale, l’accesso al registro elettronico deve avvenire con una propria identità digitale: quindi SPID o CIE personali. Le vecchie credenziali “famiglia”, distribuite negli anni dalle scuole, sono destinate a sparire, anche se i tempi cambiano da istituto a istituto. Stesso discorso per gli studenti maggiorenni, che devono usare un’identità digitale intestata a loro.

Impiegata in segreteria scolastica con laptop e lettore di carte, mentre mostra una carta d’identità a genitore e studente
In segreteria scolastica una famiglia riceve assistenza per l’accesso al registro elettronico tramite identità digitale.

Più delicato il caso degli studenti minorenni delle superiori. Nel secondo ciclo di istruzione la legge non li esclude dal registro: in teoria possono entrare con SPID per minorenni o con CIE, se tutto è stato configurato correttamente. Il problema, però, è molto pratico: quanti ragazzi sotto i 18 anni hanno già attivato lo SPID? E quanti, pur avendo la carta d’identità elettronica, hanno a portata di mano PIN e PUK?

Diverso il discorso per il primo ciclo, quindi elementari e medie. Qui il testo richiama espressamente l’accesso dei genitori alle comunicazioni in formato elettronico. Nella vita di tutti i giorni significa una cosa semplice: per gli under 14 il registro resta, almeno nello spirito della norma, un canale tra scuola e famiglia, non uno strumento autonomo dello studente per controllare compiti, voti e avvisi.

Scuole in ordine sparso: circolari, blocchi tecnici e vecchie password ancora attive

Negli ultimi giorni molte scuole hanno pubblicato circolari sul passaggio a SPID e CIE, ma le indicazioni non sono uguali per tutti. Alcuni istituti parlano di cambio già operativo. Altri invitano famiglie, docenti e studenti ad attivarsi “al più presto”, senza indicare una data precisa per lo stop alle vecchie credenziali. Tra gli esempi citati da DDay.it c’è l’Istituto di Istruzione Superiore “Levi-Ponti” di Mirano, che in una comunicazione del 9 settembre ha richiamato la legge 182/2025 e l’accesso esclusivo tramite identità digitale.

In altri casi il passaggio è stato più brusco. In alcune comunicazioni interne, secondo quanto riportato, si parla di “numerose segnalazioni” da parte delle famiglie per difficoltà di accesso al registro elettronico Axios con identità digitale. Ci sono poi situazioni in cui gli studenti minorenni non riescono a entrare, anche se frequentano le superiori: una condizione che non sembra derivare direttamente dalla norma, ma da impostazioni tecniche, scelte organizzative o problemi legati alla piattaforma.

Il quadro, al momento, è disomogeneo. In una scuola si entra ancora con la vecchia password; in un’altra, magari nello stesso territorio, serve già una CIE funzionante o uno SPID pronto all’uso. Così una misura pensata per rendere più sicuro e uniforme l’accesso ai registri rischia, nella fase di avvio, di ottenere l’effetto contrario: regole diverse, famiglie disorientate e segreterie sotto pressione.

Famiglie senza PIN, sportelli d’aiuto e chiarimenti attesi dal Ministero

Il punto più critico resta la reale disponibilità delle identità digitali. In Italia sono state emesse decine di milioni di Carte d’identità elettroniche, ma non tutti hanno attivato le credenziali digitali o conservato i codici necessari. Le code agli sportelli anagrafici per recuperare PIN e PUK, segnalate in diversi territori, dicono molto della difficoltà: avere la CIE non significa automaticamente saperla usare per entrare in un servizio online.

Per molte scuole si apre quindi una fase di accompagnamento: sportelli di assistenza, guide pratiche, supporto alle famiglie meno abituate ai servizi digitali. La questione riguarda anche il personale scolastico, non solo genitori e studenti. Docenti, amministrativi e collaboratori devono infatti adeguarsi a modalità di accesso che non tutti usano ogni giorno.

Si attendono eventuali chiarimenti del Ministero dell’Istruzione e del Merito, soprattutto sui tempi di applicazione e sui casi più complessi, a partire dagli studenti minorenni delle superiori. Per ora, secondo le prime ricostruzioni, molte scuole stanno cercando un equilibrio tra rispetto della legge e gestione dei disservizi. Con un rischio evidente: che lo switch-off delle vecchie password, nato nel nome della semplificazione, diventi per qualche settimana un nuovo fronte di complicazioni per famiglie e istituti.

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