Quando si compra un cavo Ethernet, alcune sigle apparentemente innocue possono nascondere differenze molto importanti.
Prima di scegliere una bobina per casa o ufficio, conviene quindi leggere con attenzione ciò che compare sulla confezione e sulla guaina. In particolare, una combinazione di lettere può cambiare parecchio qualità, affidabilità e durata del cablaggio.
CCA sul cavo Ethernet: che cosa significa davvero
La sigla CCA sta per copper-clad aluminum. Tradotto: i fili interni del cavo Ethernet non sono in rame pieno, ma hanno un’anima in alluminio ricoperta da un sottile strato di rame. A vederli così, non è facile accorgersene. Apri la guaina e gli otto conduttori sembrano quelli di un normale Cat6 in rame pieno. Proprio per questo molti se ne rendono conto troppo tardi, magari quando il cavo è già stato infilato nelle canaline.
Il vantaggio, per chi lo vende, è chiaro: costa meno. L’alluminio permette di proporre bobine a prezzi molto più bassi rispetto ai prodotti dei marchi più noti. Il guaio è il resto. Un installatore lo direbbe senza troppi giri di parole: “Se si spezza mentre lo crimpo, non lo voglio dentro un muro”.
Il rame-alluminio è più leggero, più fragile nelle pieghe strette e meno affidabile nei punti di collegamento, soprattutto quando si montano connettori RJ45 o frutti a parete. Sul banco da lavoro è una scocciatura. Dietro una parete finita diventa un problema vero.
Rame-alluminio e norme antincendio: il rischio è nel muro
Il punto più delicato riguarda l’installazione fissa. Un cavo di rete dentro il muro non è un semplice accessorio informatico: è un componente che deve rispettare requisiti precisi sul comportamento al fuoco. Negli Stati Uniti, per esempio, le classificazioni CM, CMR e CMP rimandano a standard come il National Electrical Code e alle prove UL, tra cui UL 444, usate per verificare come un cavo reagisce se viene raggiunto dalle fiamme.

Ispezione di un cavo Ethernet con un conduttore graffiato che mostra un nucleo argentato, tipico dei cavi CCA economici.
In Europa le regole sono diverse, con la classificazione CPR per i cavi da costruzione, ma il principio resta lo stesso: ciò che viene chiuso in una parete deve avere certificazioni corrette. I cavi CCA non possono essere trattati come equivalenti ai cavi in rame pieno solo perché sulla confezione promettono la stessa velocità. La scritta sulla guaina va letta bene.
Se mancano riferimenti chiari al conduttore in rame e alla certificazione antincendio, meglio fermarsi. Anche perché, una volta chiuso il cartongesso, cambiare una tratta significa tagliare, aprire, ripassare il cavo e richiudere. Altro che lavoretto da dieci minuti.
PoE, calore e cartongesso: i controlli da fare prima di chiudere
Il problema diventa ancora più concreto con il PoE, il Power over Ethernet, usato per alimentare access point Wi-Fi, videocamere IP, telefoni VoIP e piccoli dispositivi di rete usando lo stesso cavo dei dati. L’alluminio conduce peggio del rame: a parità di sezione oppone più resistenza, disperde più energia e può scaldare di più. Succede soprattutto sulle tratte lunghe o nei fasci di cavi chiusi dentro intercapedini dove l’aria gira poco.
Il risultato può essere una perdita di prestazioni, una caduta di tensione o, con il tempo, un degrado del cavo. Prima di chiudere il cartongesso, quindi, conviene fare tre controlli semplici ma decisivi: leggere la guaina e cercare indicazioni come solid bare copper, verificare la presenza di certificazioni credibili e, se qualcosa non torna, diffidare delle bobine troppo leggere o troppo economiche.
Alcuni installatori raschiano anche un conduttore: se sotto il rame spunta un colore argentato, quasi certamente è CCA. Risparmiare qualche decina di euro può sembrare conveniente al momento dell’acquisto. Ma se quel cavo deve restare nel muro per anni, il Cat6 in rame pieno resta la scelta più prudente.