Quando le temperature estive superano i 30 gradi, anche gli smartphone iniziano a mostrare i primi segnali di sofferenza: rallentamenti, surriscaldamento, in certi casi spegnimenti improvvisi. È in questo contesto che negli ultimi mesi ha preso piede online l’idea di raffreddare il telefono mettendolo direttamente in frigorifero o in freezer, un rimedio casalingo che promette un sollievo immediato per la batteria e per i componenti interni.
Ad approfondire la questione ci ha pensato la testata tedesca Techbook, che ha voluto verificare fino a che punto un dispositivo possa sopportare il freddo estremo. Apple dichiara che i propri iPhone possono essere conservati fino a -20 gradi, ma non specifica per quanto tempo il dispositivo possa restare a quella temperatura senza subire danni. Da qui l’idea del test: un iPhone 7, ancora perfettamente funzionante ma bloccato da un codice di accesso dimenticato, è stato lasciato per due settimane in un freezer domestico, a una temperatura di circa -18 gradi, quindi entro il range di conservazione indicato dal produttore.
Perché le persone stanno infilando il telefono nel congelatore
Va detto che il range operativo dichiarato da Apple è ben diverso da quello di conservazione: i dispositivi iOS sono pensati per funzionare a partire da 0 gradi, e già in inverno capita che un iPhone lasciato all’aperto si spenga da solo per il freddo. Nel test tedesco, però, l’obiettivo non era l’uso del telefono nel freezer, ma la sua tenuta durante uno stoccaggio prolungato al freddo.

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Dopo due settimane di permanenza tra ghiaccio e alimenti surgelati, il dispositivo è stato riportato a temperatura ambiente e lasciato scongelare completamente prima di essere riacceso. Il risultato ha sorpreso gli stessi autori del test: l’iPhone si è acceso senza problemi, con touch, display, altoparlante, Taptic Engine e tasto Home tutti perfettamente funzionanti. L’unico effetto collaterale è stata una batteria quasi completamente scarica, nonostante fosse stata riposta a carica piena, ma anche in questo caso la ricarica successiva è avvenuta regolarmente.
Il punto critico riguarda però un aspetto meno visibile: durante il test si sono formati cristalli di ghiaccio sulla superficie del dispositivo, segno della condensa che si genera quando un oggetto freddo torna a contatto con l’aria più calda dell’ambiente. Il modello usato per la prova aveva una certificazione IP67, pensata per resistere all’acqua, ma l’umidità che si condensa all’interno del telefono può comunque raggiungere componenti sensibili e causare corrosione o cortocircuiti, soprattutto se il dispositivo viene acceso o messo in carica subito dopo l’uscita dal freddo.
Le basse temperature estreme, inoltre, possono ridurre temporaneamente le prestazioni delle batterie al litio e, nei casi peggiori, danneggiarle in modo permanente. Per questo motivo, chi cerca un modo per raffreddare lo smartphone nelle giornate più calde farebbe meglio a spegnerlo, rimuovere la cover (che ostacola la dispersione del calore), allontanarlo dalla luce diretta del sole e lasciarlo raffreddare gradualmente a temperatura ambiente: una soluzione meno spettacolare del freezer, ma decisamente più sicura per l’elettronica.