Produzione iPhone negli USA? "Trump paghi per gli investimenti"

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Aggiornamento del 10 marzo 2017

In una recente intervista, il CEO di Foxconn Terry Gou ha parlato delle condizioni che auspicherebbe prima di un importante investimento negli USA, per portare la produzione di iPhone nel paese come desidera Donald Trump. Foxconn è il principale assemblatore partner di Apple.

"Per caso gli USA offrono programmi di incentivi per le società straniere?" si domanda Gou. "Dovranno prima legiferare in materia, e dovremo aspettare le decisioni delle autorità americane prima di poter fare alcunché."

In assenza di questi provvedimenti, ha aggiunto, il piano di spostare la produzione dei display di iPhone potrebbe saltare del tutto; e parliamo di un investimento di 7 miliardi di dollari, per un totale di circa 50.000 potenziali nuovi posti di lavoro. Per il momento, dunque, di concreto c'è solo l'invito a boicottare Apple del neoeletto presidente, e una serie di reciproche promesse fumose. Il tempo dirà se si concretizzeranno anche in qualcosa di più tangibile.

iPhone Made in USA, Foxconn valuta di spostare la produzione dei display

L'insediamento alla Casa Bianca di Donald Trump un effetto lo ha già avuto: Foxconn, il principale partner cinese di Apple, sta valutando di investire 7 miliardi di dollari negli USA per i display di iPhone.

In un mondo in cui la globalizzazione sembrava un processo incontrovertibile e inevitabile, è iniziata un'inversione che sembrava impensabile fino a pochi mesi fa. Foxconn, un colosso cinese, sta ragionando su importanti investimenti negli Stati Uniti che produrranno tra i 30 e i 50.000 nuovi posti di lavoro. Lo ha rivelato il CEO della società Terry Gou.

L'aumento della richiesta di display più ampi rende non solo possibile ma addirittura auspicabile la produzione locale, in contrasto con la spedizione dalla Cina; e in più, si sta valutando anche di aprire un impianto di fusione in Pennsylvania. Infine, è bastata adombrare l'ipotesi di una rinegoziazione del North American Free Trade Agreement tra USA e Canada per aprire ad un'ulteriore ipotesi: lo spostamento a sud di Smart Technologies, una startup canadese specializzata in display interattivi controllata da Foxconn.

Non mancano i dubbi, tuttavia. Gli americani saranno disposti a pagare di più per gli stessi prodotti? "In futuro," ha spiegato Gou, "potrebbero arrivare a sborsare 500 o più dollari per prodotti USA, ma questi non funzioneranno necessariamente meglio dei telefoni da 300 dollari." E comunque, lo spostamento negli USA di parte della produzione non implica un calo dall'altra parte del mondo:

"Certo che continueremo coin nostri investimenti in Cina. La Cina è il mercato più grande al mondo, dunque perché dovremmo rinunciarvi?"

E per spiegare meglio il punto, Gou ha aggiunto: "Foxconn non se ne va. Foxconn resterà in Cina." Intanto però, si è interrotto un meccanismo che sembrava consolidato; con quali effetti, nel ben e nel male, solo il tempo potrà dirlo.

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