Spesso il problema è meno misterioso di quanto sembri: alimentazione, RAM, scheda madre, disco o Windows. Il classico caso è sempre lo stesso: si preme il tasto, magari alle 8 del mattino, prima di iniziare a lavorare, e non succede nulla. O quasi. Secondo i dati interni diffusi da BullTech Informatica di Vimercate, su oltre 2.000 riparazioni analizzate tra il 2023 e il 2026, una parte importante dei mancati avvii nasce da cause che si possono controllare senza strumenti da laboratorio.
La prima domanda, davanti a un computer che non parte, è più semplice di quanto sembri: che cosa vuol dire, davvero, “non si accende”? Se non si illuminano i LED, le ventole non girano e non si sente alcun rumore, il sospetto va subito alla corrente elettrica: cavo, presa, ciabatta, alimentatore del desktop o caricabatterie del notebook. Diverso il caso in cui il PC sembra vivo, ma lo schermo resta nero. Qui possono entrare in gioco RAM, scheda video, monitor o anche un cavo HDMI collegato alla porta sbagliata.
Poi c’è lo scenario che molti raccontano al tecnico con una frase secca: “parte un secondo e poi si spegne”. In quel caso si guarda all’alimentatore, che può non reggere più, al surriscaldamento della CPU, alla pasta termica ormai secca o, nei casi peggiori, alla scheda madre danneggiata. Se invece compare il logo del produttore ma Windows non si avvia, con schermate blu, riavvii continui o messaggi come “Boot device not found”, il problema può essere nel sistema operativo oppure in un SSD o hard disk che sta dando segnali di cedimento.
Cavi, presa, alimentatore, RAM e monitor: i controlli gratis da fare prima
Prima di portare il PC in laboratorio, conviene partire dalle prove più banali. Sono quelle che sembrano scontate, ma spesso evitano una riparazione. Il cavo di alimentazione va staccato e reinserito da entrambe le estremità. La presa va provata senza ciabatta. Sul desktop, dietro al case, l’interruttore dell’alimentatore deve stare su “I” e non su “O”. Nei notebook, se la batteria è completamente a terra, può servire aspettare 15 o 20 minuti con il caricabatterie collegato prima di vedere una risposta.
Se luci e ventole ci sono ma l’immagine no, tocca al monitor: ingresso HDMI giusto, cavo ben inserito, magari una prova con una TV o con uno schermo esterno. Nei desktop con scheda video dedicata, l’errore è frequente: collegare il cavo alla porta video della scheda madre, in alto, invece che alla GPU, più in basso sul retro del case. Solo dopo, a PC spento e con la corrente scollegata, ha senso controllare la RAM: togliere i banchi, rimetterli fino al “click”, provarne uno alla volta. Un banco inserito male, ha spiegato BullTech nella propria guida tecnica, resta una delle cause più comuni di schermo nero.
Molti computer non restano del tutto muti. Parlano con beep, lampeggi o piccoli LED sulla scheda madre. Un bip corto, nei sistemi tradizionali, indica spesso che il POST, cioè il controllo iniziale dell’hardware, è andato a buon fine. Bip continui possono invece segnalare un problema di memoria RAM, mentre sequenze più lunghe rimandano a volte alla scheda video. Attenzione però: non esiste un codice valido per tutti. AMI, Award, Phoenix e produttori come Dell, HP, Lenovo o Asus usano tabelle diverse.
Sulle schede madri più recenti, soprattutto nei PC assemblati dal 2015 in poi, i segnali acustici sono stati spesso sostituiti dai LED diagnostici. Asus li chiama Q-LED, MSI usa gli EZ Debug LED, Gigabyte mette indicatori vicino agli slot RAM. Se resta acceso “DRAM”, il sospetto è la memoria. Se resta su “VGA”, il problema riguarda la parte video. Se compare “BOOT”, il PC non trova il disco di avvio. Nei notebook, invece, va contato il lampeggio del LED di accensione o del tasto Caps Lock e confrontato con la pagina di supporto del produttore, usando il modello esatto. Un dettaglio piccolo, ma spesso decisivo per orientare la diagnosi.
Quando chiamare un tecnico: rischi, costi medi 2026 e recupero dati
Ci sono segnali davanti ai quali il fai da te deve finire subito: odore di bruciato, fumo, scintille, condensatori gonfi sulla scheda madre, click ripetuti dal disco o spegnimenti continui in loop. Continuare ad accendere e spegnere un PC con hard disk danneggiato può peggiorare la perdita dei dati. Aprire un alimentatore, invece, espone a rischi elettrici anche quando il computer è scollegato. “Se senti rumori metallici dal disco, non insistere”, avvertono molti tecnici: prima viene il recupero dati, poi la riparazione.
I costi medi indicati da BullTech per il 2026 aiutano a farsi un’idea: un alimentatore desktop può costare tra 40 e 80 euro, un caricabatterie notebook tra 30 e 60, la RAM tra 30 e 70. Una scheda madre può invece superare i 100-250 euro, e sui portatili anche di più. La diagnosi, nei laboratori locali, viene spesso proposta intorno ai 25-35 euro e poi scalata dalla riparazione se il cliente decide di procedere. La regola pratica resta semplice: se il PC è recente e il guasto riguarda alimentatore, RAM o disco, riparare ha senso. Se la scheda madre è compromessa su una macchina vecchia di molti anni, conviene valutare il nuovo. Prima, però, meglio mettere al sicuro i file importanti.