Non voglio riempire il soggiorno di cavi per allestire un home theater con più altoparlanti: ecco come funziona Dolby Atmos Wireless

La promessa è semplice: portare in salotto un audio surround tridimensionale senza il classico cavo HDMI eARC tra televisore e soundbar.
La promessa è semplice: portare in salotto un audio surround tridimensionale senza il classico cavo HDMI eARC tra televisore e soundbar.
Non voglio riempire il soggiorno di cavi per allestire un home theater con più altoparlanti: ecco come funziona Dolby Atmos Wireless

Meno fili, meno lavori dietro al mobile TV, meno complicazioni. L’idea piace a chi vuole guardare un film su Netflix, una serie su Disney+ o una partita serale senza ritrovarsi con un groviglio di collegamenti. Attenzione, però: non tutti i cavi spariscono davvero.

Il Dolby Atmos Wireless parte dallo stesso principio del Dolby Atmos tradizionale: l’audio basato su oggetti. In pratica, i suoni non vengono sistemati soltanto su canali fissi, come destro, sinistro o centrale, ma vengono piazzati in uno spazio a tre dimensioni intorno allo spettatore. Un elicottero, la pioggia, una voce fuori campo: il sistema cerca di farli arrivare da punti diversi della stanza, anche dall’alto, usando altoparlanti rivolti verso il soffitto e riflessi controllati.

La differenza sta nel collegamento tra TV e soundbar. Qui il cavo HDMI eARC può essere sostituito da una trasmissione wireless diretta. Per molti non è una rivoluzione tecnica, ma pratica: niente canaline, niente porte occupate, niente impianto da rifare se il salotto è già arredato. La resa, secondo quanto indicano i produttori, è pensata soprattutto per i contenuti in streaming, ormai al centro dell’uso quotidiano della TV.

Installazione e uso quotidiano: pairing, telecomando e calibrazione della stanza

Nel giorno per giorno, il punto forte del Dolby Atmos Wireless è la semplicità. Si collega la soundbar alla corrente, si accende il televisore compatibile e si avvia il pairing wireless, spesso guidato direttamente da una finestra sullo schermo. Nei sistemi più integrati, come quelli proposti da Samsung sui modelli compatibili, la TV riconosce la barra e crea il collegamento dando priorità alla sincronizzazione tra immagine e suono. Un passaggio importante, soprattutto con dialoghi, partite ed eventi in diretta. “L’obiettivo è togliere passaggi all’utente”, ripetono spesso i produttori nelle presentazioni.

Soundbar nera sotto una TV a schermo piatto su mobile basso, salotto moderno senza cavi visibili
Un salotto moderno con TV e soundbar su mobile ordinato, per raccontare l’home cinema Dolby Atmos Wireless senza ingombro di cavi.

E infatti il controllo resta quasi tutto nel telecomando della TV: volume, modalità audio e impostazioni principali passano dall’interfaccia del televisore o dall’app del marchio. C’è anche la calibrazione automatica della stanza, che legge pareti, distanze e risonanze per adattare il suono all’ambiente. Funziona meglio se la soundbar è centrata, libera da ostacoli e sistemata sotto lo schermo. Non chiusa in una nicchia. Sembra un dettaglio, ma cambia molto.

I limiti da sapere: corrente, audio lossless, interferenze e posizione della soundbar

La formula “senza cavi” va presa per quello che è. Con il Dolby Atmos Wireless sparisce il cavo audio tra televisore e soundbar, ma non quello della corrente. La soundbar va comunque collegata alla presa. Lo stesso vale per eventuali subwoofer e satelliti posteriori wireless: non ricevono il segnale via cavo, ma hanno bisogno di alimentazione. Poi c’è il tema della qualità massima.

Chi usa un lettore Blu-ray UHD o formati audio senza compressione trova ancora nel collegamento HDMI eARC la soluzione più solida, soprattutto con i flussi lossless. In una casa piena di reti WiFi, router, console, smartphone e dispositivi domotici, anche le interferenze possono farsi sentire. Aggiornare il firmware di TV e soundbar, evitare ostacoli e non appesantire troppo la rete aiuta a limitare microinterruzioni e ritardi.

Infine, il posizionamento della soundbar non è solo una questione estetica. Per avere l’effetto di altezza tipico di Atmos servono un soffitto adatto, non troppo irregolare, e una stanza che permetta ai suoni riflessi di arrivare bene all’ascoltatore. Altrimenti l’effetto si perde. Anche parecchio.

TV e soundbar compatibili: Samsung, LG e chi resta ancora al cavo

La compatibilità con Dolby Atmos Wireless non è ancora così diffusa. Samsung è tra i marchi che hanno spinto di più in questa direzione con il proprio Wireless Dolby Atmos, presente su alcune soundbar delle serie Q e S, tra cui Q990D, S700D, Q990H e Q930H, abbinate a televisori Samsung recenti, in genere dal 2022 in poi. È però un sistema chiuso: perché funzioni davvero senza HDMI, TV e soundbar devono far parte della gamma compatibile indicata dal produttore.

LG segue una strada simile con tecnologie come WOW Orchestra e WOWCAST, pensate per far lavorare insieme televisore e soundbar, usando anche gli altoparlanti integrati della TV. Tra i modelli citati dal produttore ci sono soundbar come LG S95TR e LG SG10TY, da abbinare a TV OLED e QNED delle generazioni più recenti. Altri marchi, da Sonos a Bose, da JBL a Hisense e Polk, propongono soundbar compatibili con Dolby Atmos, ma nella maggior parte dei casi il segnale Atmos passa ancora da HDMI eARC.

La strada del mercato sembra segnata. Per ora, però, chi vuole un impianto davvero wireless deve controllare bene modello, anno di uscita e compatibilità dichiarate. Meglio farlo prima di arrivare alla cassa.

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