Secondo gli annunci rilevati su eBay l’11 settembre 2026, alcuni modelli vengono proposti per diverse centinaia di euro. In un caso si supera anche quota mille. A pesare sono rarità, condizioni, accessori originali e, quando c’è, la confezione ancora sigillata.
Per molti erano oggetti di passaggio. Piccoli, leggeri, da infilare in tasca prima di uscire, con le cuffiette sottili, il display monocromatico e la batteria da ricaricare con un po’ di anticipo. Oggi, però, i vecchi MP3 player sono diventati una nicchia molto seguita del collezionismo tecnologico. Soprattutto se sono ben tenuti, con confezione originale, manuali, cavi e software dell’epoca. C’entrano la nostalgia, la rarità, il gusto per il design dei primi anni Duemila e il fascino di oggetti che hanno accompagnato il passaggio dal CD alla musica digitale. Attenzione, però: le cifre indicate negli annunci sono prezzi richiesti dai venditori, non vendite concluse. Una differenza importante, che chi segue le aste online conosce bene.
Rio PMP300, il pioniere da dieci canzoni che può superare i 1.000 euro
Il nome che salta subito all’occhio è quello del Diamond Rio PMP300, presentato da Diamond Multimedia il 15 settembre 1998. È considerato uno dei primi lettori digitali portatili arrivati davvero al grande pubblico. Aveva appena 32 MB di memoria interna, abbastanza per circa dieci brani in formato MP3, e al lancio costava 200 dollari.
Oggi fanno quasi tenerezza, quei numeri. All’epoca, però, bastarono a far scattare l’allarme nell’industria discografica statunitense. La Recording Industry Association of America provò infatti a bloccarne la vendita con un’azione legale, temendo la circolazione incontrollata dei file musicali digitali. Il ricorso non fermò il lettore, che finì così nella storia della musica portatile. Su eBay, stando agli annunci attuali, un Rio PMP300 può essere proposto fino a circa 1.100 euro, soprattutto se completo e in buone condizioni. Gli esemplari sigillati, raccontano i collezionisti nei forum specializzati, “si vedono di rado, e quando compaiono spariscono in fretta”.
Sony, Creative, iRiver e Zune: i rivali dell’iPod diventati pezzi cult
Non c’era solo Apple, anche se l’iPod avrebbe poi dominato l’immaginario degli anni Duemila. Nel mercato dei lettori MP3 portatili si mossero marchi come Sony, Creative, iRiver, Samsung e Microsoft, ognuno con idee, punti di forza e limiti ben riconoscibili. Il Creative Nomad Jukebox Zen Xtra, rivale diretto dell’iPod, offriva tagli da 30 o 60 GB e una qualità audio apprezzata da chi guardava con diffidenza al mondo Apple; oggi un esemplare da 30 GB molto usato viene proposto intorno ai 100 euro.
Più ricercato l’iRiver iHP-120, con disco Toshiba da 20 GB, scocca in magnesio e supporto al formato Ogg Vorbis: negli annunci può arrivare a circa 180 euro, soprattutto con scatola e accessori. Sony rispose con il Network Walkman NW-HD1, compatto e dotato di memoria da 20 GB, ma frenato dall’obbligo di convertire i brani nel formato ATRAC; le richieste si aggirano intorno ai 200 euro. Il successivo Sony NW-HD3, finalmente compatibile con gli MP3 senza conversione, può salire molto di più: un esemplare ancora sigillato viene offerto a circa 580 euro.
C’è poi il Microsoft Zune 30, lanciato nel 2006 con radio FM, schermo da 3 pollici e funzione Wi-Fi per condividere brani tra dispositivi. Non riuscì a battere l’iPod, ma oggi può arrivare a 200 euro negli annunci più completi. Resta famoso anche il blocco globale del 31 dicembre 2008, la cosiddetta “Zunepocalypse”: molti Zune 30 si congelarono per un bug legato all’anno bisestile. Il giorno dopo, quasi come nulla fosse, tornarono a funzionare.
Scatola, accessori e sigilli: cosa fa davvero salire il valore per i collezionisti
A fare la differenza non è solo il fatto che il dispositivo si accenda. Conta soprattutto lo stato di conservazione. Un lettore MP3 vintage senza graffi evidenti, con batteria ancora efficiente, cavo originale, cuffie, manuali e CD di installazione vale molto più dello stesso modello venduto “nudo” in una busta imbottita. La scatola originale pesa parecchio, perché riporta l’oggetto alla sua forma completa, quella vista sugli scaffali dei negozi di elettronica vent’anni fa.
Ancora più ricercati sono i dispositivi mai aperti, con i sigilli integri: in quel caso non si compra solo un apparecchio, ma una piccola capsula del tempo. Anche la disponibilità conta. Modelli come i Samsung Yepp, meno celebrati all’epoca rispetto ai concorrenti più noti, possono oggi raggiungere richieste fino a circa 230 euro, proprio perché alcune versioni sono diventate più difficili da trovare. “Non basta che si accenda”, ha spiegato un venditore specializzato in elettronica d’epoca in un’inserzione, “conta tutto quello che c’è intorno”.
È forse qui il senso di questo ritorno: oggetti nati per contenere poche centinaia, o poche migliaia, di canzoni sono diventati la memoria concreta di un’epoca in cui la musica digitale stava appena imparando a stare in tasca.