Perché molti stanno avvolgendo gli smartphone nella carta stagnola

In Spagna, nel pieno della stagione dei festival estivi e delle vacanze, alcuni ladri di smartphone hanno iniziato a usare un trucco semplice e insidioso: avvolgere i telefoni appena rubati nella carta stagnola per rendere più difficile la localizzazione.
In Spagna, nel pieno della stagione dei festival estivi e delle vacanze, alcuni ladri di smartphone hanno iniziato a usare un trucco semplice e insidioso: avvolgere i telefoni appena rubati nella carta stagnola per rendere più difficile la localizzazione.
Perché molti stanno avvolgendo gli smartphone nella carta stagnola

A far scattare l’attenzione è stato un episodio avvenuto a Gandia, località di mare molto frequentata in estate. Durante un festival, una persona è stata fermata con circa una dozzina di cellulari avvolti nell’alluminio. Secondo quanto riportato dal quotidiano locale Levante, i dispositivi erano coperti con più strati di stagnola.

Un particolare che non è passato inosservato agli investigatori. Il caso, ripreso anche da Europa Press, ha riacceso l’allarme su un metodo già noto agli esperti di sicurezza, ma ora comparso in luoghi affollati: concerti, spiagge, stazioni, mercati serali. Posti dove basta davvero poco. Un telefono lasciato sul tavolino, una borsa aperta, la calca all’ingresso.

In base alle prime ricostruzioni, gli agenti hanno trovato i telefoni già isolati, proprio per impedire o almeno ritardare il tracciamento con servizi come “Trova il mio iPhone” o “Trova il mio dispositivo” di Google. “È un metodo semplice, quasi banale, ma proprio per questo insidioso”, ha spiegato un esperto di sicurezza citato dai media spagnoli.

Perché la carta stagnola può bloccare GPS, rete mobile, Wi-Fi e Bluetooth

Il principio è quello della gabbia di Faraday, dal nome dello scienziato Michael Faraday: un involucro metallico può schermare o indebolire i segnali elettromagnetici. In pratica, se uno smartphone viene coperto del tutto con carta stagnola, la comunicazione con rete mobile, GPS, Wi-Fi e Bluetooth può diventare molto debole o interrompersi. Non c’è nulla di misterioso: è fisica applicata a un oggetto che si trova in cucina.

Smartphone avvolti nella carta stagnola su un tavolo, con uno schermo nero parzialmente visibile e guanti in lattice
Smartphone recuperati avvolti nella stagnola su un tavolo, dettaglio di una tecnica usata per ostacolare la localizzazione.

La stagnola, essendo un materiale conduttore, ostacola il passaggio delle onde radio che permettono al telefono di collegarsi alle antenne, ai satelliti o ad altri dispositivi vicini. Per chi prova a rintracciarlo, il cellulare può risultare offline. Herve Lambert, Global Consumer Operations Manager di Panda Security, ha spiegato a Europa Press che “la carta stagnola può rendere un cellulare praticamente muto”. Una frase chiara, che però non vuol dire che il telefono sia perso per sempre. Vuol dire, piuttosto, che nelle prime fasi dopo il furto, spesso le più importanti, la ricerca può diventare molto più complicata.

I limiti del trucco: quando una fessura basta a far tornare il segnale

La schermatura con alluminio non è perfetta. Gli esperti ricordano che basta una piccola apertura, una piega fatta male o un punto rimasto scoperto perché lo smartphone torni a mandare o ricevere segnali, anche solo per pochi secondi. E quei pochi secondi possono essere preziosi per le forze dell’ordine o per il proprietario.

Molto dipende da come viene avvolto il telefono. Un cellulare infilato in una borsa e coperto in fretta, magari mentre il ladro si allontana tra la folla, non sempre viene isolato del tutto. Può agganciare una cella telefonica, collegarsi a una rete Wi-Fi già conosciuta, inviare una posizione parziale. Poco, certo. Ma non niente.

C’è poi un altro punto: molti dispositivi recenti mantengono alcune funzioni di localizzazione anche quando sembrano spenti o scarichi, grazie a reti di prossimità e segnali a basso consumo. La stagnola può ostacolarle, sì. Ma non le elimina per sempre, soprattutto se il telefono viene tolto dall’involucro o riacceso più tardi.

Cosa fare subito dopo il furto: blocco SIM, denuncia e protezione dei dati

Dopo il furto di uno smartphone, la prima cosa da fare è provare a localizzarlo con i servizi ufficiali: Apple “Dov’è” per iPhone, Google Trova il mio dispositivo per Android. Se il telefono risulta offline, però, meglio non perdere ore davanti allo schermo. Bisogna muoversi su più fronti, perché spesso i dati personali valgono più del telefono. Il passaggio successivo è chiamare subito il proprio operatore telefonico e bloccare la SIM, soprattutto se il cellulare era sbloccato o se non si è sicuri della protezione con codice.

Così si evitano chiamate a pagamento, usi indebiti all’estero o tentativi di recuperare account tramite SMS. Serve poi una denuncia alla polizia o ai carabinieri, indicando modello, numero di telefono e, se disponibile, codice IMEI, l’identificativo unico del dispositivo. La denuncia è necessaria anche per eventuali pratiche assicurative. “Non sempre il telefono torna indietro, ma la segnalazione aiuta”, spiegano spesso gli operatori agli sportelli.

Per prevenire guai peggiori, conviene attivare blocco con PIN, impronta o riconoscimento facciale, disattivare le anteprime dei messaggi nella schermata di blocco e impostare l’autenticazione a due fattori con un metodo diverso dagli SMS. Su Android, Google ha introdotto anche funzioni di blocco automatico antifurto, pensate per riconoscere movimenti bruschi come uno strappo o una fuga improvvisa.

La regola resta semplice: tenere il telefono lontano dagli occhi nei luoghi affollati, non lasciarlo sul tavolo e preparare prima gli strumenti di recupero. Perché quando entra in gioco la carta stagnola, la finestra utile per rintracciare uno smartphone rubato può diventare molto più stretta.

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