Intanto Apple Music e Spotify continuano a puntare su streaming ad alta definizione, equalizzazione e formati lossless, perché ormai dall’iPhone passano musica, video, podcast e chiamate, tra casa, ufficio e mezzi pubblici. Ma il punto è meno banale di quanto sembri: non basta alzare il volume o comprare cuffie costose. A fare la differenza sono spesso le impostazioni audio dell’iPhone, le app usate e, in certi casi, gli accessori collegati.
Il primo controllo va fatto sulle app di streaming. La qualità audio, infatti, dipende anche dal segnale che arriva al telefono prima ancora di uscire da speaker o cuffie. Su Apple Music bisogna entrare in Impostazioni, poi App, quindi Musica: da qui si apre Qualità audio e si scelgono opzioni diverse per rete mobile, Wi-Fi e download. Per molti utenti la modalità “Alta qualità” resta la scelta più equilibrata: suona bene e non divora troppi dati.
Su Spotify il percorso parte dall’immagine del profilo: poi Impostazioni e privacy, quindi Qualità dei contenuti multimediali. Gli utenti free possono scegliere tra qualità bassa, normale e alta. Chi ha Spotify Premium trova anche “Molto alta” e, dove il servizio lo prevede, il lossless. In Wi-Fi, “Molto alta” è spesso più che sufficiente per l’ascolto di tutti i giorni, soprattutto con buone cuffie. Fuori casa, però, meglio fare attenzione: una playlist scaricata male o uno streaming spinto al massimo possono consumare parecchi gigabyte, senza che la differenza sia sempre così evidente all’orecchio.
Equalizzatore e normalizzazione del volume: quando aiutano e quando peggiorano il suono
Dopo lo streaming, conviene guardare all’equalizzatore, lo strumento che cambia il peso di bassi, medi e alti. In Apple Music si trova nel menu Musica delle impostazioni di iPhone: la voce EQ permette di scegliere preset già pronti, legati a generi musicali o profili sonori. Non c’è però una regolazione manuale fine. È una soluzione semplice, ma un po’ rigida: può andare bene se si ascoltano spesso gli stessi generi, meno se si passa da jazz a elettronica, poi a podcast e video.
Su Spotify, invece, l’equalizzatore lascia più spazio di manovra. Nella sezione Riproduzione si possono scegliere preset oppure spostare manualmente i punti sulle frequenze. Qui serve buon senso. Alzare troppo i bassi può dare un suono più pieno all’inizio, ma alla lunga rischia di coprire le voci e stancare l’ascolto. C’è poi la normalizzazione del volume, che porta i brani a un livello simile tra loro. Alcuni la trovano comoda perché evita continui ritocchi al volume; altri preferiscono disattivarla per mantenere una dinamica più naturale. Su Spotify, meglio non esagerare con l’opzione “Alto”: può comprimere troppo il suono.
Audio lossless su iPhone: perché il Bluetooth non basta e quando serve un DAC
Il tema più discusso resta l’audio lossless su iPhone, disponibile su Apple Music e, per gli abbonati Premium, anche su Spotify dove previsto. Il lossless conserva più dati del file originale e può avvicinarsi alla qualità CD. In cambio, però, occupa più spazio nei download e consuma più traffico durante lo streaming. Non è una scorciatoia magica. E soprattutto non funziona come molti immaginano.
Le normali cuffie Bluetooth, comprese molte AirPods, non trasmettono audio lossless in senso pieno, perché il collegamento senza fili comprime il segnale. Alcuni modelli recenti supportano casi particolari di ascolto wireless ad alta qualità con dispositivi come Apple Vision Pro, ma sono situazioni limitate.
Per ascoltare davvero in lossless con un iPhone serve di solito un collegamento via cavo e, meglio ancora, un DAC, cioè un convertitore digitale-analogico esterno. Accessori compatti come il FiiO KA11, spesso citato nelle guide di settore, servono proprio a portare il segnale alle cuffie con più fedeltà. Il formato Hi-Res Lossless, ancora più pesante, ha senso soprattutto con cuffie e amplificazioni di buon livello. Altrimenti rischia di pesare più sulla memoria che sull’esperienza d’ascolto.
Accessibilità, cuffie e speaker: le regolazioni nascoste che possono cambiare l’ascolto
C’è poi una zona che molti ignorano: le impostazioni di accessibilità audio. Su iPhone si trovano in Impostazioni, Accessibilità, Audio e effetti visivi. Da qui si può regolare il bilanciamento tra canale destro e sinistro, utile se una cuffia sembra più bassa dell’altra o se l’utente ha una diversa sensibilità uditiva. Sui modelli fino a iPhone 12 è disponibile anche la cancellazione del rumore per le telefonate, pensata per ridurre parte dei rumori ambientali durante le chiamate.
Con cuffie Apple compatibili, la sezione Regolazioni cuffie permette di lavorare su frequenze e suoni deboli, rendendo più chiari dettagli, voci e piccoli rumori di fondo. È una funzione da provare con calma, magari usando sempre lo stesso brano o la stessa telefonata registrata, perché l’effetto cambia molto da persona a persona. Se invece si ascolta dagli speaker dell’iPhone, vale un consiglio semplice ma concreto: controllare che le griglie non siano coperte da polvere o residui. Una pulizia delicata, con strumenti adatti e senza liquidi, può aiutare più di molte impostazioni. Solo dopo ha senso tornare nei menu e rifinire il suono.