La scena è quella di una normale telefonata di sondaggio. Poche domande, tono tranquillo, magari un accenno alla politica o al giudizio sul governo. Nulla che, almeno all’inizio, faccia pensare a un raggiro. Secondo Clever Dialer, servizio che raccoglie le segnalazioni degli utenti e classifica i numeri sospetti, dietro alcune di queste chiamate si nasconderebbe però una nuova forma di frode telefonica, più difficile da riconoscere rispetto ai soliti copioni su lotterie, abbonamenti o vincite inesistenti.
Il trucco sta proprio lì: se al telefono si parla subito di soldi, contratti o pagamenti arretrati, molti si mettono in guardia. Se invece qualcuno dice di voler fare una breve indagine d’opinione, l’attenzione cala. “Sembrava una normale intervista”, è spesso il primo pensiero. Poi, domanda dopo domanda, la conversazione scivola verso informazioni più delicate.
Finti sondaggi al telefono, la nuova truffa delle indagini fasulle
Le segnalazioni citate arrivano dalla Germania, ma il meccanismo è già noto anche in altri Paesi europei: numeri non salvati in rubrica, a volte con prefissi locali, che richiamano più volte e cercano di tenere la persona in linea. Non sempre il raggiro si chiude in quella chiamata. Talvolta, spiegano gli esperti di sicurezza telefonica, il primo contatto serve solo a capire se il numero è attivo e se dall’altra parte qualcuno risponde.
Il campanello d’allarme deve suonare quando il presunto intervistatore chiede: “Conferma che lei è il signor…?”, oppure: “Possiamo registrare la chiamata?”. In una delle testimonianze raccolte da Clever Dialer, riferita a un numero fisso di Flensburg classificato come “costo-trappola – sondaggio”, una persona ha raccontato: “Prima hanno chiesto se potevano registrare e se il nome era corretto, poi se ero soddisfatto del governo e infine se possedevo un immobile”. Domande che sembrano scollegate, ma non lo sono.
La conferma di nome e cognome, il consenso alla registrazione della telefonata, l’informazione su una casa di proprietà o su altri beni possono diventare pezzi utili per costruire un profilo della vittima. Anche una risposta breve, detta di fretta, può fare comodo a chi sta dall’altra parte. La parola da evitare, in questi casi, è “sì”. Non perché una registrazione basti da sola a creare un contratto valido, ma perché una risposta affermativa può essere tagliata, spostata, tolta dal suo senso originario o usata per sostenere che un consenso c’è stato. Se si resta in linea, meglio rispondere senza confermare nulla: “Non autorizzo nulla”, “Non do dati al telefono”. Ancora meglio: chiudere la chiamata.
Perché i truffatori cercano un “sì” e dati personali
Le truffe telefoniche cambiano forma. Ai vecchi copioni — il finto contratto da annullare, il concorso mai sottoscritto, la presunta fattura non pagata — si affiancano tecniche più lente, fatte per raccogliere un’informazione alla volta. Un familiare, citato nelle segnalazioni raccolte dal servizio, ha raccontato che la madre era stata contattata con la storia di una mancata corresponsione da saldare.
“Le hanno raccontato favole su una cifra da pagare”, ha spiegato, invitando a bloccare subito il numero. Un’altra persona ha riferito di essere stata chiamata per una presunta pratica “da chiudere”, con l’interlocutore che conosceva già il cognome di famiglia. Ed è un dettaglio pesante. Quando chi chiama sa già qualcosa, anche poco, la telefonata sembra più credibile: “Siamo noi, la contattiamo per il suo contratto”, “Risulta una partecipazione a un gioco”, “Deve solo confermare”. Così la pressione cresce.
Prima una domanda neutra, poi una conferma, infine l’eventuale richiesta di dati bancari o di pagamento. L’obiettivo può essere diverso di volta in volta: ottenere un IBAN, vendere un servizio mai richiesto, spingere la persona a richiamare numeri a pagamento oppure raccogliere dati per altre campagne fraudolente. Un passo dopo l’altro. E spesso ci si accorge solo dopo che qualcosa non tornava.
Cosa fare subito: riagganciare, bloccare il numero e non fornire IBAN
La regola più sicura resta anche la più semplice: davanti a un finto sondaggio telefonico che chiede conferme personali, autorizzazioni alla registrazione o informazioni su beni e contratti, bisogna riagganciare subito. Non serve spiegare, non serve discutere, non serve restare a sentire.
Basta una frase: “Non sono interessato, buona giornata”. Poi si chiude. Dopo la chiamata è bene bloccare il numero sul telefono e, se possibile, segnalarlo tramite app o servizi che riconoscono le chiamate indesiderate. Se arrivano richieste di denaro, minacce o insistenza, si può fare una segnalazione alla polizia postale o all’autorità competente del proprio Paese. Meglio conservare il numero, l’orario della chiamata e, se c’è, anche l’eventuale messaggio ricevuto.
Mai comunicare al telefono IBAN, dati della carta, codice fiscale, indirizzo completo o password. Nessun operatore serio chiede di confermare in fretta un pagamento durante una chiamata non richiesta. E se il dubbio riguarda davvero una banca, un gestore telefonico o un fornitore di energia, la strada è un’altra: chiudere, cercare il numero ufficiale sul sito dell’azienda e richiamare da lì. Solo allora si verifica. Con calma.