Quei telefoni spenti, però, non sono oggetti senza valore. Contengono materiali che possono essere recuperati e, se smaltiti nel modo sbagliato, rischiano di diventare un problema per l’ambiente. È qui che entra in gioco l’economia circolare.
Un vecchio smartphone non è un rifiuto qualunque. Dentro ci sono plastica, metalli, vetro, circuiti, componenti elettronici e anche piccole quantità di materiali preziosi, tra cui l’oro. Gli addetti ai lavori parlano spesso di “miniera urbana”. E in effetti, anche se a guardarlo sembra solo un telefono superato, magari con lo schermo rotto e la batteria a terra, può ancora restituire molto. Se arriva negli impianti giusti, buona parte dei suoi materiali può essere recuperata e rimessa nei processi produttivi, riducendo il bisogno di nuove estrazioni e l’impatto della filiera tecnologica.
Il punto, ricordano dal sistema dei Raee, i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, è evitare che questi dispositivi finiscano nell’indifferenziata o vengano abbandonati. “Il telefono che non usiamo più conserva ancora valore”, è il messaggio rilanciato da Ecolight, consorzio impegnato nella gestione dei rifiuti elettronici. Un valore economico, certo. Ma anche ambientale.
Italia, un telefono su sei riciclato: i numeri del ritardo sui Raee
Il ritardo italiano resta netto. Secondo i dati citati da Ecolight, nel nostro Paese solo un telefono su sei viene avviato correttamente al riciclo quando smette di funzionare o viene sostituito. Un numero basso, soprattutto se messo accanto alla quantità di dispositivi in circolazione: in Italia gli smartphone attivi o conservati sono oltre 46 milioni, mentre nel 2024, nel mondo, ne sono stati venduti circa 1,5 miliardi. Cifre enormi, che dicono molto su quanto si sia accorciata la vita percepita della tecnologia.
Nel 2023, in Italia, la raccolta dei rifiuti elettronici ha raggiunto circa 349 mila tonnellate. Nel 2024, per la categoria R4 — quella che comprende piccoli elettrodomestici, elettronica di consumo e apparecchi simili — la raccolta ha superato le 80 mila tonnellate, con un aumento di circa il 7,4% rispetto all’anno precedente. Un segnale positivo, ma ancora insufficiente. Dal 20 giugno, nell’Unione europea, è prevista l’introduzione dell’etichetta energetica anche per gli smartphone, pensata per rendere più chiari consumi, durata e riparabilità dei dispositivi. Ma alle regole dovrà affiancarsi anche un cambio di abitudini.
Dall’ecocentro al negozio: dove consegnare correttamente smartphone e accessori
Quando un telefono non serve più, la soluzione più semplice è portarlo in un centro di raccolta Raee o in un’isola ecologica comunale. In Italia, secondo le informazioni diffuse dagli operatori del settore, ci sono circa 4.500 ecocentri che raccolgono anche rifiuti elettronici. Non sempre sono vicinissimi, soprattutto nei piccoli Comuni, ma di solito il punto di conferimento più comodo è indicato sui siti delle amministrazioni locali o dei gestori ambientali. Negli stessi luoghi si possono consegnare anche caricabatterie, cavi, auricolari e accessori non più utilizzabili.
C’è poi la strada dei negozi. I punti vendita con una superficie dedicata alle apparecchiature elettriche ed elettroniche di almeno 400 metri quadrati devono ritirare gratis i piccoli dispositivi, come gli smartphone, anche se non si compra nulla: è il principio dell’“Uno contro Zero”. Se invece si acquista un nuovo telefono, vale l’“Uno contro Uno”: il vecchio apparecchio può essere consegnato al rivenditore al momento dell’acquisto, senza costi aggiuntivi. La stessa regola vale anche per gli acquisti online, secondo le modalità indicate dal venditore.
Batterie, ritiro gratuito e sanzioni: le regole da conoscere prima di buttare un dispositivo
Prima di disfarsi di un dispositivo, quando è possibile, bisogna rimuovere la batteria e portarla negli appositi contenitori, spesso presenti nei supermercati, nei negozi di elettronica, negli uffici comunali o nelle isole ecologiche. Le batterie non vanno mai buttate nei rifiuti comuni: possono contenere sostanze da trattare con attenzione e, se danneggiate o disperse, rappresentano un rischio per l’ambiente. Nei telefoni più recenti, però, toglierle non è sempre facile. In questi casi è meglio consegnare l’intero apparecchio ai canali autorizzati.
La regola di base resta una: i vecchi smartphone non devono finire nel sacco dell’indifferenziata. L’abbandono dei rifiuti e lo smaltimento scorretto possono portare a sanzioni, oltre a far perdere materiali ancora utili. “Basta poco, ma bisogna farlo nel modo giusto”, ha ricordato più volte il settore del riciclo dei Raee. Svuotare un cassetto e consegnare un telefono spento sembra un gesto minimo. Ma, moltiplicato per milioni di dispositivi, può fare davvero la differenza nella gestione delle risorse.