Ora ChatGPT ha il suo numero di telefono e puoi parlare direttamente con l'AI

L’intelligenza artificiale è finita in rubrica. Tra il 2024 e il 2026, in Italia e all’estero, i principali chatbot hanno iniziato a farsi trovare non solo su app e siti, ma anche su WhatsApp, numeri di telefono e centralini aziendali.
L’intelligenza artificiale è finita in rubrica. Tra il 2024 e il 2026, in Italia e all’estero, i principali chatbot hanno iniziato a farsi trovare non solo su app e siti, ma anche su WhatsApp, numeri di telefono e centralini aziendali.
Ora ChatGPT ha il suo numero di telefono e puoi parlare direttamente con l'AI

Un gesto semplice: salvare un contatto, scrivere una domanda, aspettare la risposta. Eppure, dietro questa abitudine ormai familiare, si gioca una partita molto più ampia: tecnologia, concorrenza, privacy e nuove regole.

Per molti utenti, il primo incontro con l’intelligenza artificiale generativa non è passato da un’app scaricata apposta. È bastato aprire WhatsApp e scrivere a un numero salvato in rubrica. Il caso più noto è quello di ChatGPT, arrivato sulla piattaforma alla fine del 2024: si aggiungeva il contatto ufficiale, anche dall’Italia, e si iniziava a conversare come con un amico o un collega.

Il punto di forza era proprio questo: la familiarità. Niente installazioni in più, niente procedure macchinose, nessun passaggio tecnico da spiegare a chi usa il telefono soprattutto per messaggi, foto e chiamate di famiglia. Secondo stime circolate nel settore, circa 50 milioni di utenti avrebbero usato ChatGPT su WhatsApp, attirati dalla possibilità di fare domande, tradurre testi, riassumere documenti o chiedere consigli senza uscire dall’app che usano ogni giorno.

Sulla stessa strada si erano mossi anche Microsoft Copilot, Perplexity e altri assistenti meno noti, ciascuno con il proprio numero da salvare. Una specie di rubrica parallela, fatta di contatti non umani ma pronti a rispondere in pochi secondi. Per le aziende di IA, un modo diretto per arrivare anche a chi forse non avrebbe mai aperto un sito dedicato.

La voce dell’IA: dalle chiamate ai centralini delle aziende

Il passo successivo era quasi inevitabile: non solo scrivere a un chatbot, ma parlarci. OpenAI ha attivato negli Stati Uniti e in Canada una linea vocale al numero 1-800-242-8478, con un limite di 15 minuti al mese per utente. Dall’Italia, però, quel servizio non è disponibile. Chi vuole conversare a voce con un assistente generalista deve usare le funzioni vocali delle app ufficiali.

 

Smartphone su scrivania con chat di un contatto e una mano che sta per toccare lo schermo, accanto a taccuino con numero e
Uno smartphone con un contatto salvato e una chat aperta, simbolo dei chatbot raggiungibili come un numero in rubrica.

C’è però un terreno meno evidente, ma molto concreto, in cui l’IA al telefono è già arrivata anche in Italia: i centralini di ristoranti, alberghi, studi professionali e piccole imprese. Alcuni servizi si presentano come segretarie virtuali in grado di rispondere alle chiamate, prendere prenotazioni, gestire ordini e dare informazioni su orari, prezzi o disponibilità. “Risponde come una persona dello staff”, promettono diverse società del settore, puntando soprattutto su quelle attività che rischiano di perdere clienti quando nessuno riesce ad alzare la cornetta.

Il confine, intanto, si sposta ancora. Nella beta dell’app Telefono di Google è stata trovata una funzione in sviluppo chiamata “Call for me”, in italiano “Chiama per me”. L’idea è che l’assistente possa restare in attesa al posto dell’utente, superare risponditori automatici e code telefoniche, e poi passare la conversazione alla persona quando serve davvero. Per ora sono solo tracce nel codice, non un servizio disponibile. Ma la direzione è già abbastanza chiara.

Il caso Italia: l’Antitrust ferma il blocco di Meta su WhatsApp

Mentre il modello del numero in rubrica prendeva piede, Meta ha cambiato le condizioni d’uso di WhatsApp Business. Dal gennaio 2026, secondo i nuovi termini, le API della piattaforma non possono più essere usate per distribuire assistenti conversazionali generalisti basati su grandi modelli linguistici. Restano invece consentiti gli usi aziendali: assistenza clienti, prenotazioni, vendite, tracciamento degli ordini.

L’effetto, nei Paesi non esclusi dal provvedimento, è stato immediato. Dal 15 gennaio 2026 i numeri WhatsApp di Perplexity, Copilot e ChatGPT hanno smesso di rispondere sulla piattaforma. In gran parte dei mercati è rimasto così un solo assistente generalista dentro l’ambiente WhatsApp: Meta AI, il servizio della stessa società che possiede l’app.

In Italia, però, la storia ha preso un’altra piega. L’Autorità garante della concorrenza e del mercato aveva aperto un’istruttoria nel luglio 2025, ipotizzando un possibile abuso di posizione dominante per l’integrazione di Meta AI in WhatsApp in una posizione ritenuta privilegiata rispetto ai concorrenti. A dicembre è arrivata la misura cautelare: Meta deve sospendere in Italia le nuove condizioni che escludono i chatbot concorrenti, così da mantenere l’accesso durante l’indagine.

La società ha contestato la decisione, definendola infondata, e ha sostenuto che le Business API di WhatsApp non erano state pensate per reggere l’uso massiccio di chatbot generalisti. Secondo Meta, i canali corretti per distribuire servizi di IA restano app store, siti web e accordi commerciali. Il procedimento, intanto, è ancora aperto. E il suo esito potrebbe pesare sul modo in cui gli assistenti digitali arriveranno agli utenti italiani.

Numeri ufficiali, truffe e nuove regole per usare gli assistenti IA

La diffusione dei chatbot su WhatsApp ha portato con sé anche un rischio molto pratico: i numeri falsi. Catene inoltrate nei gruppi, contatti che imitano servizi noti, messaggi che promettono funzioni di privacy inesistenti o chiedono di “attivare” protezioni urgenti. A giugno, per esempio, è circolata una catena sulla presunta “Privacy avanzata della chat” per impedire all’IA di accedere a messaggi e dati personali: molte informazioni erano false o deformate.

La regola, in questo scenario, resta semplice: usare solo numeri ufficiali indicati dalle aziende sui propri siti o sui canali verificati. Un contatto non autentico può raccogliere dati, spingere verso abbonamenti a pagamento o fingere di essere un servizio noto con scopi poco chiari. Vale per gli assistenti più famosi, ma anche per strumenti locali e servizi usati dalle aziende.

Nel frattempo WhatsApp sembra lavorare a una riapertura controllata. In una versione beta per Android è comparsa la possibilità di avviare chat con agenti IA di terze parti, anche se il test riguarda per ora pochi utenti e solo alcuni mercati selezionati. Le regole finali non sono ancora note. Ma una cosa appare già evidente: l’accesso all’intelligenza artificiale passerà sempre più spesso da gesti familiari, un messaggio o una telefonata, e sempre meno da strumenti pensati per addetti ai lavori.

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