Il problema, segnalato da ricercatori e agenzie cyber in diversi avvisi pubblici, riguarda soprattutto apparati ancora funzionanti ma ormai dichiarati End of Life, cioè arrivati a fine vita commerciale e tecnica. Funzionano, certo. Le luci lampeggiano, la connessione c’è. Ma la protezione, spesso, no.
Nel mirino ci sono soprattutto router Wi-Fi consumer e dispositivi per piccoli uffici prodotti diversi anni fa, venduti in grandi quantità e rimasti poi nelle abitazioni ben oltre la fine del supporto ufficiale. Le pagine di assistenza dei principali produttori — tra cui D-Link, Netgear, TP-Link, Asus e altri marchi del settore — indicano per molti modelli una data di fine manutenzione.
Da quel momento, niente più aggiornamenti del firmware. Nemmeno quando vengono scoperte nuove falle. Non è un’informazione nascosta, ma spesso l’utente non la controlla: il router viene installato una volta, magari dal tecnico dell’operatore o da un familiare, e resta lì per anni, accanto alla presa telefonica o sul mobile del soggiorno.
Il punto è proprio questo: un dispositivo End of Life può continuare a collegare smartphone, computer, telecamere e smart tv, ma non riceve più correzioni per le vulnerabilità scoperte dopo l’ultima versione del software. “Se un prodotto è fuori supporto, la misura più prudente è sostituirlo”, ricordano da tempo le agenzie nazionali di cybersecurity nei loro avvisi rivolti a cittadini e imprese. In altre parole: non basta che il router “vada ancora”. Deve essere anche mantenuto.
La falla che apre la porta agli attacchi in casa e in ufficio
Le vulnerabilità nei router senza patch possono permettere a un aggressore di prendere il controllo dell’apparato, cambiare le impostazioni di rete o intercettare parte del traffico. In alcuni casi, secondo gli avvisi pubblicati negli ultimi anni da Cisa, l’agenzia statunitense per la cybersicurezza, e dai ricercatori di sicurezza, queste falle vengono usate per installare malware, creare botnet o mandare gli utenti verso siti falsi. Basta un pannello di amministrazione esposto su Internet, una password debole, una funzione remota rimasta attiva.
A volte anche meno. Il rischio non riguarda solo chi conserva documenti sensibili sul computer. Un router compromesso può diventare una porta d’ingresso verso videocamere, sistemi di allarme, stampanti, dispositivi domotici e pc aziendali usati in smart working. Per un piccolo studio professionale può voler dire mettere in pericolo dati dei clienti, posta elettronica e accessi ai servizi cloud. In casa, invece, il danno può restare più silenzioso: navigazione alterata, credenziali rubate, connessioni usate per attacchi contro altri. E l’utente, davanti a un modem che sembra funzionare normalmente, spesso non si accorge di nulla.
Come capire se il proprio router è vulnerabile
Il primo controllo è semplice: bisogna individuare marca e modello del router, di solito indicati su un’etichetta sotto o dietro il dispositivo, insieme al numero di serie e alla versione hardware. Poi va aperta la pagina di supporto del produttore e cercato il modello esatto, non uno simile. Lì si trova la data dell’ultimo firmware disponibile e, in molti casi, l’eventuale dicitura “End of Life”, “End of Service” o “fuori supporto”. Se l’ultimo aggiornamento risale a molti anni fa, il segnale è già abbastanza chiaro.
Il secondo passo è entrare nel pannello di amministrazione, digitando nel browser l’indirizzo del router — spesso 192.168.1.1 o 192.168.0.1 — e controllare la versione del software installato. Se c’è un aggiornamento, va installato seguendo le istruzioni del produttore, meglio con una connessione stabile e senza spegnere il dispositivo durante l’operazione. Se invece non esistono nuove versioni e il modello risulta fuori supporto, non c’è una patch da aspettare. Il problema non è passeggero: è destinato a restare.
Cosa fare subito: sostituire il router e mettere in sicurezza la rete
La misura più efficace, quando un router vulnerabile non riceverà più aggiornamenti, è sostituirlo con un modello ancora supportato e con aggiornamenti automatici, o comunque facili da installare. Prima dell’acquisto conviene controllare sul sito del produttore la politica di supporto, la data di uscita del modello e la presenza di firmware recenti.
Non serve per forza scegliere il dispositivo più costoso: serve un apparato seguito nel tempo, con WPA3 quando disponibile, password robuste e un pannello di gestione chiaro. Nell’attesa, alcune impostazioni aiutano a ridurre l’esposizione. Va disattivata l’amministrazione remota se non serve, cambiata la password predefinita del pannello, impostata una chiave Wi-Fi lunga e non riutilizzata, spento WPS se non necessario e controllati i dispositivi collegati alla rete.
Chi usa il router fornito dall’operatore può fare una cosa molto semplice: contattare l’assistenza e chiedere se il modello è ancora supportato o se è prevista una sostituzione. Meglio farlo subito, prima che un apparato dimenticato diventi il punto debole di tutta la rete.