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Associazione di editori tedeschi discutono di censura con Apple

App Store porta avanti una politica che rifiuta qualsiasi contenuto osé o politicamente offensivo. Gli editori tedeschi sono in rivolta.

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Due associazioni editoriali tedesche, la VDZ e la FIPP, hanno scritto a Cupertino per affrontare il tema della censura sull’App Store. La politica non sempre trasparente di selezione delle applicazioni per iPhone e iPad, non è mai piaciuta al mondo dell’editoria. La principale preoccupazione sollevata, riguarda la libertà di stampa: come è possibile che una singola compagnia possa esercitare un controllo globale su quanto viene pubblicato su mezzi digitali, in particolare sull’iPhone e l’iPad?

In una lettera indirizzata a Cupertino, gli editori tedeschi reagiscono alla rigida policy di App Store, che a volte segue regole morali sue, difficilmente condivisibili da tutti. Difatti la critica principale proviene dal mancato rispetto della società multiculturale e globalizzata nella quale viviamo. Restringere l’informazione offerta è poco differente dall’esercitare la censura, affermano nella lettera gli editori tedeschi:

“Viviamo in un mondo multiculturale. Questo significa che contenuti totalmente accettabili in un paese, possono essere ritenuti inappropriati in un altro. (…) Regole uniformi per l’intero globo limitano la libertà di stampa e la libertà di scelta per i lettori”. (traduzione libera)

Probabilmente preoccupata dal puritanesimo degli utenti americani, App Store porta avanti una politica che rifiuta qualsiasi contenuto osé o politicamente offensivo.

Proprio in Germania scoppiò il caso del tabloid “Bild”, che si vide negare un’app per l’iPhone che conteneva foto di ragazze nude. Apple chiese che venissero aggiunti bikini alle ragazze per poter considerare l’applicazione accettabile. Già allora gli editori tedeschi parlarono apertamente di censura.

L’ultima polemica a riguardo proviene dal un candidato repubblicano Ari David, a cui l’app di campagna elettorale, dai toni xenofobi e intolleranti, è stata rifiutata. Ari David ha accusato Apple di essere faziosa e che le sue scelte riguardo alle app sono di carattere politico.

Steve Jobs si trova sicuramente in una posizione scomoda: esercitare un controllo sui contenuti dei propri dispositivi implica limitare l’offerta agli utenti e, in un certo modo, “scegliere” per loro. D’altra parte vi sono numerose forme di aggirare questi interdetti. Considerando ciò, la posizione di Apple perde forza, diventando piuttosto una dichiarazione d’intenti volta a rassicurare una certo pubblico, preoccupato dai contenuti espliciti che potrebbero approdare sui loro dispositivi.

[Via Slashdot | Foto Götz A. Primke]