Siri non vi capisce? Per i fondatori, Apple è troppo ambiziosa

Sin dal momento del suo debutto, con iPhone 4s nel lontano 2011, Siri è costantemente migliorata, sia nella comprensione dei comandi che nella pronuncia. Ma secondo il suo creatore, Apple chiede troppo all’assistente virtuale; testuali parole: “cercano un livello di perfezione che non si può raggiungere.”

Forse qualcuno se lo ricorderà ancora. Siri non è una creazione totalmente originale di Cupertino: era un prodotto creato da SRI International, lanciato come app iOS a febbraio 2010, e acquisito da Apple poco dopo. Di lì in poi la storia la conosciamo tutti: ad ogni principale aggiornamento di iOS, abbiamo potuto godere di piccoli ma costanti miglioramenti nell’assistente virtuale. Ma il rischio è di alzare l’asticella dove non era previsto che arrivasse.

Norman Winarsky, presidente di SRI International al tempo dell’acquisizione, afferma che Siri non era nata per questo: la sua intelligenza era notevole, ma limitata ad alcuni specifici ambiti: viaggi e intrattenimento. I suoi creatori non pensavano ad un assistente a 360 gradi, quanto piuttosto ad un concierge in hotel o in aeroporto. “Se dovevi arrivare in aeroporto e scoprivi che ti avevano cancellato il volo,” argomenta Winarsky, “Siri stava già cercando una tratta alternativa per riportare a casa, nell’istante in cui tiri fuori il telefono dalla tasca; e se non è disponibile alcuna opzione, avrebbe già una camera di hotel da proporre per la notte.”

L’idea dunque era di iniziare con tematiche molto ristrette e solo dopo aprire gradualmente a nuove aree correlate. Apple invece ha voluto una tecnologia che funzionasse da subito in tanti aspetti della vita digitale dell’utente, ed è questo -a suo dire- il peccato originale: “Apple tenta di raggiungere un livello di perfezione che non può ottenere.”

La sfida intanto è aperta, e vi domandiamo: come vi trovate con Siri? Considerate adeguata l’esperienza utente che restituisce? Ditecelo nei commenti, su Twitter o sulla nostra pagina Facebook.

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