Pulizia smartphone, l’errore che fanno tutti: come non sbagliare più nell'igienizzazione

Pulizia smartphone, l’errore che fanno tutti: come non sbagliare più nell'igienizzazione

Pulizia smartphone, quali errori è meglio non commettere: ecco cosa sbagliano in tanti nell’igienizzazione.

C’è un dettaglio che continua a essere sottovalutato nonostante faccia ormai parte della routine quotidiana di chiunque: lo smartphone è uno degli oggetti più toccati durante la giornata, ma anche uno dei meno igienizzati in modo corretto. Lo si prende appena svegli, lo si appoggia sui tavoli dei bar, sulle scrivanie, nei sedili dell’auto, nelle tasche dei giubbotti, nelle borse, perfino nei bagni pubblici. Poi torna vicino al volto, alle mani, agli occhi, alla bocca. 

Negli anni successivi alla diffusione del Covid, l’attenzione verso l’igiene delle superfici è cresciuta in maniera evidente. Mascherine, gel disinfettanti e detergenti sono diventati parte della normalità, ma insieme a queste abitudini è rimasta anche una maggiore consapevolezza sui dispositivi elettronici. E non è un caso se oggi produttori di smartphone, tablet e computer dedicano intere sezioni dei manuali ufficiali proprio alla pulizia dei device. 

Sullo schermo del telefono si accumula molto più della semplice polvere 

Il punto centrale non riguarda tanto l’allarmismo quanto la realtà microbiologica delle superfici che tocchiamo continuamente. Gli schermi touch, le cover, le tastiere dei computer e perfino gli auricolari wireless diventano facilmente ricettacoli di microbi, residui organici, polvere e batteri. 

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La maggior parte di questi organismi è innocua. Si tratta spesso di batteri normalmente presenti sulla pelle o nell’ambiente domestico. Ma esistono situazioni in cui sul telefono possono depositarsi anche agenti patogeni capaci di sopravvivere per diverse ore sulle superfici. 

Gli studi condotti in ambito ospedaliero hanno mostrato un dato che continua a far discutere: il cellulare utilizzato dal personale sanitario può trasformarsi in un vero veicolo di contaminazione batterica. Alcune ricerche hanno individuato specie come Pseudomonas aeruginosa e Klebsiella pneumoniae, entrambe associate a infezioni potenzialmente severe soprattutto nei soggetti fragili o immunodepressi. 

Il problema non riguarda esclusivamente gli ospedali. Basta pensare a quanti gesti automatici vengono compiuti senza riflettere: usare il telefono mentre si mangia, toccarlo dopo aver preso mezzi pubblici, appoggiarlo ovunque e poi strofinarsi gli occhi o il viso. 

Quante volte tocchiamo davvero lo smartphone 

Una ricerca della società Dscout ha stimato che una persona arrivi a toccare il cellulare in media 2.617 volte al giorno. È un numero enorme, soprattutto se rapportato alla frequenza con cui normalmente viene pulito il dispositivo. 

Ed è qui che emerge la contraddizione più evidente. Molti lavano regolarmente le mani ma continuano a utilizzare telefoni sporchi, trasferendo continuamente germi e residui da una superficie all’altra. Il telefono, di fatto, interrompe il ciclo dell’igiene. 

Ci sono poi situazioni ancora più comuni e sottovalutate. Una persona tossisce vicino allo schermo, starnutisce mentre guarda il telefono, risponde a una chiamata con le mani sporche oppure utilizza il dispositivo dopo aver toccato superfici condivise. Le microscopiche goccioline che si disperdono nell’aria possono depositarsi direttamente sullo smartphone. 

I batteri che possono trovarsi sul cellulare 

Tra gli organismi individuati più frequentemente sugli smartphone compaiono diversi batteri già noti in ambito clinico. Il più discusso resta Pseudomonas aeruginosa, considerato particolarmente resistente agli antibiotici e capace di provocare infezioni complesse. 

È stato rilevato anche il Clostridium, associato a disturbi intestinali e infezioni del colon, soprattutto nelle persone più vulnerabili. Poi c’è lo Staphylococcus aureus, spesso coinvolto in infezioni cutanee e respiratorie. 

Non mancano gli streptococchi, compresi quelli responsabili di faringiti e tonsilliti, oltre all’Escherichia coli, batterio normalmente presente nell’intestino ma che fuori dal suo ambiente naturale può causare problemi gastrointestinali. 

Va però chiarito un aspetto spesso ignorato. Il telefono non è l’oggetto più contaminato della casa. Le spugne da cucina, le tastiere dei computer, il porta-spazzolino o persino le ciotole degli animali domestici possono contenere quantità di batteri decisamente superiori. Questo ridimensiona molti allarmismi, ma non elimina la necessità di una corretta pulizia. 

Come pulire davvero smartphone e tablet senza rovinarli 

La pulizia degli schermi touch richiede attenzione perché materiali e rivestimenti protettivi possono danneggiarsi facilmente con prodotti aggressivi. Le indicazioni dei produttori oggi sono piuttosto chiare: meglio utilizzare un panno morbido e privo di pelucchi, evitando detergenti troppo aggressivi o spray spruzzati direttamente sul dispositivo. 

Le salviette con alcol isopropilico al 70% vengono considerate tra le soluzioni più efficaci per igienizzare smartphone e tablet senza compromettere il display. Diverso il discorso per cover in pelle o tessuto, che potrebbero deteriorarsi. 

È importante evitare candeggina, prodotti abrasivi e liquidi in eccesso. Anche un gesto apparentemente innocuo, come pulire il telefono mentre è collegato alla corrente, può diventare rischioso. 

La vera differenza, comunque, la fa la continuità. Pulire rapidamente lo smartphone una o due volte al giorno riduce sensibilmente l’accumulo di sporco e residui biologici. Non serve trasformare il telefono in un oggetto sterile. Basta smettere di considerarlo immune dallo sporco soltanto perché appare lucido sullo schermo. 

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