L’obiettivo è semplice: ridurre le manovre azzardate, quelle che possono trasformarsi in incidenti gravi in pochi secondi.
Non è un autovelox camuffato e non serve a controllare tutto il traffico. Il dispositivo documenta, con immagini e dati, l’invasione della corsia opposta quando il sorpasso non è consentito. Per chi viene multato, le conseguenze possono essere pesanti: sanzioni fino a 1.308 euro, taglio di 10 punti dalla patente e, in alcuni casi, sospensione della patente.
Il sorpassometro lavora con una combinazione di strumenti: sensori inseriti nella strada, o montati sulle strutture di supporto, e telecamere HD puntate sul tratto controllato. Quando un veicolo supera la linea di mezzeria e invade l’altra corsia per sorpassare, il sistema registra la manovra. Ne esce una sequenza video, di solito di circa 15 secondi, utile a ricostruire cosa è successo prima, durante e subito dopo l’infrazione.
Il modello più recente, il SV3, approvato nel 2024, usa anche sistemi di lettura delle immagini più avanzati rispetto ai dispositivi precedenti. È pensato per strade con limite fino a 90 km/h: quindi soprattutto tratti extraurbani, provinciali o statali, dove un sorpasso sbagliato può diventare pericoloso in pochissimo spazio. Un rettilineo che sembra libero, una curva subito dopo, un dosso che copre la visuale: sono queste le situazioni in cui il dispositivo viene usato.
La macchina, però, non decide tutto da sola. Rileva, registra e segnala. Poi entra in gioco il controllo umano.
Dal video alla multa: perché la violazione passa dal controllo di un agente
La registrazione del sorpassometro SV3 viene inviata alla centrale competente, di solito alla Polizia Locale o agli uffici incaricati dei controlli su quel tratto di strada. Qui il filmato viene guardato da un operatore. Un agente verifica la dinamica, la posizione dei veicoli, la segnaletica orizzontale e verticale e l’eventuale presenza di elementi che possano cambiare la valutazione. Solo dopo questo passaggio può essere confermato il verbale.
È un aspetto importante: la multa per sorpasso vietato non nasce da un automatismo puro e semplice. Il sistema raccoglie la prova, ma la contestazione viene valutata da una persona. In sostanza, l’apparecchio documenta la manovra; l’agente stabilisce se quelle immagini dimostrano davvero una violazione dell’articolo 148 del Codice della Strada.
Questo passaggio serve anche a evitare errori nei casi meno netti. Per esempio un veicolo che si sposta per evitare un ostacolo, una traiettoria insolita ma non legata a un sorpasso, oppure un superamento parziale della striscia continua senza vera invasione della corsia opposta. Non tutto viene trattato allo stesso modo. E per l’automobilista la differenza può essere notevole.
Dove può essere installato: serve il via libera del Prefetto nei tratti più rischiosi
Il sorpassometro non può essere piazzato liberamente in qualunque punto della rete stradale. Per installarlo serve l’autorizzazione del Prefetto e devono esserci motivi precisi: un tratto con molti incidenti, una carreggiata pericolosa, scarsa visibilità o una serie di manovre azzardate già segnalate dalle forze dell’ordine e dagli enti proprietari della strada.
Non è quindi uno strumento pensato per controllare un tratto qualsiasi, almeno secondo le regole che ne disciplinano l’uso. La logica è quella della prevenzione nei punti in cui il sorpasso vietato rappresenta un rischio concreto per chi guida e per chi arriva in senso opposto. Nella pratica, si tratta spesso di strade extraurbane a una corsia per senso di marcia, con linea continua, curve, dossi o incroci ravvicinati.
La presenza del dispositivo deve rientrare in un sistema di controlli autorizzati e motivati. E, come per altri apparecchi di rilevazione, anche la segnaletica e la regolarità dell’installazione possono diventare decisive in caso di ricorso contro il verbale. Sembra un dettaglio tecnico. Ma sulle multe stradali, spesso, sono proprio i dettagli a fare la differenza.
Sanzioni, punti e sospensione: cosa prevede l’articolo 148 del Codice della Strada
Le conseguenze per chi compie un sorpasso vietato sono previste dall’articolo 148 del Codice della Strada. La sanzione ordinaria va da 167 a 665 euro, con la decurtazione di 10 punti dalla patente. È una penalità pesante, perché il sorpasso vietato è considerato una delle manovre più pericolose: può portare a un impatto frontale e lascia spesso pochissimo margine per rimediare.
Nei casi più gravi la multa sale. Se il sorpasso avviene vicino a curve, dossi, incroci o in altri punti con visibilità ridotta, l’importo può arrivare fino a 1.308 euro. Per i neopatentati, inoltre, la ripetizione della stessa violazione nell’arco di due anni può portare alla sospensione della patente, secondo tempi e modalità valutati in base alle norme applicabili al singolo caso.
Diversa è la situazione del semplice superamento parziale della striscia continua senza un vero sorpasso. Se viene accertata come violazione meno grave, la sanzione è più bassa e la perdita può fermarsi a 2 punti dalla patente. Anche qui conta la ricostruzione della manovra: per questo il filmato del sorpassometro SV3 e la verifica dell’agente restano passaggi centrali. Chi guida, però, farebbe bene a non affidarsi a questa distinzione. Su certe strade bastano pochi secondi.