La decisione di Google fa parte del normale ciclo di vita di un sistema operativo mobile. Ma per chi usa ancora un telefono con Android 6 Marshmallow, gli effetti saranno tutt’altro che teorici. Dopo undici anni, i servizi centrali di Mountain View non sosterranno più questa versione: proprio quei servizi che permettono a molte app di funzionare, aggiornarsi e restare collegate al mondo Android.
Il problema, quindi, non è solo avere una versione vecchia del sistema. È tutto quello che c’è dietro. Senza aggiornamenti dei Play Services, lo smartphone continua ad accendersi, può mostrare la schermata iniziale e magari fare ancora chiamate. Ma perde, un pezzo alla volta, la parte davvero “smart”. Non uno spegnimento improvviso, piuttosto una lenta uscita di scena.
I 13 Xiaomi coinvolti e le funzioni che smetteranno di andare
Secondo quanto riportato da GIGA e ripreso da siti specializzati come XimiTime, i modelli Xiaomi interessati sono tredici: Xiaomi Mi 3, Xiaomi Mi 4, Xiaomi Mi 4 LTE, Xiaomi Mi Note, Redmi Note 3, Redmi 3s, Redmi 3s Prime, Redmi 3x, Redmi 4 Prime, Redmi Note 4 nella versione con processore MediaTek, Redmi Pro, Redmi 4 e Redmi Note 3 SE. Sono telefoni usciti molti anni fa, spesso già dimenticati in un cassetto. Ma non è raro trovarli ancora in giro: come secondo telefono, navigatore da auto o dispositivo semplice per persone anziane.
Per questi smartphone Xiaomi, i problemi non arriveranno tutti insieme. Alcune app continueranno ad aprirsi ancora per un po’. Altre, invece, inizieranno a mostrare errori, richieste di aggiornamento impossibili da completare o funzioni non più disponibili. È la storia tipica dei telefoni tenuti “finché vanno”: funzionano, sì, fino al giorno in cui un servizio centrale smette di riconoscerli.
Play Services, Play Protect e app Google: sicurezza e uso quotidiano a rischio
La conseguenza più delicata riguarda i Google Play Services, il pacchetto che gestisce notifiche, accessi, sincronizzazioni, localizzazione e molte funzioni usate ogni giorno dalle app installate sul telefono. Senza aggiornamenti, anche Google Play Protect, il sistema che controlla la presenza di software dannoso nelle applicazioni, perde efficacia o smette di lavorare correttamente sui dispositivi con Android 6.
Poi ci sono le singole app Google. I requisiti minimi stanno salendo: secondo le informazioni disponibili, YouTube richiederà almeno Android 10, l’app ufficiale Google almeno Android 11, mentre per Gmail servirà almeno Android 7. In pratica, su questi vecchi Xiaomi, alcune app centrali potrebbero non aggiornarsi più o non funzionare come prima.
Il rischio, soprattutto per gli utenti meno esperti, è prendere la cosa alla leggera. Un telefono non aggiornato non è solo più lento o meno comodo: può diventare più esposto a falle di sicurezza, app dannose e problemi di compatibilità. “Se lo usate ancora per posta, banca o account personali, meglio fermarsi e valutare”, è il consiglio che da tempo gira tra tecnici e riparatori.
Nuovo smartphone o Custom ROM: le strade rimaste agli utenti
A questo punto le alternative sono poche. La soluzione più semplice è passare a uno smartphone Android più recente, con una versione del sistema ancora supportata e patch di sicurezza aggiornate. Non serve per forza comprare un top di gamma: anche molti modelli economici garantiscono ormai diversi anni di aggiornamenti. È un dettaglio da controllare prima dell’acquisto.
L’altra strada, per chi sa dove mettere le mani, è installare una Custom ROM, cioè una versione non ufficiale di Android sviluppata dalla comunità. Può funzionare solo su alcuni modelli e richiede cautela: sblocco del bootloader, passaggi manuali, rischio di perdere dati o di rendere inutilizzabile il telefono. Insomma, non è una scelta per tutti.
Per molti possessori dei tredici Xiaomi coinvolti, la decisione di Google segna di fatto la fine dell’uso quotidiano. Il dispositivo potrà ancora accendersi e magari servire per operazioni di base. Ma senza Play Services, senza protezioni aggiornate e con app sempre meno compatibili, lo spazio si riduce parecchio. E questa volta non dipende da Xiaomi: si chiude un ciclo iniziato nel 2015 con Android Marshmallow.