Apple accusata di aver violato tre brevetti per alcuni elementi della UI

Dopo la Class Action per l’effetto “gelatina” del display dell’ultimo iPad Mini arriva l’accusa di violazione di brevetti.

I dispositivi di Apple, sotto ogni punti di vista, sono concentrati di tecnologia e proprio per questo motivo l’azienda di Cupertino si trova spesso a dover fronteggiare accuse di violazioni di brevetti. Sull’ultimo contenzioso c’è la firma di SpaceTime3D, secondo cui il multitasking di iOS/iPadOS e l’interfaccia delle schede di Safari non sarebbero poi così originali.

Per l’accusa (un’azienda di software che “fornisce ai consumatori un’esperienza digitale seamless”), il colosso californiano avrebbe violato più brevetti di una sua interfaccia utente 3D.

Safari tab Switcher

La denuncia è stata presentata pochi giorni fa presso un tribunale distrettuale degli Stati Uniti. Per SpaceTime3D, i brevetti violati per App Switcher e Safari Tab View sono tre, uno dei quali depositato nel 2007.

Il fondatore di SpaceTime3D, Ezra Bakhash, avrebbe mostrato la tecnologia in questione ad una figura dirigenziale di Apple. La società californiana avrebbe poi intenzionalmente violato le proprietà intellettuali di SpaceTime 3D e avrebbe cercato di brevettare a suo nome le soluzioni software sopra descritte. La richiesta di Apple sarebbe stata infine respinta dall’Ufficio Marchi e Brevetti degli USA proprio perché le tecnologie sarebbero di proprietà di SpaceTime 3D.

L’accusa ora chiede una condanna per Apple e che quest’ultima paghi danni e spese legali.

Guai anche a causa del display di iPad Mini

Oltre all’attacco sferrato da Bakhash e soci, Apple deve fare i conti anche con la Class Action nata per via dell’effetto “gelatina” del display dell’iPad Mini di ultima generazione. Un effetto normale secondo il gigante californiano che tuttavia non è ritenuto accettabile da diversi utenti.

Apple avrebbe commercializzato un dispositivo difettoso, nonostante fosse a conoscenza dell’effetto “jelly scrolling”. La Class Action deve essere ancora approvata da un giudice, ma se ciò dovesse accadere, qualunque cittadino statunitense potrà aderire e – potenzialmente – ottenere un compenso in caso di danno riconosciuto in aula di tribunale.

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