Multa a Google per bloccare il ‘Do not track’ di Safari

La Federal Trade Commission multa Google per 10 milioni di $ per aggirare le opzioni di privacy di Safari e Safari Mobile. Safari include da poco ‘Do not track’, uno strumento per bloccare il tracciamento dei dati personali.



Google starebbe negoziando con la Federal Trade Commission (FTC) statunitense per ridurre la multa dovuta al blocco di Do not track su Safari. L’organismo di controllo americano aveva iniziato un’inchiesta dopo la notizia del raggiro dell’opzione di Safari da parte di Google. Jonathan Mayer, un ricercatore di Stanford aveva alzato la questione per primo dopo aver notato che le pubblicità di Google ignoravano i parametri di privacy di Safari e Safari Mobile, installando cookies alle spalle degli utenti.

Sulla scia di molti altri browser, Safari include una opzione di privacy Do not track che cura il non tracciamento dei dati personali. La tecnologia richiede una partecipazione attiva lato server, da parte dei network pubblicitari online, in assenza dei quali semplicemente non funziona. Nick Wingfield del Wall Street Journal spiega il meccanismo:

Gli strumenti di Do not track nei browser inviano automaticamente messaggi ai siti Web e ai network pubblicitari con richieste esplicite che i movimenti degli utenti sul Web non vengano tracciati. Il sistema è efficace solo se le società del Web si accorderanno nel rispettare le preferenze della gente.




Google, assieme ad altri piccoli network come Vibrant Media, Media Innovation Group e Gannett PointRoll, aggirano l’opzione impostata degli utenti o semplicemente la ignorano. Bloomberg parla di una multa per Google che potrebbe ammontare a 10 milioni di dollari per violazione dei diritti dei consumatori.

Chris Gaither, portavoce di Google, ha risposto assicurando della massima collaborazione da parte dell’azienda di Mountain View. La FTC sembra ritenere il comportamento di Google e delle altre aziende pubblicitarie coinvolte “ingiusto e ingannevole”. In Europa, la commissione per la tutela della privacy aveva stretto la vite con anticipo, chiedendo già dal marzo scorso a Google di prendere una posizione esplicita sulla tutela degli utenti che usano strumenti come il Do not track di Safari.

[Foto Technocrati]

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