Se non vuoi buttare via l'aspirapolvere c'è una cosa che non dovresti mai aspirare

La scena è comune: si entra in salotto, si vede quella sagoma ferma sul muro, zampe sottili e corpo piccolo, e si prende l’aspirapolvere. Sembra la soluzione più rapida. In realtà, proprio da lì può partire il problema.
La scena è comune: si entra in salotto, si vede quella sagoma ferma sul muro, zampe sottili e corpo piccolo, e si prende l’aspirapolvere. Sembra la soluzione più rapida. In realtà, proprio da lì può partire il problema.
Se non vuoi buttare via l'aspirapolvere c'è una cosa che non dovresti mai aspirare

Un opilione in casa, quello che molti chiamano “ragno” anche se ragno non è, può lasciare un odore forte nell’aspirapolvere se viene risucchiato. Succede soprattutto tra fine estate e autunno, quando questi aracnidi entrano più spesso nelle abitazioni. Il motivo è semplice: se schiacciato o messo sotto pressione, l’animale attiva una difesa chimica, come ha documentato anche uno studio dell’Università di Graz del 2015. 

Il consiglio è netto: non aspirate gli opilioni. Nel passaggio dentro il tubo dell’aspirapolvere, il corpo dell’animale può essere compresso. Basta un urto, la pressione dell’aria, il trascinamento nel sacchetto o nel serbatoio. A quel punto può essere rilasciata una sostanza dall’odore acre. Non serve immaginare chissà quale scena: spesso ci si accorge di tutto solo dopo, quando l’apparecchio è già stato spento e rimesso nello sgabuzzino.

Secondo lo studio dell’Università di Graz, una sollecitazione energica può attivare le piccole ghiandole difensive presenti nella parte anteriore del corpo dell’opilione. La sostanza finisce così nel sacchetto, nel filtro e nelle parti interne dell’aspirapolvere. Al successivo utilizzo, l’aria in uscita può riportare l’odore nella stanza. “Sembra sparito, poi torna appena si riaccende”, raccontano spesso i tecnici chiamati per pulizie e manutenzioni domestiche. E a quel punto può toccare smontare tutto: contenitore, filtri, bocchette e accessori.

La difesa chimica dell’opilione: odore forte, ma nessun pericolo per le persone

L’opilione viene scambiato spesso per un ragno per via delle zampe lunghe e sottili. Ma non è un ragno vero e proprio. Fa parte degli aracnidi, questo sì, però ha caratteristiche diverse: di solito ha due occhi, non otto; non produce ragnatele; il corpo appare più compatto, quasi formato da un solo blocco, mentre nei ragni è diviso in due parti ben visibili. Sembra un dettaglio da poco, ma aiuta a capire perché si comporti in modo diverso.

Opilione sul muro vicino all’angolo, con tubo dell’aspirapolvere sul pavimento in primo piano
Un opilione sul muro accanto al tubo dell’aspirapolvere: un gesto comune che può lasciare cattivi odori nel filtro.

La sostanza emessa dall’opilione serve a difendersi da predatori e disturbi esterni. Per le persone, in base alle conoscenze disponibili, non risulta pericolosa. Anche in caso di contatto con la pelle non sono attesi effetti tossici. Il vero fastidio è l’odore pungente, che può restare a lungo se finisce dentro un apparecchio chiuso. Insomma, l’animale non merita panico. E nemmeno una corsa all’aspirapolvere.

Dal bicchiere al cartoncino: il metodo giusto per portarlo fuori casa

Chi non vuole un opilione in casa può rimuoverlo con un sistema semplice, vecchio stile e molto più efficace: un bicchiere, un cartoncino e un po’ di calma. Si appoggia il bicchiere sopra l’animale, senza schiacciarlo. Poi si fa scorrere piano un foglio rigido tra il muro e l’apertura. A quel punto lo si porta fuori: su un davanzale, in giardino, vicino a una siepe. Se non ci si muove di scatto, è un’operazione da mezzo minuto.

C’è anche un’altra scelta: lasciarlo dov’è, se non dà fastidio. Gli opilioni si nutrono di piccoli insetti, resti organici, afidi e altri organismi che possono entrare in casa, contribuendo a ridurre presenze meno gradite. Non sono aggressivi, non inseguono nessuno e passano gran parte del tempo fermi o in movimento lento lungo pareti e angoli. In cucina o in camera da letto, certo, la convivenza può non piacere. Ma la soluzione migliore resta evitare colpi, pressioni e aspirazioni.

Cattivi odori in abitacolo: filtro antipolline, umidità e manutenzione da non rimandare

Lo stesso principio vale, con le dovute differenze, anche per l’auto: quello che entra nei circuiti dell’aria tende a restare lì. E prima o poi torna fuori, appena si accende la ventilazione. Nell’abitacolo, la causa più frequente dei cattivi odori in auto è il filtro antipolline, che trattiene polvere, pollini, sporco e minuscole particelle arrivate dall’esterno. Se il filtro si satura e resta umido, può favorire muffe e batteri. L’odore di chiuso arriva subito: basta girare la manopola o avviare il climatizzatore.

Molti costruttori consigliano di sostituire il filtro abitacolo una volta l’anno o ogni circa 15 mila chilometri, anche se l’intervallo cambia in base al modello e all’uso dell’auto. In diversi veicoli si trova dietro il cassetto portaoggetti e può essere cambiato in pochi passaggi, seguendo il libretto di manutenzione. Per ridurre l’umidità, meglio non lasciare a lungo nell’abitacolo giacche bagnate, ombrelli aperti, tappetini zuppi o scarpe infangate. Anche usare l’aria condizionata nei mesi freddi, per qualche minuto, aiuta a togliere umidità dall’interno. Piccole abitudini, ma contano: in casa come in macchina, quello che finisce nei filtri prima o poi si sente.

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