Il comando si nasconde tra le impostazioni di sistema e non richiede la cancellazione di un solo file multimediale o di un’applicazione installata.
Disattivando la funzione di ibernazione, gli utenti Windows possono recuperare immediatamente uno spazio su disco che, a seconda della RAM installata, supera facilmente i 10 GB. Questo accade perché il sistema operativo riserva una porzione fissa dell’hard disk per salvare lo stato della memoria volatile quando il computer entra in modalità di risparmio energetico profondo, creando il file hiberfil.sys.
Secondo i dati tecnici aggiornati al 2026 riportati da Infobae, la dimensione di questo file è direttamente proporzionale alla capacità della RAM: su macchine con 16 GB di memoria, il file di sistema occupa circa il 75% di tale valore, attestandosi intorno ai 12 GB di spazio “fantasma”. L’aspetto contro-intuitivo è che molti utenti mantengono attiva questa opzione senza mai utilizzarla, preferendo lo spegnimento totale o la sospensione classica, ignorando che il sistema stia “sequestrando” GB preziosi indipendentemente dall’effettivo uso della funzione.
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Per procedere al recupero non basta un click nell’interfaccia grafica standard. È necessario agire tramite il Prompt dei Comandi in modalità amministratore, digitando la stringa powercfg -h off. Questa istruzione non solo libera lo spazio, ma elimina istantaneamente il file nascosto dalla radice del disco C. Un dettaglio laterale spesso trascurato riguarda le prestazioni degli SSD: eliminare l’ibernazione riduce il numero di cicli di scrittura sul disco allo spegnimento, prolungando teoricamente la vita operativa delle unità a stato solido soggette a usura.

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Esiste tuttavia un’eccezione tecnica rilevante: la disattivazione dell’ibernazione impedisce l’utilizzo dell’Avvio Rapido (Fast Startup), una tecnologia introdotta per accelerare il caricamento del kernel dopo lo spegnimento. Se l’hardware è datato, il guadagno di spazio potrebbe tradursi in un rallentamento percepibile durante l’accensione. Al contrario, sui moderni drive NVMe, la differenza nei tempi di boot è ormai misurabile in millisecondi, rendendo il sacrificio del Fast Startup quasi irrilevante rispetto al vantaggio di ottenere 10 GB extra per l’archiviazione.
L’osservazione meno ortodossa che emerge dall’analisi della gestione file è che il sistema operativo tratta lo spazio su disco come una riserva cautelativa, non come una risorsa dinamica. Questo significa che anche se il computer non è mai andato in ibernazione dall’acquisto, i 10 GB sono stati sottratti fin dal primo avvio. Recuperare spazio senza toccare la galleria fotografica diventa quindi una questione di configurazione logica piuttosto che di gestione dei contenuti personali.
Un elemento di complessità ulteriore è dato dal fatto che alcuni produttori di laptop forzano la riattivazione di queste impostazioni durante gli aggiornamenti semestrali del firmware, costringendo l’utente a ripetere la procedura per mantenere il controllo sulla capacità reale del disco. Resta da capire se la tendenza dei sistemi operativi verso una gestione sempre più opaca delle risorse porterà, nei prossimi anni, alla scomparsa definitiva di queste opzioni di controllo manuale.