Questi computer erano rimasti in cantina, fino a quando il proprietario non li ha tirati fuori e ci ha fatto un capitale

James Pellegrini, informatico statunitense, nel 2022 ha rimesso in vendita su eBay più di 2.000 computer NABU-PC rimasti chiusi per 23 anni in un magazzino.
James Pellegrini, informatico statunitense, nel 2022 ha rimesso in vendita su eBay più di 2.000 computer NABU-PC rimasti chiusi per 23 anni in un magazzino.
Questi computer erano rimasti in cantina, fino a quando il proprietario non li ha tirati fuori e ci ha fatto un capitale

Macchine degli anni Ottanta, dimenticate e mai davvero uscite dal passato, che grazie ai collezionisti di computer vintage sono diventate un affare da oltre 56.000 dollari.

Per oltre vent’anni quei NABU-PC sono rimasti accatastati in una vecchia struttura, lontani dai negozi e dalle scrivanie per cui erano stati pensati. James Pellegrini, laureato in informatica, li aveva comprati anni prima dopo la liquidazione delle scorte della società canadese NABU. L’idea era semplice: trovare un uso pratico a quelle macchine, magari nei centralini telefonici di piccole aziende. Ma il progetto non è mai decollato.

Come avrebbe poi raccontato lo stesso Pellegrini, il prodotto non fu completato e i computer finirono nella rimessa di un vicino, dove rimasero per circa 23 anni. Molti esemplari, secondo le ricostruzioni riprese anche da siti specializzati come GameStar.de, erano ancora inutilizzati, conservati quasi come erano usciti dal circuito commerciale.

Nel 2022, quando il magazzino ha iniziato a dare problemi di stabilità, Pellegrini si è trovato davanti a una scelta: spostare tutto o provare a vendere. Ha scelto la seconda strada. E così un lotto di vecchi computer dimenticati ha cominciato a valere molto più della polvere che lo copriva.

Dall’utopia via cavo degli anni Ottanta al flop del progetto NABU

La storia dei computer NABU parte dal Canada dei primi anni Ottanta. La società Natural Access to Bi-directional Utilities voleva portare programmi, giochi e servizi informatici nelle case attraverso la televisione via cavo. Non era Internet, almeno non come lo conosciamo oggi.

Computer vintage beige con tastiera e cavi in una scatola aperta su pallet, in un magazzino pieno di cartoni
Un vecchio computer anni Ottanta riemerge da scatole accatastate in magazzino, simbolo dei lotti di tecnologia vintage rivenduti online.

Però l’intuizione andava già in quella direzione. Il sistema prevedeva uno scambio di dati tra il terminale domestico e la rete via cavo, con contenuti distribuiti agli utenti tramite una rete dedicata. In pratica, il NABU-PC doveva essere una porta d’ingresso a un mondo digitale prima che il web diventasse di massa. Un’idea avanti, forse troppo avanti.

E costosa da reggere. Il mercato non rispose abbastanza. La rete NABU fu chiusa nel 1985, lasciando dietro di sé apparecchi, componenti e scorte invendute. Fu allora che Pellegrini acquistò più di 2.000 unità, pensando di rimetterle in circolo. «Sembrava un’occasione», avrebbe spiegato anni dopo. Ma anche quel tentativo si fermò prima di diventare una vera attività.

La svolta su eBay: vendite, controlli e oltre 56.000 dollari incassati

Quando i primi annunci sono comparsi su eBay, la risposta è arrivata in fretta. I NABU-PC hanno attirato appassionati di informatica retrò, restauratori, curiosi e collezionisti. Non era un computer qualunque: era una macchina rara, legata a una pagina poco battuta ma importante della storia digitale. Poi è arrivata la spinta decisiva.

Il canale YouTube Adrian’s Digital Basement ha raccontato la vicenda, portandola dentro una community molto attenta a ritrovamenti di questo tipo. Le vendite sono cresciute tanto da far scattare controlli da parte di eBay. Secondo le ricostruzioni disponibili, la piattaforma avrebbe sospeso per un periodo le transazioni per verificare gli annunci e accertare che Pellegrini fosse davvero il proprietario dei computer. Una pausa tecnica, non una chiusura definitiva.

Dopo le verifiche, le inserzioni sono ripartite. Il bilancio è già notevole: oltre 700 clienti avrebbero acquistato almeno un’unità e gli incassi complessivi avrebbero superato i 56.000 dollari. Al momento le vendite risultano temporaneamente ferme, ma Pellegrini avrebbe ancora centinaia di pezzi disponibili. Secondo alcune stime, potrebbero restare più di 1.500 computer NABU.

Computer vintage, community online e seconde vite dei pezzi dimenticati

La vicenda dei NABU-PC dice molto anche sul peso delle community online nel mercato dei computer vintage. Forum, canali YouTube, gruppi specializzati e piattaforme di vendita hanno dato visibilità a oggetti rimasti per anni senza un pubblico. Una scheda madre, un terminale o un vecchio manuale tecnico possono diventare in pochi giorni materiale ricercato.

Non è solo nostalgia. Per molti collezionisti recuperare un computer degli anni Ottanta significa ricostruire un pezzo di storia tecnologica: capire come funzionavano le reti prima del web, quali strade furono tentate e perché alcune idee non riuscirono a imporsi. Il NABU-PC, da questo punto di vista, è un caso particolare: non ebbe successo commerciale, ma anticipò temi che sarebbero diventati centrali anni dopo.

Il valore economico cambia in base a conservazione, rarità, accessori, imballo e interesse della comunità. Ma la lezione è chiara: in magazzini, cantine e stock dimenticati possono nascondersi pezzi pronti a una seconda vita. A volte bastano un annuncio su eBay, un video visto dalle persone giuste e una storia capace di riaccendere la curiosità.

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