L'elettrodomestico "invisibile" che consuma fino a 470 euro all'anno di elettricità

Il termo elettrico è uno di quegli apparecchi che si notano poco, finché non arriva la bolletta della luce.
Il termo elettrico è uno di quegli apparecchi che si notano poco, finché non arriva la bolletta della luce.
L'elettrodomestico

Resta lì, spesso in silenzio, e continua a lavorare anche quando nessuno apre l’acqua calda. Nel 2026 questo consumo “invisibile” pesa soprattutto nelle case in cui il termo è l’unico sistema per produrre acqua calda sanitaria.

A differenza di una lavatrice, di un forno o di altri elettrodomestici che consumano solo quando vengono usati, il termo elettrico ha un compito continuo: tenere calda l’acqua nel serbatoio. Appena il sensore interno registra un calo di temperatura, anche piccolo, la resistenza riparte e riporta l’acqua al livello impostato. Può succedere più volte al giorno. Anche se in casa nessuno ha toccato un rubinetto.

Secondo i dati richiamati dall’Istituto per la Diversificazione e il Risparmio dell’Energia spagnolo, l’acqua calda sanitaria può arrivare a pesare fino al 7,5% dei consumi elettrici di una famiglia. La percentuale aumenta nelle abitazioni senza caldaia a gas, pompa di calore o sistemi più efficienti. Il problema, spiegano gli esperti, è che questo consumo non si vede: niente rumore, nessun ciclo evidente, solo una resistenza che si accende quando l’acqua si raffredda.

Quanto pesa in bolletta: dai 30 ai 100 litri, i consumi cambiano molto

Il costo del termo elettrico in bolletta dipende da diversi fattori: capacità del serbatoio, isolamento, classe energetica dell’apparecchio e abitudini di chi vive in casa. Le stime riportate da idealista/news parlano di una forbice ampia, tra 400 e 3.000 kWh all’anno. Il motivo è semplice: un piccolo termo usato da una sola persona non consuma come un serbatoio da 100 litri in una casa abitata da una famiglia.

Scaldabagno elettrico a parete con spia rossa accesa sopra lavatrice e rubinetto, in angolo bagno con finestra

Uno scaldabagno elettrico a parete con spia accesa, simbolo dei consumi silenziosi che fanno aumentare la bolletta della luce.

Un termo da 30 litri, di solito adatto a una persona sola, può costare circa 150 euro l’anno. Un modello da 80 litri, spesso scelto per nuclei di tre o quattro persone, può arrivare vicino ai 370 euro annui. Con un serbatoio da 100 litri, più comune nelle abitazioni familiari, la spesa può salire fino a circa 470 euro l’anno, a seconda della tariffa elettrica e dell’uso quotidiano.

C’è poi un aspetto che molti scoprono solo leggendo la scheda tecnica: anche senza usare acqua calda, le dispersioni termiche possono consumare tra 1 e 2 kWh ogni 24 ore. È energia che serve solo a mantenere calda l’acqua nel deposito. Giorno dopo giorno. Anche quando la casa resta vuota per un fine settimana.

Gli errori di installazione che fanno crescere il costo dell’elettricità

Non tutti i termi elettrici consumano allo stesso modo. E spesso la differenza nasce già al momento dell’installazione. Un serbatoio troppo grande rispetto alle esigenze della casa scalda acqua che poi non viene usata. Uno troppo piccolo, al contrario, tende a riaccendersi di continuo, soprattutto nelle ore in cui più persone fanno la doccia una dopo l’altra.

Scaldabagno elettrico a parete sopra un lavandino, con tubi a vista e bolletta della luce sfocata in primo piano

Uno scaldabagno elettrico domestico con una bolletta in primo piano richiama i consumi “invisibili” che incidono sulla spesa elettrica.

Conta molto anche la temperatura impostata. Tenerla troppo alta significa costringere la resistenza a lavorare di più per mantenere il calore, con un consumo che aumenta grado dopo grado. In molte abitazioni, una regolazione tra 55 e 60 gradi è considerata sufficiente per le necessità di tutti i giorni, senza sprecare energia e senza far lavorare troppo l’apparecchio.

Poi ci sono i tubi, spesso trascurati. Se il percorso tra il termo elettrico e il rubinetto è lungo, oppure se le tubazioni non sono isolate, l’acqua perde calore prima di arrivare. Il risultato è prevedibile: si lascia scorrere più acqua, il serbatoio si svuota prima e la resistenza riparte. Sembra un dettaglio tecnico, ma sulla bolletta della luce può farsi sentire.

Cosa controllare in casa, e prima di comprare o affittare

Chi ha già un termo elettrico in casa può partire da verifiche semplici: controllare la temperatura impostata, programmare una manutenzione periodica e far rimuovere il calcare quando serve. La calce accumulata sulla resistenza riduce il rendimento e obbliga l’apparecchio a consumare più energia per scaldare la stessa quantità d’acqua. “A volte basta una regolazione corretta per vedere la differenza”, spiegano spesso i tecnici chiamati per i controlli domestici.

Anche le abitudini fanno la loro parte. Docce più brevi, uso moderato della vasca e riduttori di flusso sui rubinetti possono ridurre il consumo di acqua calda sanitaria senza cambiare impianto. Sono interventi poco appariscenti, ma ripetuti ogni giorno finiscono per pesare.

Il tema diventa ancora più importante quando si valuta l’acquisto o l’affitto di una casa. Il sistema che produce acqua calda incide sul certificato di efficienza energetica e sui costi mensili dell’abitazione, non solo sul comfort. Prima di firmare, conviene chiedere che tipo di impianto è installato, quanti litri ha il serbatoio, in che condizioni si trova e se ci sono alternative come aerotermia, pompe di calore o termo termodinamico. Perché il termo, anche quando sembra spento, spesso sta già consumando.

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