Le leggi non scritte dell’App Store

Riuscire a far approvare da Apple le proprie applicazioni e vederle posizionate sull’App Store non è affatto semplice, e le alterne fortune di NetShare ne sono un esempio. Ma oltre a leggi compiutamente scritte (niente applicazioni pericolose o pornografiche o che facciano uso di VOIP su Edge/3G, per citare le più note), ci sono una


Riuscire a far approvare da Apple le proprie applicazioni e vederle posizionate sull’App Store non è affatto semplice, e le alterne fortune di NetShare ne sono un esempio. Ma oltre a leggi compiutamente scritte (niente applicazioni pericolose o pornografiche o che facciano uso di VOIP su Edge/3G, per citare le più note), ci sono una serie di regole a cui tutti gli sviluppatori devono attenersi e che sono state scoperte per caso, o dopo molte sonore bocciature: regole non scritte e tuttavia perentorie.

La prima e più importante è l’abuso della vibrazione. Ciò implica che i giochi non possono avvalersene per restituire un feedback, poiché Apple ha deciso che questa funzione debba essere riservata agli eventi di sistema, come una notifica mail o SMS.

Una seconda regola non scritta riguarda la barra degli strumenti delle applicazioni. Qualunque software deve averla in fondo allo schermo: nessun’altra posizione sarà ritenuta corretta e accettata. Ma questa limitazione appare già più sensata; infondo, oltre alla lecita necessità di coerenza grafica tra le applicazioni, la parte bassa del display è anche oggettivamente il posto migliore dove piazzare icone da pigiare senza dover coprire l’intero iPhone con la propria mano (come accadrebbe, ad esempio, se stesse in alto).

Un’altra regola, verrebbe da dire, è quella di non creare applicazioni ridicolmente costose, com’è stato il caso di I am Rich, definita – a ragione – la più inutile utility della storia. L’applicazione, infatti, aveva un costo di 799,99 € e nessuna funzione, se non quella di dimostrare la propria ricchezza; dopo qualche inutile polemica (e ben 8 copie vendute) è stata rimossa forzosamente dall’App Store.

Certo, la sensazione è che i paletti imposti da Apple sul software venduto su App Store vadano ben oltre le pur rigide regole stabilite, e ciò che preoccupa maggiormente gli sviluppatori (principali coinvolti, ma anche gli utenti che non riceveranno più aggiornamenti per un’applicazione scaricata e poi rimossa) è la natura capricciosa del processo di approvazione del software, condita dalla scarsa trasparenza tipica di Cupertino.

E’ stata notevolmente migliorata la comunicazione per i problemi di Mobile Me: è ora di fare altrettanto per l’App Store.

[Via AppleTell]

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