Il Sole 24 ore: se Apple fosse italiana


Antonio Larizza e Vito Lops del Sole 24 Ore si sono chiesti, in un momento di fanta-finanza, cosa sarebbe accaduto a quei 97,6 miliardi di dollari che Cook presto convertirà in dividendi, buyback e Ricerca&Sviluppo se Apple fosse stata italiana. Risposta ragionevole: probabilmente non esisterebbero né Apple né i suoi 97,6 miliardi di dollari; risposta breve: una buona parte se ne sarebbe andata in tasse.

Sarà la crisi o la dilagante corruzione che avvelena il nostro paese, ma è un dato di fatto che se Steve Jobs fosse nato a Napoli, come scrive Antonio Menna, difficilmente sarebbe riuscito a creare l'impero Apple come noi lo conosciamo. Dai suoi bilanci, infatti, si evince che negli ultimi 5 anni la mela abbia versato nelle casse dello stato 20,9 miliardi di dollari, con aliquote comprese tra il 24,2% e 31,75%; un bello sconto rispetto al 35% medio degli Stati Uniti.

Come sarebbero andate le cose se, invece che a Cupertino, Apple avesse avuto sede a Milano? Lo dice l'articolo:

Applicando l'aliquota media calcolata da Confindustria relativa alla pressione fiscale sulle aziende italiane pari al 58% nel 2011 Apple avrebbe dovuto versare, solo negli ultimi cinque anni, ben 24,7 miliardi di dollari in più. Se poi si considera la stima ancor più gravosa per le imprese elaborata dalla Cga di Mestre e pari al 68,5% la Mela si troverebbe oggi in cassa 33 miliardi in meno, quasi quanto la manovra salva-Italia.
Il risparmio fiscale rispetto alla situazione italiana emerge anche dal confronto diretto con Eni, la prima società nostrana per capitalizzazione di Borsa, che dagli utili deve sottrarre il 44% di tasse. Se Apple avesse pagato la stessa aliquota avrebbe versato all'Erario di Washington quasi 14 miliardi di dollari in più.

O forse, avesse avuto sede in Italia, avrebbe semplicemente delocalizzato: è di moda, non impegna e va su tutto. Tanto paghiamo noi.

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