Da una parte c’è MaxLinear, che con la tecnologia Puma 9 promette Internet fino a 12 Gbps usando le infrastrutture già presenti. Dall’altra c’è Nokia, che ha deciso di ridurre la collaborazione con InCoax per lo scarso interesse commerciale verso soluzioni simili. In mezzo, una domanda molto concreta: il vecchio cavo d’antenna può davvero avere una seconda vita, o la fibra ha già chiuso la partita?
Per anni il cavo d’antenna è stato una presenza normale nelle abitazioni. Una presa in salotto, una in camera da letto, a volte anche nello studio o in cucina. Serviva a portare il segnale televisivo in casa, quando la tv passava quasi sempre da lì e il router non era ancora diventato il cuore della connessione domestica. Oggi molte di quelle prese restano inutilizzate. Coperte dalla polvere, dietro un mobile, mentre Smart TV, decoder e console si collegano via WiFi o Ethernet.
Eppure quel vecchio cavo non è solo un residuo del passato. Il coassiale, con un’anima centrale in rame, uno strato isolante e una schermatura metallica, è nato per trasportare segnali elettrici ad alta frequenza e proteggerli dalle interferenze. Non a caso è stato usato anche nelle reti via cavo e, in diversi Paesi, ha accompagnato i primi servizi Internet a banda larga.
Il punto che interessa agli operatori è semplice: quei cavi sono già dentro gli edifici. Portare un nuovo collegamento in ogni stanza costa, richiede lavori e spesso si scontra con vincoli condominiali. Usare una rete interna già presente può sembrare una scorciatoia: meno muri da aprire, meno canaline, meno appuntamenti con tecnici e amministratori. Sulla carta, una strada comoda. Nella realtà, però, non sempre basta.
MaxLinear punta su Puma 9: Internet fino a 12 Gbps sui cavi già installati
La statunitense MaxLinear scommette proprio sulla seconda vita del cavo coassiale. Con Puma 9, l’azienda propone una piattaforma pensata per permettere agli operatori di usare le reti via cavo già installate e offrire connessioni multigigabit. Secondo MaxLinear, si può arrivare fino a 12 Gbps senza sostituire tutta l’infrastruttura. Un dettaglio tutt’altro che marginale: nelle telecomunicazioni, spesso, scavi, posa dei cavi e adeguamento degli impianti pesano più dell’elettronica.
L’azienda presenta il progetto come un modo per allungare la vita delle reti esistenti e portare nelle case servizi ad alta capacità. Gli apparati, nelle intenzioni, sarebbero pronti anche per standard futuri come il WiFi 8, non ancora definito in modo definitivo. Il messaggio è chiaro: se il cavo arriva già nelle stanze, può diventare una spina dorsale domestica stabile, meno esposta ai problemi del WiFi quando ci sono muri spessi o case molto grandi.
Il vantaggio possibile riguarda soprattutto gli edifici dove la fibra ottica arriva fino al palazzo o all’appartamento, ma poi distribuirla all’interno diventa complicato. In questi casi il coassiale potrebbe fare da ponte, portando la connessione dal punto di ingresso alle varie stanze. Non è un’idea nuova, ma torna d’attualità perché la richiesta di banda continua a salire: streaming in alta definizione, lavoro da remoto, gaming, sistemi di sicurezza, dispositivi connessi. Tutto acceso, spesso nello stesso momento.
Nokia e InCoax fanno un passo indietro: la tecnologia c’è, il mercato meno
A raffreddare l’entusiasmo è arrivata però la scelta di Nokia, uno dei nomi più importanti delle telecomunicazioni. Il gruppo finlandese collaborava con InCoax su una soluzione basata su tecnologia MoCA, pensata proprio per usare i cavi coassiali già presenti negli edifici e distribuire connessioni ad alta velocità partendo da reti in fibra XGS-PON. In parole semplici: la fibra arriva, poi il vecchio cavo d’antenna porta la connessione dentro casa.
Secondo quanto comunicato da InCoax, Nokia ha deciso di non continuare a investire nell’offerta comune e di togliere i prodotti dell’azienda dalla propria proposta commerciale. La ragione indicata è secca: “insufficiente interesse dei clienti nella soluzione congiunta”. Poche parole, ma abbastanza chiare. La tecnologia, almeno secondo le aziende coinvolte, funzionava. A mancare è stata la domanda. O, più probabilmente, la convenienza percepita dagli operatori.
Qui la questione esce dal terreno puramente tecnico e diventa industriale. Nel mercato delle reti non basta dimostrare che una soluzione funziona. Deve essere semplice da vendere, da installare, da gestire e da spiegare al cliente finale. Se un operatore ha già scelto la FTTH, cioè la fibra fino a casa, oppure punta su router WiFi sempre più potenti, aggiungere un altro pezzo alla rete può diventare un costo in più. Anche quando, in teoria, quel pezzo risolve un problema reale.
La sfida con FTTH, WiFi ed Ethernet: perché la seconda vita del cavo d’antenna non è scontata
Il vero rivale del coassiale non è solo la fibra. È l’equilibrio economico che si è creato attorno alla FTTH, al WiFi domestico e, dove serve, al classico cavo Ethernet. La fibra porta già una connessione veloce dentro casa. Da lì, il router dell’operatore la distribuisce con una soluzione che non sempre è la migliore sul piano tecnico, ma è economica, conosciuta e rapida da installare. Per molti utenti, semplicemente, basta.
Il cavo d’antenna può avere senso dove il WiFi fatica: appartamenti con muri spessi, case su più piani, condomìni in cui tirare nuovi cavi è complicato. Può evitare ripetitori, powerline poco stabili o lavori invasivi. Però deve fare i conti con dispositivi sempre più facili da configurare, reti mesh, porte Ethernet già presenti in alcune abitazioni recenti e offerte commerciali costruite quasi tutte attorno alla fibra.
La partita, quindi, resta aperta. Ma non è affatto scontata. MaxLinear vede nel cavo coassiale una risorsa da riaccendere, capace di portare Internet multigigabit senza rifare tutto da zero. Nokia, invece, ha appena ricordato che una buona soluzione tecnica può non bastare, se il mercato non la considera necessaria. Sullo sfondo restano milioni di prese TV inutilizzate, ancora lì, dietro i mobili: un’infrastruttura dimenticata che potrebbe tornare utile, a patto di trovare il modo giusto per venderla, installarla e farla capire.