Max Payne mobile - recensione


Il leggendario sparatutto in terza persona, nato su PC Windows alla fine del 2001, torna in una versione mobile tecnicamente impeccabile. Rockstar Games ha affidato il porting ai ragazzi del War Drum Studios, gli stessi che hanno lavorato sull’app di Grand Theft Auto 3.

La trama di stampo noir è piuttosto nota: Max Payne è un poliziotto di New York incastrato per un omicidio che non ha commesso, contemporaneamente braccato da colleghi e criminali. Un uomo sull'orlo del baratro, che continua a vivere soltanto per scoprire la verità sulla fine della propria famiglia.

La caratteristica chiave del gioco è ancora più famosa, dato che Max Payne è stato uno dei primi titoli ad adottare con saggezza il bullet time: effetto speciale cinematografico messo a punto nel film Matrix, che consente al giocatore di "rallentare il tempo" per prendere la mira nel modo migliore e tenere a bada più avversari contemporaneamente.

FATTORE DI CONVERSIONE


Max Payne mobile

Chi si aspettava un qualche tipo di extra rimarrà deluso, dato che il porting si limita a rendere portatile il gioco originale Remedy, senza aggiungere livelli o variare la storia, raccontata con lo stile delle graphic novel e un valido doppiaggio in italiano. Da un altro punto di vista occorre però considerare che ci troviamo di fronte ad un gioco PC completo, venduto a soli 2,39 euro. Il rischio “sforbiciata”, trattamento che subì perfino la conversione PlayStation 2, è insomma scampato.

Anche se certi nomi non corrispondono del tutto, le modalità di gioco restano le classiche. In quella predefinita, che dura circa 10 ore, i nemici avranno comportamenti e prestazioni differenti a seconda dell'abilità del giocatore. Arrivare alla fine non sarà comunque impossibile, anche perché in questa edizione mobile gli analgesici si trovano ancora più spesso. Dopo il The End, si sbloccheranno modalità di gioco addizionali pensate per alzare il ritmo e aumentare il livello di difficoltà generale. Usando la schermata dei "Trucchi" sarà comunque possibile giocare fin da subito una parte qualunque dell'avventura.
Max Payne mobile
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UN FILM DI JOHN WOO


Max Payne mobile

Il mondo dei giochi action è andato avanti ma il gameplay single-player di Max Payne è ancora avvincente. Il protagonista può correre, saltare e tuffarsi, mentre scarica piombo contro i nemici. La possibilità di dilatare il tempo a proprio vantaggio, per pochi attimi, non è una banale ciliegina sulla torta ma la colonna portante di tutta l’azione, capace di aggiungere spettacolarità e spessore al tempo stesso.

Forse la mira automatica di questa edizione mobile, attivata in maniera predefinita, addolcisce un po’ troppo la pillola nelle sparatorie. Farsi aiutare da questa opzione sarà però fondamentale per abituarsi gradualmente alla meccanica di gioco e non litigare con il sistema di controllo touch.
Max Payne mobile
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BERSAGLI DA CENTRARE


Max Payne mobile

Quella del joypad “virtuale” era ovviamente l’unica soluzione per portare Max Payne su smartphone e tablet Apple. I controlli rispondono bene ma gli svantaggi di questa “scivolosa” configurazione sono sempre i soliti: zero feedback tattile, poco comfort ed elevata macchinosità. Il gioco consente di piazzare in qualunque punto dello schermo stick e pulsanti, ma le icone da gestire restano tante e lo schermo dell’iPhone risulta un po’ troppo affollato.

Per il resto, sul fronte tecnico non ci si può davvero lamentare. Visti oggi i modelli dei personaggi appaiono un po’ troppo spigolosi ma il motore fisico regge ancora benone, il gioco gira piuttosto fluido (test effettuato su iPhone 4 NdR) e le texture si sono anche rifatte il trucco per apparire più belle sul “retina display”. Il nostalgico sistema di salvataggio continua a non utilizzare checkpoint automatici, quindi occorre registrare manualmente ogni minimo passo avanti.
Max Payne mobile
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CONCLUSIONE


Max Payne mobile

Dopo la sorpresa GTA3, Rockstar Games ha portato un altro cult dei videogame sull’App Store, un titolo affascinante che può ancora competere contro gli sparatutto in terza persona attuali, per quanto riguarda formula di gioco, atmosfera da film e dosi di divertimento.

Il lavoro di conversione effettuato resta impeccabile, anche se il joypad virtuale è quello che è.
Questione di abitudine? A dirla tutta, all’epoca non convinse neppure il joypad “vero”, utilizzato dalle console da salotto. Sembrava che la gestione di mirino, strafe e tuffi non potesse proprio prescindere da mouse e tastiera.

PRO E CONTRO

Pro
Il fascino del Bullet Time
Porting perfetto
Trama coinvolgente
Doppiaggio italiano

Contro
Controlli macchinosi
Difficoltà addolcita
Salvataggio manuale

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