Cook VS Jobs: la differenza sta anche nei dividendi

Una delle differenze più evidenti tra la gestione Cook e quella Jobs sta probabilmente nella concessione dei dividendi. Sull’argomento, infatti, l’iCEO aveva idee molto rigide.


Dell’aria di cambiamento che spira a Cupertino dopo il passaggio di consegne dell’anno scorso abbiamo già parlato in un’altra occasione. Eppure, nonostante la divergenza tra Cook e Jobs, evidentemente quest’ultimo non aveva paura di mettere la società nelle mani d’un successore tanto lontano dalle proprie convinzioni, e una delle differenze più grandi tra i due CEO forse sta proprio nella recente questione dei dividendi.

Organizza programmi di raccolta fondi, istituzionalizza buoni sconti per i dipendenti, parla di più agli azionisti e pubblica dettagliati resoconti sugli impianti di produzione; in questo, e molto altro, il nuovo CEO di Apple si differenzia per stile e inclinazioni dall’illustre predecessore. E ora, con la decisione di staccare dividendi, la cesura col passato diventa pressoché lampante.

Sull’argomento infatti Jobs manteneva un approccio nettamente più conservatore e cauto, probabilmente per via della situazione trovata in azienda al suo ritorno nel 1997:

“Il denaro contante ci dà un’incredibile sicurezza e flessibilità. Quando corri dei rischi, è un po’ come se saltassi in aria: è bello sapere che quando tornerai giù c’è del terreno ad aspettarti. Gestiamo la nostra società in modo conservatore dal punto di vista finanziario poiché non si sa mai quale opportunità riservi il futuro… Siamo tanto fortunati che se decidessimo di acquisire qualcosa potremmo scrivere un assegno e via, senza dover chiedere prestiti a nessuno.”

E quando gli azionisti gli fecero pressioni per ricevere più dividendi, la sua risposta lasciò tutti di stucco per la deliziosa sfacciataggine:

“Preferirebbe essere una società col nostro stesso valore di borsa e 40 miliardi di dollari in cassa o una società col medesimo valore e niente soldi?”

Ma d’altro canto, quelli dei 40 miliardi di dollari cash e un valore per azione di 200$ erano altri tempi. Ora siamo vicini ai 100 miliardi, con le azioni che sfiorano i 600$ e una valutazione complessiva di 55 miliardi, ed è probabile che anche Jobs avrebbe cambiato un po’ idea con cifre del genere in ballo.

Già, perché nonostante i dividendi e il buyback, nei forzieri di Cupertino resteranno ancora 50 miliardi cash per il 2015, senza contare che il successo del nuovo iPad e le idee in cantiere rimpolperanno -e non di poco- le finanze della mela. Come dire, è un lusso che si potevano anche permettere; non come alcune società nostrane piagate dai debiti che regalano dividendi e mega-buonuscite.

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