Se sullo schermo del telefono compare un punto verde o arancione, meglio non far finta di nulla. Su iPhone e su molti smartphone Android quel segnale indica che fotocamera, microfono o posizione sono in uso, perché il sistema lo richiede o perché un’app ha ricevuto il permesso. È un dettaglio piccolo, in alto sul display, ma non è lì per caso. Può comparire mentre si registra un video, si partecipa a una videochiamata o si manda un messaggio vocale. Tutto normale, in quei casi. Se però spunta quando il telefono sembra fermo, o mentre si usa un’app che non dovrebbe registrare nulla, conviene controllare.
Punto verde o arancione: che cosa indicano su iPhone e Android
Su iPhone, Apple ha introdotto questi avvisi da iOS 14. Il punto verde segnala che è attiva la fotocamera. Il punto arancione, invece, indica che un’app sta usando il microfono. La spia compare nella parte alta dello schermo, vicino agli indicatori di sistema, e resta visibile finché il sensore è acceso. È un’idea che ricorda quella dei Mac, dove da anni una luce verde avvisa quando la webcam integrata è in funzione.
Su Android, Google ha seguito una strada simile con Android 12. Quando un’app accede a fotocamera o microfono, appare un indicatore verde nella parte superiore del display. Sui modelli più recenti possono comparire anche icone diverse, in base alla versione del sistema e all’interfaccia scelta dal produttore. Samsung, Xiaomi, Oppo e altri marchi possono mostrarlo in modo leggermente diverso, ma il messaggio resta lo stesso: un’app sta usando un permesso delicato.
Il principio è semplice. Se si apre la fotocamera, si registra un audio o si entra in una riunione su Teams, WhatsApp o Google Meet, il segnale è previsto. Se invece il punto colorato appare mentre si legge una pagina, si controlla il meteo o si usa un’app che non dovrebbe ascoltare né vedere nulla, meglio fermarsi un attimo. Non vuol dire per forza che qualcuno stia spiando. Ma una verifica è sempre consigliabile.

Come capire quale app sta usando fotocamera, microfono o posizione
Su iPhone basta aprire il Centro di controllo, scorrendo verso il basso dall’angolo in alto a destra. In alto viene mostrato quale app ha usato di recente la fotocamera, il microfono o altri sensori. È un controllo rapido, utile soprattutto quando il punto compare per pochi secondi e poi sparisce. Apple segnala anche l’uso della posizione, quando un’app consulta il GPS o i servizi di localizzazione.
Su Android, in molti casi è sufficiente toccare l’indicatore verde nella parte alta dello schermo. Il telefono mostra quale app sta usando microfono o fotocamera e spesso permette di arrivare subito alla pagina dei permessi. Pochi passaggi, insomma. Se qualcosa non torna, si può intervenire immediatamente. Gli esperti di sicurezza digitale lo ripetono spesso: meglio controllare una volta in più, perché molti accessi sospetti nascono da autorizzazioni date mesi prima e poi dimenticate.
Qualche esempio aiuta a capirsi. Un’app per modificare foto può avere bisogno della galleria, ma non sempre del microfono. Un’app torcia non dovrebbe chiedere la posizione. Un gioco gratuito può richiedere alcuni permessi legati alla pubblicità, ma se attiva la fotocamera senza un motivo chiaro è lecito chiedersi perché. Qui la tecnologia aiuta, ma il buon senso resta fondamentale.
Permessi e report privacy: dove controllarli nelle impostazioni
Su iPhone il percorso da seguire è Impostazioni, poi Privacy e sicurezza. Da lì si possono controllare le singole voci: Fotocamera, Microfono, Localizzazione, Contatti, Foto e altri dati personali. Ogni sezione mostra quali app hanno il permesso di accedere. Con un tocco si può togliere l’autorizzazione, concederla di nuovo o limitarla. Per esempio, si può permettere a un’app di vedere solo alcune immagini invece dell’intera libreria.
Apple offre anche il Resoconto sulla privacy delle app, uno strumento che mostra quali applicazioni hanno usato sensori e dati negli ultimi giorni. Non tutti lo guardano, va detto. Eppure è uno dei controlli più utili per capire se un’app si comporta davvero come dovrebbe. Se un’app meteo controlla spesso la posizione, può avere senso. Se continua a farlo anche quando non viene aperta da settimane, allora qualcosa non torna.
Su Android il nome della sezione può cambiare in base al produttore, ma di solito si trova in Impostazioni, poi Privacy oppure Sicurezza e privacy. Nel Dashboard privacy, arrivato con Android 12 e poi ampliato, si può vedere quali app hanno usato fotocamera, microfono e posizione nelle ultime 24 ore. Con Android 13 sono arrivati controlli più precisi su foto e video, mentre Android 14 ha reso ancora più stretta la gestione dei permessi sensibili.
Gli indicatori aiutano contro lo spionaggio, ma non bastano da soli
I punti colorati sul telefono non sono un antivirus. Non bloccano automaticamente un’app scorretta. Funzionano piuttosto come una spia sul cruscotto: avvisano che qualcosa è in corso. E questo rende più difficile per un’app accedere di nascosto a microfono o fotocamera, perché l’utente può accorgersene quasi subito. Prima di questi avvisi, molti accessi passavano inosservati, soprattutto quando avvenivano in background o per pochi istanti.
Il limite però resta. Se un’app ha ricevuto permessi ampi, può continuare a usarli secondo le regole del sistema, almeno finché quei permessi non vengono tolti. Inoltre non tutti notano gli avvisi, e non tutti sanno leggerli nel modo giusto. Per questo conviene fare ogni tanto un piccolo controllo: guardare le app installate, cancellare quelle inutili, aggiornare il sistema operativo e rivedere i permessi privacy, soprattutto dopo aver scaricato un nuovo servizio.
La regola pratica è questa: se il punto verde su iPhone o Android compare mentre si usa una funzione che richiede la fotocamera, nessun allarme. Se invece appare senza un motivo chiaro, meglio aprire il Centro di controllo o il pannello privacy e verificare. Bastano pochi secondi. Su uno smartphone che conserva foto, chat, contatti, documenti e posizione, quei pochi secondi possono contare parecchio.